1984 – George Orwell

Nell’anno futuro 1984 la terra è suddivisa in tre super potenze perennemente in guerra tra di loro : Oceania, Eurasia ed Estasia. Winston Smith vive in Gran Bretagna, che territorialmente fa parte della prima potenza, e lavora per il partito di governo, il SocIng (Socialismo Inglese), con l’incarico di correggere la storia e le notizie in modo da far apparire l’autorià come un ente infallibile e di rielaborare ogni tipo di scritto affinché sia aderente ai frequenti mutamenti di realtà e a quanto dichiarato dalle alte cariche. La società in cui vive Winston è assoggettata al totalitarismo del partito che controlla ogni tipo di attività svolta dalle persone mediante schermi e microfoni di cui è disseminato tutto il territorio. Le persone non hanno nessun contatto intimo neanche di tipo sessuale (se non a fini di procreazione) e vengono educate a dubitare e spiare tutti perché chiunque può essere un detrattore del Grande Fratello, ovvero l’autorità suprema, e può macchiarsi 1984-george-orwell_0di psicoreato (pensiero indipendente all’incirca) alla cui prevenzione è incaricato un organo chiamato Psicopolizia. In Gran Bretagna vige il Bipensiero che è l’unica forma tollerata di pensiero il quale sostanzialmente consiste nell’accettazione di quanto il partito sostiene anche qualora dicesse qualcosa in netto contrasto con la propria percezione. Concetti agli antipodi possono convivere insieme e vanno accettati con fede (“La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza“).

Winston è stato da sempre costretto a nascondere tutti i suoi dubbi a proposito della veridicità di quanto dice il partito e sulla sua infallibilità. Chiunque può essere una spia e quindi coltiva in segreto le sue remore cercando di mantenere la direzione della verità sopra un diario che custodisce gelosamente. La sua vità si intersecherà con Julia che in apparenza è un’accanita sostenitrice del partito ma che in realtà ne dissimula il disprezzo perché “se si osservavano le piccole regole, si potevano infrangere quelle grandi“. Inizieranno una relazione travolgente che tuttavia li porterà nelle mani della Psicopolizia e alla manipolazione della loro persona in maniera irrimediabile.

Finalmente sono riuscito a leggerlo.

La curiosità mi era venuta dopo aver letto una ventina di anni fa una parodia su Topolino (sono andato a cercare, era “Zio Paperone e il Grande Papero” del 1992)hr.php e aver scoperto da mio padre che in realtà era un libro (avevo sopravvalutato i creatori di Topolino, ricordo ancora la copertina della copia che mi mostrò, era blu e con un occhio disegnato. E questo a riprova del fatto che il mio cervello è pieno di informazioni inutili). Finalmente ci sono riuscito e sinceramente mi ha deluso un poco rispetto a quelle che erano le mie aspettative, forse un po’ troppo alte.

Lo stile è assolutamente molto chiaro, leggibile e cattura l’attenzione dalle prime pagine. L’ho trovato tuttavia anche molto impersonale e anonimo a livello di scrittura perché in realtà la sua forza sta non nella penna ma nell’originalità della storia che racconta e nell’idea di una società totalizzante e dispotica che controlla ogni singolo aspetto della vita dei cittadini, mantenendoli in uno stato di sudditanza e mancanza di informazione piuttosto che di pensiero (qualcosa a cui forse siamo abituati e che non ci risulta poi così nuovo).

