Inside out – Pete Docter

Quando nasce la piccola Riley si materializzano successivamente insieme a lei cinque entità interiori che guideranno la sua vita da lì in avanti: le emozioni di Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia, le quali in base alla situazione prendono il comando nel quartier generale e direzionano la bambina attraverso la quotidianità. Ogni emozione riesce quindi a “conquistare” la sua parte di ricordi, alcuni dei quali a volte divengono ricordi base che vanno a costituire le fondamenta della struttura di personalità di Riley. Durante la crescita Gioia riesce semprelocandina-inside-out ad accaparrarsi il maggior numero di ricordi escludendo in tutti i modi Tristezza, spesso pure con dei mezzucci, almeno fino a quanto l’ormai undicenne Riley e la famiglia non devono traslocare e l’umore della ragazzina inizia ad essere messo a dura prova dalla nuova situazione per nulla facile. Come se non bastasse Gioia e Tristezza si ritrovano fuori dal quartier generale per errore e…da qui in poi è meglio guardare film.

Niente può ancora eguagliare Shrek nella personale classifica dei cartoni animati ma questo lungometraggio sicuramente conquista una posizione di indubbio rispetto. Animazione visivamente azzeccata e indimenticabile, una trama molto lineare e semplice (a tratti leggermente ripetiva) ma con trovate decisamente intelligenti e divertenti, costruite in maniera perfetta per comunicare abbastanza efficacemente con il “pubblico manifesto” a cui è rivolta, spiegando dinamiche piuttosto complesse, senza dimenticare anche il “pubblico images latente”, che si diverte di nascosto (ma nemmeno poi tanto di nascosto) per alcune trovate a suo uso e consumo esclusivo (e quindi un poco gigione se proprio vogliamo dirla tutta..). In alcune parti si ride di gusto (come pubblico lantente), in altre (sempre come pubblico latente) il magone è dietro l’angolo pronto ad aggrapparsi alla gola e in qualche caso può spingere a fare versi strani per nascondere un principio di commozione che, se tutto va bene, può anche essere scambiato per un rigurgito di cinismo e di insensibilità. Non so cosa sia peggio, dipende se si vuole sembrare lacrima facile o cinico bastardo. In alternativa c’è sempre l’opzione “non ho digerito bene e ho gli occhi lucidi per quello, la sai la storia della digestione dei coccodrilli, no?“..

Pete Docter ha un curriculum di tutto rispetto come sceneggiatore di Toy Story (1 e 2), imagesddWall-E, Monster e Co.  e Up di cui degli ultimi due si è pure occupato anche della regia, però nei confronti di questo film, a cui non mi sento di togliere nessun merito, sollevo solo qualche riserva sull’originalità perché ricorda molto (proprio molto), per alcune trovate ma più che altro l’idea in generale, un corto (peraltro molto divertente) intitolato “Brain Divided” di Josiah Haworth, Joon Shik    Song & Joon Soo Song, che si può facilmente trovare su youtube oppure cliccando sul titolo, pubblicato il 13 Agosto 2013….

Un film da vedere, toccante e piacevole, che tuttavia lascia con la vaghissima sensazione che si poteva fare qualcosa in più ma anche con la consapevolezza che comunque va bene così.

Giudizio in minuti di sonno : La visione cade a Sette Mesi esatti da imagesssquella Mortdecai (che è pure l’altra volta in cui sono stato al cinema quest’anno mi pare [ah no, c’è stata anche La regola del gioco e Birdman, che comunque sono vergognosamente poche]) non ho dormito nemmeno un minuto ma, non so se a causa della visione del film, all’uscita del cinema incontro una coppia smarrita che non riesce a trovare la macchina nel parcheggio e gira a vuoto. Me la rido sotto i baffi ma nemmeno troppo perché in quello stesso giorno mi ero letteralmente perso dentro ad un ospedale impiegando venti minuti prima di trovare l’uscita quindi avevo poco da ridere.

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4 thoughts on “Inside out – Pete Docter

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