Ricordi in musica

La prima canzone di cui abbia un ricordo, seppur indiretto, è “Find the cost of freedom”  che per me era “Fain de cos do frido”. Me la cantava mio padre quando ero piccolo, molto piccolo. E ora che sono “grande” mi piacerebbe veramente sapere dove sia la libertà. La seconda canzone è il remix di “Living on my own” di Freddie Mercury. C’era anche quello di “Time“. Bellissimo. Ho conosciuto prima lui dei Queen. L’avevo sentita via Continua a leggere

Sulle cover

Ho sempre avuto una totale avversione per le cover (problema mio, prima di scatenare qualche putiferio). In realtà avversione è un termine riduttivo perché mi stanno proprio sul cazzo, quando non si limitano ad irritarmi solamente. E’ proprio qualcosa di viscerale ed incontrollato che non riesco a capire da dove abbia origine. Credo sia una questione di partito preso più che di Continua a leggere

Child in time

Mi hanno sempre incuriosito i collegamenti mentali. Quelli che ti vengono in mente da un input qualunque e che dopo una lunghissima catena di cose unite una all’altra ( in una personalissima e opinabile rete di nodi) ti portano altre cose che non c’entrano un cazzo con quella da cui eri partito. Senti dire “panino” e dopo una serie di flash ti ritrovi a ricordare un evento accaduto anni fa. E questo passando per tutta una serie di episodi e parole, legate solo con la precedente e la successiva, nel tempo di una frazione di secondo; nel cervello vedi passare la laurea, quella persona che una volta ti ha detto quella cosa, una torta sacher, il film di Moretti, una poesia, una tragedia, per arrivare ad una cazzata. Perché alla fine tutto si riduce alle stronzate. Viste, fatte, sentite o vissute, l’estrema riduzione di ogni fatto è quella. Che magari risulterebbe più gradevole definire come Continua a leggere

Climax

Cervello pigro e spento. Un sopore da sinapsi intorpidite. La noia e nemmeno la voglia di pensare. Un solo pensiero che gira un po’ come un’impressione indefinita e senza forma. Noiosa pure lei. Come se tutto si riassumesse in una canzone.

Giusto, ecco, una canzone.

Ci sono quelle canzoni che Continua a leggere

A sangue freddo

Un paio di di settimane fa, in preda alla noia musicale imperante tra le mie orecchie, decido di affrontare qualche gruppo italiano (che mediamente non apprezzo con particolari entusiasmi) visto di sfuggita sui social network. E capito sul video di “A sangue freddo” dei Teatro degli orrori. A naso pensavo avesse a che fare con il romanzo di Truman Capote, che per giunta mi attende sul comodino, ma vengo contraddetto subito dalle prime frasi dette dal cantante, una surreale simbiosi estetica tra Carmelo Bene e Franco Franchi.

E questa sarà l’unica frase in cui mi concederò un piccolo slancio di ironia, perché la canzone è veramente potente. Specialmente dopo Continua a leggere

Perché le mie giornate dovrebbero iniziare sempre con Baba O’ Riley

19 Settembre 2006.

Torino.

Palaisozaki.

Fine concerto dei Pearl Jam.

Eddie Vedder ringrazia il pubblico con un papale “Gruazie mille” (ha un accento che ricorda tanto quello di Wojtila. Se non sapessi che è nato a Chicago (pensavo Seattle in realtà) potrei anche convincermi che sia polacco) e poi attaccano con una canzone per me nuova. Magnifica. La degna conclusione di un gran bel concerto. Baba O’ Riley degli Who (che ancora non sapevo essere del famigerato gruppo inglese).

Fu amore a primo ascolto. Continua a leggere