Siamo di fronte all’emblema della distopia ( società indesiderata in ogni suo lato) e dell’antitotalitarismo. Orwell inizia infatti la stesura di “1984″ nel ’46 (e che termina durante la sua permanenza nell’isola di Jura [un buco del cazzo vicino alla Scozia in cui non c’è niente a parte 170 abitanti, un albergo e la distilleria di un ottimo Whisky, lo Jura appunto] fino alla morte) quando in Europa era fresca la ferita delle dittature, alcune cadute (Fascismo e Nazismo) e altre che proseguiranno ancora per qualche anno (Franchismo e Stalinismo) e sviscera le estreme conseguenze angosciose di uno stato che abbia il completo dominio sulle persone e soprattutto sull’importanza della storia (“Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.“) e ponendo l’accento su come il controllo e il potere possano preservarsi non per via dei passaggio di consegne tra eredi ma monopolizzando il pensiero stesso delle persone mediante l’adesione coatta a comportamenti condivisi (“L’essenza del governo oligarchico non è l’eredità che passa di padre in figlio, ma la persistenza di una determinata visione del mondo e di un determinato modello di vita, che i morti impongono ai vivi.“). L’estremizzazione del controllo portata all’eccesso conduce al condizionamento della realtà al punto da far si che le persone credano a qualunque cosa dica il partito e quindi ad accettare acriticamente e senza remore come verità assoluta che due più due faccia cinque (“Se si desidera governare e si vuole continuare a farlo, si deve avere la capacità di condizionare il senso di realtà.”). L’inganno deve essere totale e simultaneo da entrambe le parti, come constata Winston quando dice “Se lui pensa di potersi sollevare in volo e contemporaneamente io penso di vederglielo fare, allora questa cosa accade.” (Rincoglionimento a due simultaneo). Ovviamente le sue riflessioni sono rivolte anche al mantenimento del privilegio e quindi delle classi “alte” che, se vogliono rimanere tali, devono fare in modo che tutti abbiano comunque qualcosa da perdere (“Il benessere e il privilegio si difendono meglio quando sono un bene comune.”) concetto espresso in tempi più recenti anche da Bauman (Vedi “Tempo Vischioso“).

La lezione di Orwell è precisa e lineare per quanto riguarda i pericoli di una società totalitarista, una visione ansiogena ed angosciante, ma la sensazione durante la lettura è un po’ quella che non ci dica in realtà nulla di nuovo o che già non conoscessimo o potessimo sospettare da soli.

Ma è qui che subentra il genio che già aveva previsto la potenziale reazione e infatti quando Winston legge il libro che doveva aprirgli la mente (come il lettore legge 1984 con aspettative simili [e quindi sospetto che Orwell si rivolgesse proprio a noi nella citazione che segue]) ad un certo punto ci dice che

I libri migliori sono quelli che vi dicono quello che sapete già.

(Frase che mi fa pensare anche quanto nella realtà ci sia selezione a monte nell’informazione nel senso che cerchiamo conferme a quello che già pensiamo e di conseguenza quello che ci dà ragione è per forza buono [Es. la persona di sinistra che legge giornali di sinistra e quella di destra che legge giornali di destra])

Geniale, mi hai fregato.

N. B. Nel testo ho evidenziato alcune citazioni che ho letto con i miei occhi e che quindi sono in grado di rintracciare. Pensavo di trovarne anche un’altra, pesantemente inflazionata sul web, ovvero : “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.”. In 1984 non appare da nessuna parte. Tuttavia l’ho sempre trovata attribuita a lui e mi sono chiesto in quale opera fosse. Non so se mai la troverò (da qualche parte ho letto che dovrebbe essere contenuta in “La fattoria degli animali“) perché tale Barry Popik sostiene che quella citazione non appaia in nessuna delle opere di Orwell.

http://www.barrypopik.com/index.php/new_york_city/entry/in_a_time_of_universal_deceit_telling_the_truth_is_a_revolutionary_act/

Boh.

Rimarrò col dubbio.

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6 thoughts on “1984 – George Orwell

  1. Bel post, davvero. Mi hai fatto venire in mente Jules Verne ne “Parigi nel XX secolo” dove si vede una società futura in cui non v’è più spazio per alcuna forma d’arte poiché il solo fine utile è di tipo produttivo. Scritto nel 1863 e lasciato in un cassetto per altri 20 anni! Certi autori hanno una visione futuristica talmente chiara che pare sappiano viaggiare nel tempo.

  2. Stavo compiendo una ricerca su suddetta frase attribuita a George Orwell e Google mi ha portato qui. Complimenti per la recensione, molto personale e franca, e per questo interessante.

    Ho apprezzato molto anche io quel fumetto Disney la prima volta che lo lessi su Topolino nel 1992. Conoscevo però già Orwell, grazie al cartone animato de “La fattoria degli animali” del 1954, trasmesso in televisione in occasione del crollo del regime di Ceauşescu in Romania nel dicembre 1989, un mese dopo la caduta del Muro di Berlino. Ero in prima elementare all’epoca, e la nostra maestra di Italiano fu abile e sensibile nel spiegarci il significato di questi fatti storici, di cui noi bambini chiedevamo costantemente il senso (il che dimostra che anche i più piccoli sono in grado di capire tutto, se spiegato con pazienza, nonostante quello che pensi la gente comune quando, per un male interpretato senso di protezione, nasconde le cose ai bambini… Rendendoli solo più smarriti, e forse degli adulti che in futuro non si interesseranno a nulla). Perciò conoscevo già a grandi linee Orwell quando lessi quel fumetto Disney (del tipo “educativo” e non banale che non viene più ahimè proposto oggigiorno) sebbene il libro lo lessi molti anni dopo.

