Barton Fink – Ethan e Joel Coen

Barton Fink (John Turturro) è un autore teatrale Newyorkese degli anni ’40 che, avendo riscosso un grande successo con la sua ultima piéce sulla gente comune, viene chiamato a sceneggiare un film sulla vita di un wrestler da una compagnia cinematografica hollywoodiana. Si trasferisce quindi a Los Angeles e si stabilisce in un cesso di albergo umido e schifoso dove poter lavorare all’opera che gli è stata commissionata. Qui fa amicizia con il suo vicino di stanza, Charlie Meadows (John Goodman), un chiassoso agente assicurativo che andrà a fargli visita ogni volta che si trova ad un passo dall’avere l’ispirazione interrompendone il processo creativo. Avendo il blocco dello scrittore decide di chiedere consiglio allo famoso autore William Philip Mayhew (John Mahoney) conosciuto per caso nei bagni di un locale mentre questi era intento a vomitare anche l’anima dopo aver fatto il pieno di “Lubrificante sociale”, come lo chiama lui, ma che non può essergli di nessun aiuto perché sempreBarton Fink    completamente ubriaco e in preda a violente crisi di rabbia e disperazione per l’incapacità di riuscire a scrivere. Barton scopre in seguito che gli ultimi due libri dell’uomo, e buona parte dei precedenti, erano stati scritti in realtà dalla sua compagna/segretaria Audrey Taylor (Judy Davis) che si offre di aiutarlo. I due vanno a letto insieme ma quando alla mattina Barton si sveglia trova Audrey al suo fianco morta in lago di sangue. Chiede allora aiuto a Charlie, che si sbarazza del cadavere e dopo se ne va per un breve periodo promettendo che sarebbe ritornato. Poco dopo la sua partenza Barton riceve la visita di due poliziotti che…

..se vi interessa andatevi a guardare il film.

Escluso lo stupendo “Il grande Lebowski“, non  sono mai stato un fan sfegatato dei Fratelli Coen pur avendone visto buona parte della filmografia. Ma con questo film mi sono ricreduto e la media di giudizio si è sollevata non poco. E’ veramente un film di notevole a livello contenutistico e di regia. E’ una critica su più fronti, o un’amara constatazione, dell’ambiente creativo in ambito di produzioni artistiche. Nessuno è esente dall’eviscerazione del disagio grottesco e del paradosso vitale dei personaggi. Lo stesso Barton Fink, geniale sceneggiatore, è totalmente avulso dalla stessa realtà che pretende di descrivere o di cui vuole essere partecipe. Si erge a cantore della “gente comune” e critica aspramente gli altri autori che “fanno tutto ciò che è in loro potere per isolarsi dalla gente comune, dal posto dove vivono, dal posto dove lavorano, dove lottano e amano e conversano e….così naturalmente il loro lavoro ne soffre e regredisce in vuoti formalismi e…sto di nuovo parlando a ruota libera ma per dirla nel tuo linguaggio il teatro diventa fasullo come un biglietto da tre imagesghdollari falso” senza rendersi conto di essere esattamente l’oggetto ideale di quella critica. Ogni volta che il suo vicino Charlie lo va a trovare, seppur come se venisse da Porlock (ho scoperto questa espressione di recente e mi piace usarla, Vedi Dirk Gently Agenzia Investigativa Olistica), no lo ascolta mai e lo interrompe sempre quando gli vuole parlare, nonostante lui sia un rappresentante della “gente comune” di cui vorrebbe raccontare e da cui potrebbere prendere spunto. Non lo ascolta, è troppo chiuso e trincerato nella sua presunzione di artista per vedere che la vita di cui vorrebbe parlare si trova davanti ai sui occhi.
La sua genialità emerge infatti quando brutalmente viene riportato alla realtà e scrive la sua opera migliore la quale però non viene ricosciuta tale dal becero mondo della cinematografia, per nulla interessato alla poesia e alla profondità della sua visione del mondo ma solo alla superficialità commerciale di un prodotto finito. Barton voleva donare qualcosa di bello ma non viene compreso. Il mondo del cinema ti lecca i piedi finché ti idealizza, ma alla prima delusione ti sbatte a terra e ti stritola tra le sue mani senza possibilità di fuga, perché sei totalmente suo ed è lui a decidere per il tuo destino. Il reale valore di uno scritto ha poca importanza di fronte alla costruzione programmatica di ciò che deve piacere o meno, di fronte alle vendite, al guadagno.

L’incomunicabilità regna tra tutti i personaggi.

Non c’è mai corrispondenza tra l’opera e l’autore perché il secondo è solo un tramite tra il pubblico e l’opera stessa. Mayhew (basato su William Faulkner) “sarà un grande scrittore ma è un figlio di puttana“, è un ubriacone molesto che “costruisce una diga di bottiglie” per far si che “quel letame non venga a bussare alla mia porta“. Non è nemmeno più in grado di scrivere e non è altro che una costruzione artificiosa nascosta agli occhi del pubblico. Della sua supposta grandezza non è rimasto nulla come scrittore e forse non c’è nemmeno mai stata come essere umano. Ma è Audrey a ricordarci che “per immedesimarsi bisogna capire“.

Il film è una lunga opera di disvelamento di luoghi comuni e sulla destrutturazioni di false credenze, stupenda e toccante, nella sua trasposizione della desolazione, a tratti grottesca, di un mondo insidioso, dove tutti i protagonisti, a ben vedere, sono soli con loro stessi.

Gli interpreti sono tutti eccezionali senza nessuna esclusione. John Turturro è perfetto nel suo isolamento, nella sua tristezza e disperazione, quanto nei momenti di rabbia, di passione creativa e di sgomento; tratteggia a tutto tondo un personaggio complesso calcandolo alla perfezione. John Goodman non è da meno, riempe lo schermo con la sua trabordante ed istrionica fisicità unita ad una galleria di espressioni che fanno emergere ogni sfumatura del personaggio. Si nota il fastidio sul suo volto ogni volta che viene interrotto da Barton, leggerovlcsnap-2011-03-03-14h08m09s244 e impercettibile ma pieno di significato. Da segnalare, tra i personaggi secondari, Steve Buscemi nei panni del portinaio Chet e Tony Shalhoub (l’indimenticabile investigatore ossessivo compulsivo protagonista della serie Detective Monk, da noi passata inosservata [forse per la repulsione a guardare Rete 4] ma decisamente interessante) che interpreta un cinico produttore .

Piccola curiosità. Questo film viene citato nell’episodio “Fratello dello stesso pianeta” nella IV stagione dei Simpson. Dopo una partita di calcio (mi pare) vanno tutti a guardare un film vietato ai minori mentre Bart rimane ad aspettare Homer al campo, e il film in questione è appunto Barton Fink.

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Un’inquadratuta molto alla Shining, di un momento molto alla Shining..

Dopo “Il grande Lebowski” uno dei migliori Fratelli Coen, drammatico, spiazzante e Intenso.

Giudizio in minuti di sonno. Neanche un minuto.

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