Castelli di sabbia – Racconto

A stare in spiaggia senza fare nulla il bambino si annoiava.

La giornata era brutta, il mare era mosso e l’aria era troppo fredda per poter fare il bagno.

Tutta quella sabbia però si prestava, dosata con le giuste proporzioni di acqua, a fare degli splendidi castelli.

Riuscì incredibilmente bene.

Vi si dedicò tutto il giorno ed alla fine era enorme, imponente, quasi poteva contenerlo in tutta la sua altezza. Dopo averlo terminato si sedette sulla sdraio per ammirare il suo lavoro da lontano, tutto orgoglioso e soddisfatto del risultato.

Una bambina che lo aveva osservato lavorare però approfittò di quel momento di distrazione per gettarsi sul castello e distruggerlo.

Preso alla sprovvista il bambino non poté fare nulla che assistere impotente.

Il giorno successivo il clima era sempre inclemente e quindi il bimbo decise di mettersi ancora al lavoro. Questa volta però, nell’ansia di stare attento che nessuno rovinasse il suo castello, perse molto tempo a causa della distrazione e non riuscì a farlo grande e bello come il precedente.

Era comunque contento di quello che aveva fatto.

Arrivò nuovamente la bambina.

Ma non era da sola.

Aveva portato anche delle amiche che lo agguantarono e lo schiacciarono a terra mentre lei abbatteva il castello a calci, pestando con forza le mura e i torrioni che aveva eretto con dedizione.

Il bambino era molto cocciuto e, incurante di una splendida giornata di sole, la mattina del giorno dopo costruì nuovamente un castello di sabbia. Era meno della metà del precedente e sembrava cadente. Lo aveva fatto rapidamente, senza stare attento e con pochissima motivazione. Voleva riuscire a giocarci almeno un poco prima che arrivasse la solita bambina a distruggere la sua creazione.

Giunse da sola. Ma molto prima del solito. Proprio quando aveva terminato l’ultima torre un poco sbilenca.

La vide avvicinarsi e nell’impeto rabbioso di difendere il suo castello la spinse a terra. La madre del bambino, che solitamente dormiva sopra di un telo da mare non molto distante, si risvegliò proprio in quel momento e lo trascinò via strattonandolo malamente per metterlo in castigo.

Mentre veniva portato lontano, disperato, si girò e vide la bambina che sventrava indisturbata il suo castello.

Il copione si ripeté in vari modi nei sette giorni a seguire. Il bambino era sempre più triste e svogliato, impiegava molto tempo a fare castelli sempre più piccoli e più brutti ma alla fine della giornata, puntualmente, la bambina distruggeva comunque tutto.

Il penultimo giorno di vacanza, amareggiato, si mise a piangere vicino alle macerie rimaste ed un signore anziano gli si avvicinò chiedendogli cosa fosse successo. Il bimbo spiegò l’accaduto e l’uomo gli disse:

 << Sono solo castelli di sabbia, prima o poi devono crollare. >>

<< Per me valevano molto. Perché farli crollare solo per dispetto? >>

L’anziano non seppe cosa rispondere ma volendo incoraggiarlo gli disse

 << Non devi farti abbattere. Devi perseverare sulla tua strada e continuare a costruire castelli ogni volta più belli e più grandi. Ogni castello che ti distruggono è solo il punto di partenza per farne uno migliore. >>

 << E’ vero. Ma io ogni volta perdo molto più tempo a costruire che lei per distruggere. E ora mi sento stanco. >>

L’anziano si limitò a sorridere bonariamente e gli accarezzò la testa prima di proseguire la sua quotidiana passeggiata sul bagnasciuga.

Venne l’ultimo giorno e il bambino, deluso e rassegnato, decise di non spendersi per fare castelli di sabbia inutilizzabili.

Trascorse tutto il giorno in mare, nuotò con i pesci e giocò a lanciare la palla in acqua per poi andarla a recuperare, portarla a riva e rilanciarla nuovamente. Si divertì senza sosta, mattina e pomeriggio. All’avvicinarsi del tramonto riempì il secchiello e costruì un’unica torre molto approssimativa, per niente bella. Ci mise pochissimo, era fatta così male che un soffio di vento l’avrebbe fatta crollare e poi l’avrebbe spazzata via facendola svanire tra i granelli di sabbia.

Arrivò la bambina in corsa per distruggere anche quella bruttura.

Lo vide che nemmeno provava a difendere la sua costruzione e si sentì soddisfatta e vincitrice.

Poco prima di atterrare sulla torre.

Perché subito dopo un dolore acuto alle piante dei piedi la fece cadere lasciandola inerme a terra, piangendo disperatamente.

Il bambino aveva costruito la torre sopra un piccolo rastrello di metallo.

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