Ero bambino

Parlare male dei viaggi su trenitalia riesce ad essere persino più facile che sparare sulla croce rossa.

In anni di università (e forse non solo in quelli) non ho collezionato altro che “ci scusiamo per il disagio” ma intanto dovevo comunque stare in stazione ad aspettare un treno perennemente in ritardo. Accetto le scuse Continua a leggere

Cosa rimane?

Ci sono momenti in cui vorrei semplicemente trasportarmi su di altro pianeta.

Su Marte magari. In un solo respiro trovarmi da un’altra parte, lontano, tirarmi semplicemente fuori dai giochi. Stare di fronte ad un mare rosso, da solo. Vorrei mettere una distanza enorme tra me e quelle contraddizioni insanabili con cui non riesco a venire a patti. Quel genere di pensiero che non ti fa capire da che parte stia la ragione, ammesso che esista e che qualcuno possa averla, perché alla fine dei conti tutte le parti un po’ si assomigliano.

E ti fanno schifo tutte.

Gli ideali non esistono. Sono, appunto, ideali. Stanno là Continua a leggere

#36#

A nemmeno pochi giorni dall’elezione di Trump appaiono i primi “lasciatelo lavorare“. Sapendo come era andata a finire con Berlusconi gli americani mettono già le mani avanti con le frasi fatte.

#33#

Prima di entrare sotto la doccia penso che “Se si vuole guadagnare tempo bisogna imparare a perderlo”.

Mi mette ansia solo l’idea e subito mi sembra un po’ una cazzata.

Ma una di quelle cazzate già sentite.

Infatti non è tanto diverso dal dire “Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte.

Certo che se a dirlo è Carlo Rovelli

Una luna di velina

Sono rincasato poco fa e mi sono messo a cenare.

Ho acceso la televisione per rompere il silenzio, per avere un sottofondo qualunque e mi sono ritrovato a fare zapping tra i canali senza riuscire a sopportare nulla di quello che vedevo per più di una manciata di secondi.

Facce inutili e prive di senso si alternavano ad ogni pressione del mio dito.

Si accennava un vago senso di Continua a leggere

Una lucciola guarda solo al passato

Sembra di arrancare al buio.

Lì, in mezzo alle tenebre pastose, annaspi cercando di afferrare una flebile lucciola che guizza in ogni direzione, lenta, molle, smarrita.

Nemmeno lei sa bene dove voglia andare.

Costretta, peraltro, ad illuminare quello che le sta dietro piuttosto che le sue mete.

Terribile, sapere di possedere una luce e non potervi accedere per rischiarare i propri passi.

Il suo destino, o forse la sua condanna, non è di illuminare la strada per sé ma fare da apripista a chi le sta dietro.

Sempre nella speranza che non venga la malaugurata idea di fermarla, solo per osservare sul palmo della mano quella piccola luce sfuggente.

O, peggio ancora, di schiacciarla nella foga di afferrarla.

E ritrovarsi di nuovo al buio.