La sottile linea rossa – Terrence Malick

Il soldato Witt (Jim Caviezel) ha disertato per riparare tra gli indigeni ma viene recuperato dal sergente Welsh (Sean Penn) che lo riporta nei ranghi della compagnia Charlie poco prima di una furiosa battaglia contro i giapponesi a Guadalcanal, durante la Seconda Guerra Mondiale. Sul campo a dirigere le operazioni per la presa di una collina strategica presidiata da un bunker c’è   il capitano Staros (Elias Koteas) obbligato a rispondere direttamente ai miopi comandi dettati nelle retrovie dall’ambizioso colonnello Tall (Nick Nolte) mentre..e da qui in poi è meglio guardare il film.

Pellicola di guerra unica nel suo genere che, nonostante le tre ore e la lentezza contemindexeplativa, riesce a non essere una totale rottura di coglioni come avrebbe potuto essere se fosse finita nelle mani sbagliate. Invece se Malick impiega anni per fare i suoi film non è solo perché dotato di una precisione ossessiva e di una cura del dettaglio ai limiti del malato (dicono) ma anche perché è maledettamente bravo. Tenere in piedi un film di tale durata con una trama ridotta al minimo e mantendo un alto profilo tematico ed estetico è veramente un’impresa non indifferente e merita tutti i riconoscimenti del caso che,  a suo tempo, arrivarono nella forma di un Orso d’oro al Festival del Cinema di Berlino nel 1999. Nonostante le sette nomination non portò però a casa neanche un Oscar (al contrario di Salvate il soldato Ryan, altro film di guerra in concorso) perché Shakespeare in Love fece incetta di premi.

Ma, diciamolo, quell’anno il vero evento fu un altro.

Decisamente un film come se ne sono visti pochi nel genere. Intanto per la scelta molto efficace di mettere i pensieri dei vari personaggi in sottofondo, ottenendo un effetto di vicinanza umana (quando possibile) con i protagonisti e trasportando in una dimensione che trascende il vissuto e porta ad una visione estremamente più profonda della pellicola, ilimagese cui tema non è la guerra in sé ma la vita. Queste riflessioni, che è quasi come se venissero messe in (o provenissero da) una sorta di inconscio collettivo, riportano ad un piano esistenziale che travalica la realtà fino ad attingere ad un livello universale. La guerra non è solo atroce per la sua violenza ma anche perché snatura l’uomo i cui pensieri sono naturalmente, spesso, più alti e profondi. C’è tutta un’emotività inascoltata a cui può attingere solo lo spettatore e che non contrasta esclusivamente con l’agito sanguinolento dei suoi protagonisti, ma anche con la meravigliosità della natura circostante in cui tutto procede con indifferenza. In essa è racchiusa una straordinaria bellezza che l’uomo non riesce a cogliere poiché esteriormente ha perso la propria e l’ha relegata al suo solo spazio interiore.

Detto così sembra una pippa filosofica senza fine, invece scorrono fiumi di sangue come nelle migliori tradizioni di guerra anche se per i primi 40 minuti non viene sparato un solo proiettile. Ovviamente, sulla stessa linea, non manca nemmeno il solito ufficiale ottuso che manda al macello i suoi uomini per ottenere prestigio e quello che vi si oppone, ma neimagessassuno, per ora, può sostituire il confronto dei due soldati di Uomini Contro. Il tempo è come se fosse sospeso e lo spazio non identificabile, fatto solo di erba alta come potrebbe essere quella di un campo in campagna e non necessariamente quella di un’isoletta dell’Oceano Pacifico. Il nemico è nascosto, invisibile e letale ma una volta ridotta la distanza non si rivela diverso dai membri della compagnia Charlie, gli uomini sono sempre uomini dietro qualunque barricata, sono i ruoli a crearne un’apparenza, ora di vittima o di carnefice, in base a continui ribaltamenti dello stato di potere. Ed è proprio in base a questa situazione che la ferocia gratuita prende il sopravvento in tutti tranne, forse, nel soldato Witt che sembra muoversi con una speranza in cuore non solo rivolta all’umanità ma anche a sé stesso per ritornarindexe al suo paradiso personale, in un esilio volontario fatto di una vita semplice e autentica, lontanissima dal sopruso e dal potere. La stessa umanità che conserva anche il Capitano Staros nel momento in cui si rifiuta di eseguire ordini atroci ma senza, giustamente o meno, lo spirito di sacrificio di Witt (che il vecchio Jim si stesse già rodando per The Passion?).

Cast semplicemente impressionante. Oltre ai già citati Jim Caviezel, Sean Penn, Elias Koteas (totalmente diverso nella sua interpretazione vista in Crash) e Nick Nolte i quali insieme a Ben Chapliimagesn sono, più o meno, i protagonisti di questo film, sono presenti infatti in ruoli minori o semplicemente in brevi cameo anche Woody Harrelson, John Cusack, Jared Leto, John Travolta, Adrien Brody, George Clooney, Thomas Jane (di cui al solo pensiero vomito per il suo The Punisher) e John C. Reilly (il nome può anche non dire nulla ma basta vedere il suo volto per rendersi conto che è un tizio noto). Per non parlare del fatto che nel montaggio originale di sei ore (quindi forse non tutti i ruoli erano proprio dei cameo) erano contenute anche le parti di Viggo Mortensen, Martin Sheen, Gary Oldman, Mickey Rourke e Bill Pullman, tagliate poi nel montaggio definitivo ridotto a sole tre ore. Pur nella certezza che nomi robLa_sottile_linea_rossa_screenshotanti non siano garanzia di qualità (vedi Appuntamento con l’amore) qui la regia filosofico-esistenziale-naturalistico-selvaggia di Malick è determinante nel non cadere nel patetico ed entrare nella storia. Oggettivamente non era necessario avere degli attoroni per ruoli riassumibili in una manciata di minuti ma pare che fossero loro ad insistere e sicuramente lui ne ha avuto un tornaconto commerciale sulla propria immagine, per quanto voglia essere un personaggio schivo e riservato.

Corale, intenso, violento, sognante, da vedere.

Giudizio in minuti di sonno: Tre ore di film sono veramente difficili da gestire e per par condicio i pisolini sono stati distribuiti equamente in tutte e tre. Assopimento di dieci minuti, un quarto d’ora massimo poco dopo lo sbarco e un’altro in un punto non precisato della seconda ora. Dopo una resistenza quasi eroica crollo all’inizio della terza ora fino quasi alla fine. Riavvolgo e recupero quello che manca ogni volta.

Orgogliosamente visto al primo tentativo.

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