    Vorrei muovere un’appunto sulla narrazione impersonale: credo sia ricercata da Eric Arthur Blair, anche per aggiungere maggior spietatezza ed evitare commenti morali che potrebbero influenzare il giudizio del lettore anziché aiutarlo a formarsene uno. Del resto questo è anche il motivo per cui la frase “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” non sarebbe mai potuta essere di George Orwell. Questo non è il senso di 1984, come erroneamente crede qualcuno. La popolazione di Oceania, come ben mostrato in varie situazioni del libro, è ben allenata non a credere alle bugie, bensì ad avere un doppio pensiero, positivo e negativo assieme. Verità e menzogna non contano per il Partito, quel che conta è solo la loro accettazione. Per questo anche la presunta verità contenuta nel libro di Goldstein è ininfluente, e racconta “cose che si sanno già” [questa, secondo me, la chiave di lettura. Non la ricerca di letture che confermino le nostre opinioni, dato che la popolazione in 1984 non ha opinioni, se non duplici] e per giunta, come si scoprirà dopo, persino forgiate dallo stesso Partito (il “libro” è stato scritto da una speciale commissione cui anche O’Brian ha preso parte). In definitiva, qual’è la verità in 1984? Non si sa, la versione ufficiale cambia talmente tante volte che la gente non è nemmeno sicura dell’anno in cui vive. La verità sicuramente c’è, ma non c’è modo di saperla e a nessuno interessa veramente, per la maniera in cui tutti sono addestrati come cavalli ad amare Fratello Maggiore e ad odiare Emmanuel Goldstein. Due incarnazioni del bene e del male che potrebbero tranquillamente essere state ideate ex novo dal partito per sopperire a questa funzione (infatti Winston ricorda vagamente che i leader della “rivoluzione” fossero altri, poi cancellati dal revisionismo storico del Partito). Quindi penso che la citazione attribuita ad Orwell e che ormai troviamo in tutti i siti cospirazionisti (e anche citata da esponenti politici) funzionerebbe di più se scritta così: «nel tempo dell’inganno universale, chi ti dice la verità, ammesso che lo sia, potrebbe farlo per ingannarti». Del resto la verità, o presunta tale (non dimentichiamo che il libro di Goldstein è stato scritto appositamente dal Partito), in un sistema di potere perfetto ed inattaccabile come quello di Oceania è così ininfluente nel minare l’apparato statale da essere utilizzata come esca per trovare potenziali oppositori da rieducare.

  3. Stavo compiendo una ricerca su suddetta frase attribuita a George Orwell e Google mi ha portato qui. Complimenti per la recensione, molto personale e franca, e per questo interessante.

    Ho apprezzato molto anche io quel fumetto Disney la prima volta che lo lessi su Topolino nel 1992. Conoscevo però già Orwell, grazie al cartone animato de “La fattoria degli animali” del 1954, trasmesso in televisione in occasione del crollo del regime di Ceauşescu in Romania nel dicembre 1989, un mese dopo la caduta del Muro di Berlino. Ero in prima elementare all’epoca, e la nostra maestra di Italiano fu abile e sensibile nel spiegarci il significato di questi fatti storici, di cui noi bambini chiedevamo costantemente il senso (il che dimostra che anche i più piccoli sono in grado di capire tutto, se spiegato con pazienza, nonostante quello che pensi la gente comune quando, per un male interpretato senso di protezione, nasconde le cose ai bambini… Rendendoli solo più smarriti, e forse degli adulti che in futuro non si interesseranno a nulla). Perciò conoscevo già a grandi linee Orwell quando lessi quel fumetto Disney (del tipo “educativo” e non banale che non viene più ahimè proposto oggigiorno) sebbene il libro lo lessi molti anni dopo.

