Da “Blade Runner” a “Blade Gunner”

Il sottotitolo trito e ritrito avrebbe potuto essere “parabola discendente di un grande campione dello sport” oppure “caduta di un mito” o chissà quale altra frase sentita fino alla nausea ma voglio risparmiarlo, più che altro a me stesso perché detesto le frasi fatte.

Il cattivo gusto del titolo lo devo al “The citizen“, sentiti complimenti, veramente.

Oscar Pistorius è evidentemente colpevole, resta solo da capire se l’uccisione della sua fidanzata Reeva Steenkamp sia stata un incidente o intenzionale.

Sarà la giustizia Sudafricana a deciderlo.

Tuttavia l’incoerenza delle opinioni che emergono su questo atleta che fino a poco tempo fa era sulla bocca di tutti osannato come simbolo profondamente positivo, un esempio da seguire, non possono passare inosservate.

Ad ascoltare quanto si dice nei telegiornali e sui quotidiani non emerge un ritratto poi così chiaro. Viene definito come un geloso, collezionista di armi, avezzo a comportamenti aggressivi, privo di umiltà; un paranoico, una doppia personalità, un bipolare. E’ scattata la gara per raccontare un qualunque episodio in cui emergesse un sentore, un difetto, in questo (ex) campione che facesse presagire questa tragedia ( “Aveva scritto al produttore del reality a cui stava partecipando la sua fidanzata <<Ti spezzo le gambe>>”, “Beveva, ogni tanto, in vacanza”, “Aveva una paura ossessiva e paranoica dei ladri”) , lo si vuole far scendere dal piedistallo in cui era stato posto (in sostanza sta avvendo l’esatto contrario di quello che succede quando si scopre che il tranquillo vicino di casa era in realtà un serial killer, in cui le persone, viceversa, si sforzano di trovare bagliori di normalità in mostri indicibili [“salutava sempre”, “era così gentile”.]).

Dall’alta parte si trovano testimonianze in antitesi ( Vedi Repubblica del 15 Febbraio “Una vita oltre i limiti l’insospettabile Oscar da eroe globale a killer“, di Emanuela Audisio) in cui emerge un ragazzo che sorprendeva con il sorriso e con la sua calma, che non avrebbe calpestato una formica anche se non si sottraeva a prove fisiche, affabile, educato, che concedeva tempo ai fan mentre la maggior parte dei campioni nemmeno li degna di uno sguardo, sapeva incassare i no dello sport quando non riusciva a con i modi legali e dialettici, non ostentava il suo handicap, non elencava i sacrifici e le privazioni che aveva dovuto sopportare per ottenere dei risultati.

Era l’Oscar Pistorius che aveva detto “Se non sai sorridere ad uno sconosciuto, anche se hai vinto tutto, non vali niente.

Ma allora chi era veramente?

Entrambi, nessuno, uno solo dei due?

Forse non è importante chi fosse o cosa facesse, sappiamo chi è ora: un uomo che ha sparato, un colpevole in ogni caso.

Basta.

Il resto è solo rumore senza importanza.

Serve solo a fare pettegolezzo e spettacolo.

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One thought on “Da “Blade Runner” a “Blade Gunner”

  1. Il dato di fatto rimane orribile e deprecabile, nulla da dire, ma veramente non vale la pena di capire qualcosa dietro il fatto, la persona? Sarebbe come non voler distinguere tra due quadri, uno frutto di anni di studio e di un lavoro ragionato e l’altro figlio del caso, e classificarli entrambi come opere d’arte da esporre al MoMA.

Secondo me....

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