Vertigini – W. G. Sebald

Vertigini è apparentemente diviso in quattro racconti che costituiscono il corpus ideale (e pure concreto) di quella che, in realtà, è un’unica, destabilizzante, narrazione  che ruota attorno alla tematica del viaggio, sviluppata secondo una modalità alquanto originale. Nel primo e terzo racconto/capitolo Sebald segue rispettivamente Henry Beyle (meglio noto come Stendhal) nelle sue peregrinazioni durante la campagna napoleonica a Marengo e Kafka (il signor K.) di passaggio nel Nord Italia.vertigini Nel secondo invece è la voce narrante dello scrittore stesso a farsi spazio e a raccontare di un doppio viaggio tra Milano, Verona e Venezia, poi ripresa nel quarto con il successivo ritorno alla propria città natale in Germania, indicata solo come “W.”

Se questo libro era rimasto intonso sul mio comodino dall’agosto 2013, comprato insieme ai già letti Open City (che era pure in inglese) ed Icaro Involato, c’era senza dubbio una ragione. Lo stato di riposo da parcheggio temporaneo a cui sono sottoposti molti dei libri che compro mi porta a dimenticare le motivazioni del perché erano stati scelti. Così su due piedi direi una buona recensione su qualche inserto di letteratura ma, ora, fatico a ricordare quale possa essere stata la spinta determinante a comprare questo piccolo mattoncino soporifero.

Tuttavia, senza dubbio, non si può prescindere da qualche riflessione rispetto allo stile unico adottato da Sebald in Vertigini.

Intanto l’unione originale di racconti di viaggio personali con aneddoti storici (veri o presunti tali) incastrati uno nell’altro con una vaga trama ma, più di tutto, l’uso di immagini. La vera peculiarità di questo autore è proprio la presenza di fotografie che rappresentano un fatto decisamente singolare all’interno di un prodotto letterario, specialmente perché non si tratta di un supporto visivo esplicativo, come potrebbe essere in un manuale d’arte o un compendio per chiarire dei punti in particolare. L’uso di immagini in Sebald è qualcosa di sottile e di profondamente radicato nella sua prosa perché è come se fossero due elementi inseparabili e perfettamente amalgamati a creare un’atmosfera surreale nella sua realtà. Quasi una magia a cui non si potrebbe credere in assenza di quelle prove. La sensazione è che le immagini siano semplicemente imprescindibili, una parte integrante della storia cucita sulla sua stessa pelle. Farne a meno significherebbe leggere qualcosa di totalmente diverso, spogliato di un suo aspetto prezioso ed esplicativo, un po’ come strappare violentemente un lembo di quella stessa pelle.

Appurato che questa sia una scelta assolutamente centrata e determinante, il resto sembra ingombrante e lento nei movimenti. La prosa di Sebald è pesante, rimanda (egregiamente, per carità) ad autori del secolo passato a cui si affianca degnamente, utilizzando un modo di scrivere talmente pieno da arrivare all’esasperazione contemplativa. Racconta e lascia smarriti in mezzo al nulla o al susseguirsi di eventi differenti, il cui significato è marginale ma investito di energie e di una formalità grassa ed eccessiva.

La vertigine a cui rimanda il titolo è lo smarrimento di trovarsi frequentemente a perdere il filo del discorso e a non capire di cosa si stia parlando e perché. Evidentemente colto e raffinato, perde l’immediatezza comunicativa trincerandosi in intellettualismi rivolti a chi si vuole elevare rispetto agli altri e sentirsi un privilegiato. Si concede una spettinata, invece, quando si lascia andare e gli scappa una composta ironia grazie alla quale la scrittura si fa meno roboante e greve. L’ironia di Sebald è lieve perché trattenuta ed elargita una tantum, come una vecchie impettita inglese che sbraca improvvisamente concedendosi il lusso dell’autenticità ma, subito dopo aver detto una vaccata che non le si addice, si trattiene e ride tra i denti per non esagerare.

Eppure funziona bene nell’economia della narrazione..

In definitiva strepitoso l’uso delle immagini, stile indubbiamente da grande scrittore tipicamente teutonico (per quanto trapiantato inglese), originale, ma, al lato pratico della lettura, molto fine a sé stesso e una grande rottura di coglioni.

Ma di un grande, eh!

Un pensiero su “Vertigini – W. G. Sebald

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