Trilogia sporca dell’avana – Pedro Juan Gutiérrez

Pedro Juan è un giornalista caduto in disgrazia nella Cuba degli anni ’90, segnata dalle migrazioni verso Miami su zattere improvvisate con copertoni di automobili. Lasciato dalla moglie, vive nell’indigenza sopravvivendo di espedienti e con lavoretti di vario tipo grazie alle quali occupa le sue giornate intervallate dal rum, dai sigari e dal sesso promiscuo. L’Avana è il terreno in cui Pedro Juan, e altri come lui, portano avanti un’esistenza rassegnata alla povertà ma, allo stesso tempo, scandita da coloriti incontri quotidiani e da una vitalità energicaTrilogia che si adatta ad un eterno presente in cui si deve campare pensando esclusivamente alla giornata e al miglior modo per racimolare due soldi con cui arrivare, se va bene, alla sera.

Trilogia Sporca dell’Avana comprende i tre romanzi che hanno Pedro Juan come protagonista, Ancorato alla terra di nessuno, Senza niente da fare e Sapore di me, i quali vanno a comporre il ciclo integrale delle sue picaresche avventure. La riuscita tuttavia non è proprio uniforme perché, se il primo è stilisticamente il migliore, in cui si alterna il tenore “avventuroso” con quello più malinconico riflessivo, senza mai trascurare una certa ironia, il secondo invece perde di mordente risultando molto fine a sé stesso o semplicemente un passaggio obbligato “di transizione“, per poi giungere infine al terzo capitolo che non conclude nulla e sembra termini “in pausa”, stoppato in un momento non particolarmente significativo che non suggerisce niente; sembra quasi una interruzione forzata che lascia in sospeso il lettore, non in un dubbio riflessivo ma in un “E quindi?“.

Lateralmente lo sforzo di Gutiérrez sembra però quello di raccontare una realtà in peggioramento drastico, particolarmente evidente in Sapore di me, quando accantona ogni tanto il suo protagonista per fare spazio ad altre storie di violenza e di degrado che rimangono fissate come piccoli episodi esplicativi ed estremamente significativi, per quanto sconnessi dalla narrazione principale. Se nei primi due seguiamo esclusivamente Pedro Juan, nel terzo viene ogni tanto messo da parte per fare spazio alla descrizione di una vita a L’Avana in cui i cubani iniziano, stritolati dalla povertà, ad azzannarsi l’uno con l’altro. L’atmosfera cambia rispetto all’inizio e si fa più violenta nell’esasperazione di un disagio che prima era presente ma tinteggiato da una positiva solarità.

Il percorso dei tre romanzi illustra la situazione di estrema difficoltà di un popolo in ginocchio le cui condizioni non migliorano. Se all’inizio ci si adeguava, alla fine diventa sempre più difficile riuscire a farlo perché anche le energie vitali finiscono per esaurirsi in assenza di una ricarica.

E quindi forse non c’è nessun futuro da raccontare.

Stilisticamente è stato paragonato a Charles Bukowski anche se Gutiérrez dice che, ai tempi della stesura di Trilogia sporca dell’Avana, non lo aveva ancora letto. Se da una parte viene piuttosto spontaneo includere il cubano, giustamente, nel realismo sporco (stile stringato e sobrio caratterizzato da personaggi volgari che conducono vite ai margini) insieme, oltre al già citato scrittore statunitense, anche a Richard Ford e Raymond Carver, dall’altra sembra che le somiglianze con Bukowski si riducano più che altro all’utilizzo del sesso che in Gutiérrez ha, però, una funzione diversa. In Storie di Ordinaria Follia infatti il sesso ha il ruolo più di specchio per le allodole per celare la sensibilità, la solitudine disperata e la fragilità dell’esistenza, in Trilogia sporca dell’Avana, invece, è descritto in termini molto più crudi e diretti, senza lesinare sui particolari in una ricerca ossessiva e continua perché rappresenta un’esigenza vitale, nel senso che è l’unica cosa che ancora fa sentire vivi i protagonisti, che li rende esistenti e forse anche, talvolta, più leggeri.

Gutiérrez ne fa un uso molto più realistico e contemporaneamente sopra le righe, rendendolo un atto veramente “sporco”, non solo nelle descrizioni ma anche nella pratica del dato di realtà; del resto, chiarisce da subito la sua posizione in merito già nelle prime pagine: “Il sesso non è adatto ai perfettini. Il sesso è scambio di liquidi, fluidi, saliva, alito e odori forti, urina, sperma, merda, sudore, microbi, batteri. O non è sesso.“. E lo descrive esattamente in questi termini. Inoltre sono due modalità molto diverse di affrontare lo stesso tema: i personaggi di Bukowski si sono ritirati ai margini, scopano per non pensare e per anestetizzarsi dalla sofferenza, quelli di Gutiérrez sono stati relegati ai margini contro la loro volontà e scopano per sentirsi vivi e perché, alla fine, sono ancora vivi e non vogliono smettere di vivere.

Hanno in mente solo il sesso perché, a conti fatti, per loro non c’è altro.

Rimane comunque un atto di vita dietro cui stanno significati importanti, a differenza di altri come Henry Miller che del sesso ne facevano un uso vuoto e fine a sé stesso per il solo scopo di stupire.

Per questi motivi, in realtà, per lo stile di scrittura, ma più che altro per le ambientazioni caraibiche, il rum, i personaggi falliti e bighelloni che tirano avanti senza una meta, ricorda molto di più Cronache del rum di Hunter S. Thomson anche se, in questo caso, il protagonista era un giornalista fallito e ubriacone che ancora non aveva abbandonato nulla. Pedro Juan, quindi, ne rappresenta in qualche modo l’ideale continuazione successiva al termine della professione. Cosa sarebbe successo in quel caso a Paul Kemp? Ce lo dice Pedro Juan.

Alla fine, tutto questo ha qualche conseguenza sulla qualità?

Assolutamente no. Esclusa quella che sembra una forma di debolezza narrativa nella continuità delle tre storie, Pedro Juan Gutiérrez si attesta come un talentuoso e conferma i motivi per cui viene considerato un grande scrittore cubano.

 

2 pensieri su “Trilogia sporca dell’avana – Pedro Juan Gutiérrez

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