La noia – Alberto Moravia

Dino è un pittore appartenente ad una ricca famiglia romana. Allontanatosi da casa per prendere distanza dai valori borghesi della madre, verso cui sussiste un rapporto conflittuale, cerca riparo nella pittura all’interno del proprio studio. L’arte, tuttavia, sembra non essere sufficiente ad aiutarlo nel fronteggiare la noia che allaga la sua esistenza e che lui definisce come uno stato di sconnessione con tutte le cose. L’unico regolare contatto umano che sembra avere oltre a quello con la madre è, seppur indiretto, con il vicino Balestrieri, un vecchio pittore che riceve molte donne. Tra le tante visite, una di esse_vyr_425noia attira l’attenzione di Dino in un gioco di sguardi lanciati dalla via verso la finestra dello studio : Cecilia. A seguito dell’improvvisa morte di Balestrieri, Dino allaccerà una relazione amorosa con la ragazza, in un crescendo di cui non sarà facile avere controllo sulla spasmodica ricerca dell’arrivo della noia.

Francamente uno dei migliori romanzi che mi sia capitato di leggere recentemente.

Moravia ha uno stile fluido e scorrevole, elegante senza risultare pomposo o artefatto, colto ma non ostentatamente chiuso in farraginosi intellettualismi che tanto fanno masturbare di autocompiacimento altri autori. La caratteristica principale della sua scrittura, vuoi magari anche per il tipo di descrizioni che si ripetono più spesso, evoca un alone contemporaneamente di sensualità e smarrimento ossessivo che riferisce agli stessi personaggi e alle loro vicende. Cecilia è infatti seducente e caricata di connotati sessuali e sfuggenti che ne fanno un personaggio attraente quanto allo stesso tempo ambiguo e imprevedibile. A tratti sembra innocente mentre in altri frangenti pare una manipolatrice esperta; il tutto è reso dai confini sempre meno netti e definiti, accentuati dal fatto che è lo stesso Dino a raccontare gli avvenimenti secondo il suo punto di vista, assolutamente parziale e obnubilato dal essere caduto fino in fondo in un vortice di passione che non gli permette il giusto raziocinio. Il pittore è sopraffatto dal desiderio di possesso e dall’ambivalenza dettata dall’impellenza della vicinanza insieme alla contemporanea esigenza di prendere le distanze. Dino è probabilmente innamorato e con l’ormone a livelli spaziali e quindi, essendo tutto narrato dal suo punto di vista, non può che presentare una visione, magari non vera in termini assoluti, ma sicuramente reale per lui che vive tutto il disagio della gelosia e del vedersi scivolare via l’amante poco per volta  in un processo lento e costante di cui finisce per accettare tutti i compromessi e le umiliazioni, nell’illusione patetica che sia lui a condurre il gioco.

La noia è l’interruzione di ogni rapporto“, è trovarsi sconnessi dalle cose e dalle persone al punto di non averne alcuna necessità ma Dino, nel cercare di giungere a questo stato nei confronti di Cecilia per potersi sganciare, in realtà finisce per legarsi sempre di più, facendo ogni volta gesti che determinino da parte sua un maggiore coinvolgimento ed una totale sudditanza senza che per lui nulla di tutto ciò sia consapevole. La sua è una gara con sé stesso per dimostrarsi di non essere arrivato al punto in cui effettivamente si trova, cercando disperatamente di avere un controllo su qualcosa che invece gli è sfuggito praticamente da subito. Il rilancio verso l’estremo lo porta sempre di più verso un baratro da cui è difficoltoso uscire almeno fino a quanto, in una gara di degradazione della propria persona, non arriva così in basso da non poter scendere ulteriormente, fino a trovare lo slancio per cambiare qualcosa nella propria prospettiva.

Questo tipo di inversione, in effetti, sembra arrivare un po’ all’improvviso e forse anche nell’urgenza di concludere ma di fatto è effettivamente così che le cose, spesso, possono andare. Si arriva talmente oltre il crinale che, ad un certo punto, quando ci si è spappolati a terra e ci si guarda, in un moto improvviso di autoconservazione si può effettivamente concludere che il limite è arrivato. Magari si continua a provare le stesse emozioni e sentimenti ma da quel momento è necessario prendersi cura di sé stessi.

Moravia è senza dubbio uno scrittore eccellente, pulito, lineare, evocativo, senza fronzoli ma neppure banale, decisamente notevole.

Certo, quando a pagina 234 entra in scena il Maggiore Mosconi viene da ridere pensando al suo intramontabile omonimo ma di certo non gli si può imputare in maniera retroattiva la scelta di un nome…

Secondo me....

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