Come sono fantozziano

Qualcuno si definiva Dannunziano, io preferisco fantozziano.

Fantozzi non è solo sfigato, è vile, basso, meschino, patetico e come tale squisitamente italiano. Tutti abbiamo nel DNA la miseria morale di Fantozzi: servo con i potenti e prepotente con i deboli. Vessato, maltrattato da tutti, tragicomico in balia degli eventi, cialtrone, un concentrato dei peggior difetti che una persona possa avere in sé. Come si fa a non ridere alle sue vicende paradossali, come si fa a non deridere un uomo così patetico? Il destino e il mondo si accaniscono contro di lui, lo circondano e lo attanagliano senza scampo perché non potrà mai uscire dalla sua condizione. Non può fare nessuna forma di salto, non può ambire a nessun miglioramento. E’ lì, inchiodato ad una condizione di eterna sudditanza e servilismo.

Eppure Fantozzi non è realmente così.

Nelle persone reali credo che ci possa dire molto non tanto quella serie di comportamenti evidenti e ripetuti, coerenti con quella che pare essere la loro essenza esteriore, quanto quelle che a me piace chiamare “note che stonano” (e che cerco di mettere nei miei racconti). Sono tutta quella serie di atteggiamenti o di apparenze che in qualche modo non hanno nulla a che vedere (potenzialmente) con quello che ci aspettiamo da quella persona. Credo che queste piccole “incoerenze” dicano in realtà molto di più di qualunque comportamento ripetuto fino alla nausea. Sono quelle cose che semplicemente non ci aspettiamo, che esulano dallo stereotipo. Come venire a sapere che Tyson era un tipo introverso e picchiato da tutti (pare fosse realmente così: passava il tempo ad allevare piccioni da solo o deriso dai coetanei. Fino a quando il bullo del quartiere non ha avuto la malaugurata idea di staccare la testa al suo piccione preferito. Il resto è storia.). Per questo credo che, in realtà, siano questi dettagli sfuggenti a dirci realmente qualcosa delle persone. Tutto ciò che contraddice le nostre aspettative apre uno squarcio sulla verità e offre spunti diversi di interpretazione.

E questo mi riporta a Fantozzi. Il vero essere del ragioniere non è il patetismo, non solo almeno, ma una scelta. Fantozzi in realtà ha coraggio e dignità da vendere, ma si è adeguato al ruolo che gli viene “imposto” consapevole di essere sicuramente diverso ma di non poter fare altrimenti. Nella famosa partita di biliardo lui è un vero gigante. Dopo una serie di innumerevoli “coglionazzo” non riesce a sopportare di essere umiliato davanti alla moglie e qualcosa cambia (forse senza quello sguardo non sarebbe accaduto nulla) e si rivela per quello che realmente è: un gigante. Ribalta la situazione, dimostrando di essere superiore a tutti e di avere le capacità, di avere numeri e buone carte.

Questa è la nota che stona e quello è il vero Fantozzi.

Lui è quello che ha avuto il coraggio di fare qualcosa che nessuno aveva mai provato e di smascherare la mediocrità del suo capo e di tutti i suoi colleghi. Un eroico moto d’orgoglio di un piccolo ragioniere. Bisogna avere i coglioni per dare un simile colpo di coda in contemporanea alla consapevolezza che nulla potrà comunque cambiare. Tutti abbiamo un limite di sopportazione oltre il quale qualcosa si rompe (Tyson docet) e che ci permette di ristabilire quanto ci è stato tolto, a volte momentaneamente, a volte per più tempo. Questa è spesso l’essenza di noi italiani. Come i due soldati interpretati da Gassman e Sordi ne “La grande guerra”, due vigliacchi per tutto il tempo del film, eppure di fronte all’umiliazione gratuita ritrovano qualcosa che avevano, ma che più semplicemente ignoravano o non volevano vedere.

E’ questo che i prepotenti non capiscono. Di fronte ad una vittoria totale, infierire sul perdente o umiliarlo senza motivo può scatenare qualcosa di incontrollabile. Quando hai di fronte qualcuno che non ha nulla da perdere, non è possibile prevedere le sue reazioni, perché se può portarti a fondo è disposto a disintegrarsi pur di farlo. Hemingway diceva che “se un uomo ha avuto una cosa una volta, ne rimane sempre un poco.”

Fantozzi riesce anche ad avere dignità.

Quando porta la figlia a fare gli auguri ai capi della ditta viene fuori quanto sia infima la dirigenza di megadirettori che deridono una bambina e quanto sia grande lui, che dimostra la sua umanità, facendo vergognare quei ridicoli omuncoli semplicemente ribattendo con degli auguri. Forse avrei preferito che entrasse e li massacrasse tutti, ma certe reazioni sottili sono sicuramente più efficaci.

Forse.

Fantozzi non è un inetto, è solo una persona che sopporta e che non vuole o non può emergere nonostante abbia qualcosa di buono.

Siamo tutti fantozziani, ma sappiamo anche essere migliori di così. Tutti abbiamo capacità, basta solo prenderne consapevolezza.

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