Più di 5 giorni a Vilnius..

Difficile dire da quanto tempo aspettassi questa vacanza prenotata da diversi mesi, scatenata dalla lettura di Anime Baltiche di Jan Brokken, se non altro perché il periodo di ferie estivo l’avevo passato a lavorare.

E perché pare che il motto adeguato a definire il lungo periodo precedente questa settimana di ferie fosse “se mi cade il cazzo mi rimbalza in culo“.

Per questo non mi sono stupito più di tanto che in corrispondenza della partenza Ryanair avesse annunciato un’ecatombe di voli cancellati che, incredibilmente, non ha coinvolto il mio.

Nè all’andata e nemmeno al ritorno.

Perché pure la sfiga ogni tanto riesce Continua a leggere

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Ero bambino

Parlare male dei viaggi su trenitalia riesce ad essere persino più facile che sparare sulla croce rossa.

In anni di università (e forse non solo in quelli) non ho collezionato altro che “ci scusiamo per il disagio” ma intanto dovevo comunque stare in stazione ad aspettare un treno perennemente in ritardo. Accetto le scuse Continua a leggere

Diari Norvegesi

21 Settembre – Loen              Hey He

Aspettare il tramonto per quasi un’ora è stato emozionante. Di fronte al fiordo ho aspettato che la luce smettesse di accecarmi per poter approfittare di quell’unico momento, di quei pochi istanti prima che cambiasse ogni cosa. Mi sono sentito un bambino. Il freddo pungente era lo stesso di quando ero piccolo, misto al caldo del sole. Sparito oltre alle montagne è arrivato un gelo insopportabile che non mi farà stare ancora molto seduto qua fuori. Eppure, in piedi sula tavolo della panchina, mi sono sentito bene mentre guardavo il cielo riflettersi sul fiordo. Perché non mi vergognavo. Non me ne fregava niente di quello che avrebbero potuto pensare le persone. E quelle voci che mi hanno sempre ripetuto “cosa penserà la gente?” si sono sciolte in uno specchio d’acqua e in un cielo limpido, congelati in un sorriso che vede sempre più lontane le barriere del passato e vicino il futuro cambiamento del futuro. Continua a leggere

Un 25 Luglio in Giappone

Ricopio dal mio moleskine di viaggio (causa assenza volontaria supporti tecnologici), in differita temporale e senza correzioni: Continua a leggere

La solitudine di un viaggiatore

Non credevo mi piacesse viaggiare.

Se qualche anno fa qualcuno mi avesse detto che avrei passato buona parte del mio tempo a spostarmi da un posto all’altro senza fermarmi più di due giorni nello stesso luogo avrei risposto che non faceva per me, che ho bisogno di casa, di abitudini, di sicurezze quotidiane. Sono vere entrambe le cose. Ogni periodo ha la sua priorità e le sue esigenze ma nessuna di esse svanisce, perde solo temporaneamente valore per riprenderlo in un altro momento. Ora la priorità è non fermarsi e stare piacevolmente in una realtà che non consente di mettere radici, fatta di tante facce, di tante foto e altrettanti istanti superficiali e fugaci, in modo da evitare quella ripetitività delle giornate che mi annoia.

Non è vero che mi annoia. Mi fa proprio paura.

C’è chi viaggia per trovare sé stesso e chi per perderlo, per Continua a leggere