American Graffiti – George Lucas

Curt (Richard Dreyfuss), Steve (Ron Howard), John (Paul Le Mat) e Terry (Charles Martin Smith) sono quattro amici che si incontrano in un locale prima che le loro strade si dividano. Curt e Steve, infatti, il giorno successivo dovrebbero partire per andare al college in un altro stato. Se il primo ha però dei ripensamenti e non è convinto di volersi trasferire, il secondo ha già deciso e comunica la propria scelta alla fidanzata Laurie (Cindy Williams), la quale non è per nulla felice di aspettareamericangraffiti diversi mesi prima di rivedersi e dell’eventualità di incontrare altre persone. L’ultima nottata trascorsa con la vecchia routine di passare il tempo in macchina a guidare si rivela piena di imprevisti: Curt si innamora di una bionda intravista sulla strada e per ritrovarla incrocia il percorso con una banda che decide di “iniziarlo”, Steve litiga con Cindy, John si ritrova suo malgrado un’adolescente in macchina che non vuole farsi riportare a casa prima di aver trascorso una bella serata e Terry invece riesce a far salire in macchina con lui una bella ragazza che..e da qui in poi è meglio guardare il film.

Secondo lungometraggio di George Lucas, dopo L’uomo che fuggi dal futuro e prima di dare il via alla saga di Guerre Stellari, American Graffiti è un film a tema adolescenziale intriso di nostalgia che racconta la generazione che si approcciava al mondo adulto durante gli anni ’60.

Giocando imageswscsu temi diversi da quelli che lo condurranno alla fantascienza, il celebre regista si muove in questo film all’interno di un filone personale con riferimenti autobiografici. Protagonisti sono quattro adolescenti alla svolta della propria vita, in mezzo a quel preciso passaggio cruciale attraverso cui dovrebbero determinare il futuro della propria esistenza, o almeno per due di loro.

John infatti, il cui ruolo è quello del “duro”, ha in realtà già scelto, fa il meccanico e trascorre le serate in cerca di ragazze, a girare con la sua automobile modificata con cui affronta gare automobilistiche clandestine (sfidante d’eccezione un giovane Harrison Ford).imagessd Per lui la vita è già determinata e si è ritagliato un ruolo definito nella società, anche se cela malamente l’essere un “buono” dietro una scorza di apparenza. Terry è quello che verrebbe definito senza scrupolo alcuno uno sfigato, per giunta costretto dalle proprie insicurezze a colorire maldestramente la propria vita per renderla più interessante agli occhi degli altri o più vicina a quello che vorrebbe essere, in modo da arrivare ad avere le possibilità che hanno tutti. Salvo poi scoprire che, nonostante tutto, non è quello che si dice ma quello che si fa insieme a fare la differenza. Steve è deciso rispetto alla direzione scelta nell’ottica, probabilmente, di investire sul proprio futuro ma non è invece allo stesso modo preparato di fronte a quello che comporta inevitabili fratture rispetto agli affetti e alle amicizie. Scegliere comporta spesso una contropartita imagesvbgbdi cui non sempre si è disposti a sopportare il peso della perdita, o meglio, è necessario primariamente stabilire dei criteri di importanza. Curt non sa cosa vuole fare ed è semplicemente indeciso e confuso. Sembra deciso a trascorrere una nottata in leggerezza, prendendo quello che viene e rincorrendo un’infatuazione improvvisa e dirompente (come tutti gli innamoramenti adolescenziali, devastanti e totalizzanti) che lo trasporta attraverso situazioni assurde e di sperimentazione del limite, facendo esperienza del rischio degli ultimi istanti di quando ancora non si sente il peso di nessuna responsabilità e contano solo gli amici e l’amore.

I quattro protagonisti si trovano al termine della propria adolescenza, periodo le cui peculiarità vengono evidenziate dal confronto con la ragazza, al contrario ancora in pienaimagesed adolescenza, che John è costretto a scarrozzare per tutta la notte: ignorata, insicura, non voluta e non ascoltata; nel pieno momento di transizione in cui non si è più bambini ma non si ha abbastanza maturità per stare con i grandi, venendo vissuti come “palle al piede”, all’interno di una solitudine ed incomprensione che John invece intuisce, forse perché non è poi così lontana dalla sua. Quello che viene chiesto ai quattro protagonisti è quindi il compito di fare un passaggio evolutivo ulteriore cercando la propria realizzazione all’interno di una notte fondamentale per le proprie scelte, le quali tracceranno inevitabilmente le sorti da uomini e non più da ragazzi.

La fotografia del processo di determinazione della propria identità scattata nel suo momento più cruciale.

Registicamente non c’è molto da dire, inquadrature mai banali o prevedibili ma nemmeno all’insegna dell’eccellenza, il punto forte sta nei ritmi narrativi e nella storia giocata sull’emotività, i dubbi, gli smarrimenti e le incertezze di unimagesw gruppo di persone in cui è possibile identificarsi anche se con una certa difficoltà data dalla distanza temporale della generazione presentata. Cast decisamente buono che include diversi attori non ancora all’apice della fama come Harrison Ford, Richard Dreyfuss e Ron Howard che inizierà Happy Days l’anno successivo, ma nel periodo precedente alla loro esplosione. Nel cast c’è anche un tale Bo Hopkins che, convinto di riconoscerlo, ho cercato disperatamente più volte nel film  per capire quale ruolo interpretasse, prima di capire che si trattava di una semplice assonanza e che non aveva nulla a che vedere con Bob Hoskins. A leggere veloce si sbaglia.

Sicuramente, oltre che per lo stesso Lucas, American Graffiti fu un tale successo ai tempi da diventare trampolino di lancio per molti dei partecipanti.

Citato spesso come imperdibile è sicuramente un film da non trascurare anche se non sembra lasciare il segno. Si tratta comunque di un apripista rispetto a tematiche riprese fa altri fino alla nausea. Nostra e loro. Si tratta anche di una ghiotta occasione per vedere un singolare George Lucas distante dalle spade laser, il quale lascia intravedere potenzialità alternative al solo filone della fantascienza che, per motivi commerciali, non sono state sfruttate.

Un film non  troppo “caldo” ed affettuoso ma molto ispirato e preciso nello sviluppo della tematica.

Giudizio in minuti di sonno: Cedimento sull’ultima mezzora con riavvolgimento senza conseguenze ulteriori, visto tutto alla prima visione.

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