    Vorrei muovere un’appunto sulla narrazione impersonale: credo sia ricercata da Eric Arthur Blair, anche per aggiungere maggior spietatezza ed evitare commenti morali che potrebbero influenzare il giudizio del lettore anziché aiutarlo a formarsene uno. Del resto questo è anche il motivo per cui la frase “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” non sarebbe mai potuta essere di George Orwell. Questo non è il senso di 1984, come erroneamente crede qualcuno. La popolazione di Oceania, come ben mostrato in varie situazioni del libro, è ben allenata non a credere alle bugie, bensì ad avere un doppio pensiero, positivo e negativo assieme. Verità e menzogna non contano per il Partito, quel che conta è solo la loro accettazione. Per questo anche la presunta verità contenuta nel libro di Goldstein è ininfluente, e racconta “cose che si sanno già” [questa, secondo me, la chiave di lettura. Non la ricerca di letture che confermino le nostre opinioni, dato che la popolazione in 1984 non ha opinioni, se non duplici] e per giunta, come si scoprirà dopo, persino forgiate dallo stesso Partito (il “libro” è stato scritto da una speciale commissione cui anche O’Brian ha preso parte). In definitiva, qual’è la verità in 1984? Non si sa, la versione ufficiale cambia talmente tante volte che la gente non è nemmeno sicura dell’anno in cui vive. La verità sicuramente c’è, ma non c’è modo di saperla e a nessuno interessa veramente, per la maniera in cui tutti sono addestrati come cavalli ad amare Fratello Maggiore e ad odiare Emmanuel Goldstein. Due incarnazioni del bene e del male che potrebbero tranquillamente essere state ideate ex novo dal partito [infatti Winston ricorda vagamente che i leader della “rivoluzione” fossero altri, poi cancellati dal revisionismo storico del Partito]. Quindi penso che la citazione attribuita ad Orwell e che ormai troviamo in tutti i siti cospirazionisti (e anche citata da esponenti politici) funzionerebbe di più se scritta così: «nel tempo dell’inganno universale, chi ti dice la verità, ammesso che lo sia, potrebbe farlo per ingannarti». Del resto la verità, o presunta tale (non dimentichiamo che il libro di Goldstein è stato scritto appositamente dal Partito), in un sistema di potere perfetto ed inattaccabile come quello di Oceania è così ininfluente nel minare l’apparato statale da essere utilizzata come esca per trovare potenziali oppositori da rieducare.

    • Intanto ti ringrazio per il commento altrettanto interessante e per esserti fermato da queste parti.
      Dunque, per quanto riguarda la narrazione impersonale, che evidentemente hai riscontrato anche tu, in questo post non ne faccio una nota di demerito ma solo una constatazione stilistica che non toglie valore allo scritto e rimane come dato di fatto a prescindere dalla ponderatezza o meno. Molto banalmente, a confronto con altri scrittori, l’ho trovato poco caratterizzato e anonimo e rientriamo nel gusto personale. Un modo di narrare che (andando a memoria) non trovo molto diverso da Ray Bradbury per rimanere più o meno sul ramo. Infatti, per me, il valore di 1984 non sta nel modo di scrivere di Orwell/Blair ma nella trama e nell’idea che sviluppa in esso, specialmente se lo paragoni ad altri “grandi” capaci di incantare il lettore con la loro prosa. Wilde, Hugo, Potok, Salinger tanto per dirne alcuni che mi hanno affascinato (ma qui siamo sul gusto personale).
      “La ricerca di letture che confermino le nostre opinioni” infatti non è assolutamente la chiave di lettura del libro ma una mia riflessione personale (che solitamente in questo blog metto tra parentesi per separare dal resto del testo come fossero pensieri pop out a flusso libero) che fa riferimento esclusivamente alla frase “I libri migliori sono quelli che vi dicono quello che sapete già.” presa da sola. Ed è proprio a quello che mi ha fatto pensare nel contesto dell’informazione o della lettura selettiva a monte in base alle idee delle persone. Tendenzialmente chi è di destra troverà migliore un libro della Fallaci piuttosto che i Diari in Bolivia (e viceversa per uno di sinistra) perché confermano quello che già si pensa. E questo è un dato di fatto in psicologia di cui questa frase estrapolata per me è l’emblema. Non solo, in questo post l’ho usata per giocare a rispondere ironicamente alle mie impressioni della frase “la sensazione durante la lettura è un po’ quella che non ci dica in realtà nulla di nuovo o che già non conoscessimo o potessimo sospettare da soli.” e infatti concludo “Geniale, mi hai fregato.”
      Per quanto riguarda la citazione presunta la tua rielaborazione è interessante e calzante ma il punto per me è il fastidio legato al sentire spesso citazioni a caso senza fonte e senza un autore chiaro ma usando qualcuno dal nome famoso solo per conferirvi autorevolezza (appunto come spesso fanno i siti cospirazionistici).
      Grazie ancora.

Secondo me....

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