5 Giorni Fuori – Ryan Fleck & Anna Boden

Craig (Keir Gilchrist) è un adolescente di 15 anni depresso e afflitto dal pensiero di suicidarsi che chiede di essere aiutato al reparto di psichiatria dell’ospedale. Ricoverato in osservazione per un periodo di 5 giorni, entra in contatto con gli altri pazienti, in particolare con Bobby (Zack Galifianakis) e l’adolescente Noelle (Emma Roberts), i quali saranno il suo supporto nell’affrontareindex le proprie questioni personali e…da qui in poi è meglio guardare il film.

Trasposizione cinematografica del romanzo di Ned VizziniIt’s kind of a funny story” (nella versione inglese mantiene lo stesso titolo mentre per il pubblico italiano il film è diventato “5 giorni fuori” e il libro “Mi ammazzo per il resto tutto ok) che si muove sul terreno della depressione e del suicidio, con ironia ma senza eccessiva superficialità.

Lontanissimi anni luce da capolavori con ambientazioni simili come “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman, il cui paragone sarebbe semplicemente inappropriato, nel complesso si tratta di un film estremamente piacevole e leggero da inserire nella categoria dei teen movie. Se l’adolescenza è un perindexdiodo di crisi e ristrutturazione della propria identità, quando anche di ricerca che non sempre si risolve nell’immediato e non senza il prezzo di sofferenza, qui il protagonista riesce in soli 5 giorni ad arrivare ad alcune conclusioni di “saggezza adulta” grazie all’aiuto spontaneo di una serie di personaggi che, per convenzione sono considerati pazzi e disagiati, ma a cui la tale condizione non impedisce di dire ugualmente delle verità sacrosante.  A volte può essere infatti quella stessa verità a far perdere il senno o nascere lo sconforto.

Craig è un ragazzo emotivo, fragile e insicuro rispetto alle proprie capacità che pure, sonoimagesas svariate e di grande portata, ma che non hanno mai avuto la giusta valorizzazione e l’ambiente giusto per crescere. Questa è la storia di uno dei tanti adolescenti impacciati che cercano di sbocciare e che nello specifico trova l’appoggio più sincero e il miglior specchio del proprio valore da chi quel valore lo ha perso agli occhi della società. Eppure alcuni di loro, esclusi i momenti di crollo, non hanno nulla di diverso rispetto ai normali che vivono all’esterno.

Sono solo più accentuati nelle proprie idiosincrasie di quanto non lo siano gli altri.

Ryan Fleck e Anna Boden sono noti per lavorare spesso in collaborazione registica e seppur non abbiano mai fatto nulla di particolarmente noto, ad eccezione forse di Half Nelsonindexc (già provato almeno tre volte a guardarlo dormendo entrambe), si attestano ad un livello dignitoso di regia. Alcune immagini sono efficaci visivamente (la ripresa iniziale del reparto di urgenza quando Craig e Bobby si incontrano la prima volta) ma si tratta comunque di momenti sporadici rispetto ad un andamento perlopiù buono ma senza particolari eccellenze. Di per sé il film è piacevole, coinvolge ma non troppo e fa sospettare che ci si poteva aspettare anche qualcosa in più ma questa è una riflessione relativa all’aspettativa di una pellicola che si dimostra di per sé già piuttosto interessante.

Il cast è assolutamente centrato e pienamente nella parte, con un buon equilibrio tra parti malinconiche o serie e quelle più ironiche, senza che venga perso di vista il colore principale della narrazione: si sale e si scende senza distanziarsi troppo indexerdalla linea che segna la media. Galifianakis è sicuramente quello che si distingue per bravura e credibilità, riuscendo anche a smarcarsi egregiamente dal ruolo di Alan che in Una notte da leoni lo ha reso celebre ma cui rischiava di essere segregato (come è evidente in Parto con il Folle, per esempio), senza comunque nulla togliere a Gilchrist o alla Roberts. Tra gli altri attori sono presenti anche Loren Graham (nota per essere stata la protagonista Lorelai Gilmore in Una mamma per amica ma, nel mio caso, più per la partecipazione a Babbo Bastardo), Zoë Kravitz (già, proprio la figlia di Lenny Kravitz) e il caratterista Jeremy Davies (il cui nome a me non diceva nulla ma, oltre ad essere stato in Lost, ha avuto anche delle parti in Salvate il Soldato Ryan, Solaris e Dogville).

Decisamente da vedere. Emotivamente accarezza con grazia certi temi senza andare troppo a fondo, senza osare, ma per tutti coloro che si riconoscono in alcune problematiche adolescenziali, è un po’ come fare un viaggio a ritroso e ritrovarsi in un passato faticoso ma, si spera, lontano.

Giudizio in minuti di sonno. In totale credo siamo sui circa sei tentativi. Prima sera due tentativi ma mi addormento in continuazione e perdo un sacco di pezzi svegliandomi sul finire. Seconda sera, identica dinamica. Provo a guardarlo un pomeriggio e, dopo una prima visione menomata di venti minuti, riesco a guardarlo tutto e a recuperare i pezzi mancanti.

 

Secondo me....

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