Più di 5 giorni a Vilnius..

Difficile dire da quanto tempo aspettassi questa vacanza prenotata da diversi mesi, scatenata dalla lettura di Anime Baltiche di Jan Brokken, se non altro perché il periodo di ferie estivo l’avevo passato a lavorare.

E perché pare che il motto adeguato a definire il lungo periodo precedente questa settimana di ferie fosse “se mi cade il cazzo mi rimbalza in culo“.

Per questo non mi sono stupito più di tanto che in corrispondenza della partenza Ryanair avesse annunciato un’ecatombe di voli cancellati che, incredibilmente, non ha coinvolto il mio.

Nè all’andata e nemmeno al ritorno.

Perché pure la sfiga ogni tanto riesce ad avere un minimo di pietà, anche se trova modi alternativi per rifarsi…

 

Giorno 1

Partenza prevista alle 10:30 da Bergamo Orio al Serio, arrivo alle 13:55 ora locale, con un’ora di fuso di differenza.

Dall’annuncio della vacanza sono mesi che gli amici e i conoscenti maschi non fanno altro che ripetermi in maniera incredula “ma vai in Lituania con la fidanzata?” dovuta al fatto che, notoriamente, quelli fossero luoghi pieni di “bellezze” (con declinazioni più o meno volgari del concetto in base alla persona e alla circostanza).

AdDSC_9022c essere sincero all’aeroporto ho avuto il sospetto che qualcosa non corrispondesse necessariamente con questa aspettativa: mi sono guardato in giro ad osservare i lituani che viaggiavano con me e francamente di donne stratosferiche non ne ho viste.

Anzi, a dirla proprio tutta, gli uomini sembravano decisamente più avvenenti.

Comunque, non era una questione di mio interesse perché ero solo curioso di vedere “il centro storico barocco più grande d’europa“, che ci crediate o no.

Usciti dall’aeroporto di Vilnius le alternative erano tre: la navetta, che porta direttamente alla stazione degli autobus, il treno, che porta direttamente davanti alla stazione degli autobus e l’autobus che, sorpresa sopresa, porta direttamente alla stazione degli autobus ma anche, prendendo quello giusto, esattamente di fronte alla nostra fermata.

Situata a 100 metri dal nostro B&B.

Che culo!

Essendo ossessivo avevo già controllato il numero di autobus (88), il percorso, la fermata e, nel dubbio, avevo  scaricato la mappa offline della città (nonostante sia attivo il roaming) sul cellulare, mentre il tutto mi era stato pergiunta confermato da una mail della struttura ospitante la mattina stessa.

Quello che nonDSC_9063c si poteva prevedere era che avrebbero cambiato il percorso dell’autobus da quella settimana (come verificheremo poi in seguito) e quindi il numero 88 c’era sempre ma non faceva più gli stessi stop. Infatti ci siamo ritrovati in un punto non precisato (che più avanti scopriremo non essere una fermata ma probabilmente una decisione del buon cuore dell’autista mosso da pietà) di una città a noi completamente ignota.

Ecco che l’essere ossessivi torna utile e utilizziamo la mappa per arrivare al B&B.

La struttura è in Dominikony g. ed è ricavata da un vecchio convento che è stato riarredato in tema librario… libresco… vabbè ci sono libri ovunque! I comodini sono fatti di libri, il bancone, tutto.

Avevo pagato con un acconto e, visto che non sono ossessivo, chiedo di pagare subito. Alla seconda volta DSC_9009cche sbaglio il pin della Postepay la proprietaria mi suggerisce di lasciare perdere per evitare di bloccare la carta e procede diversamente.

Moriamo di fame e, dopo aver lanciato i bagagli in camera, andiamo a mangiare nel posto che ci viene consigliato il quale sarà pure quello delle nostre colazioni future. Rifocillati partiamo per una passeggiata senza impegno e senza direzione che ci porta verso Stiklių G. dove, durante l’occupazione nazista, era stato creato il ghetto ebreo. Arriviamo quindi alla Piazza del Municipio e prendiamo la strada che porta direttamente alla Aušros Vartai (Porta dell’Aurora), dalla cui parte rivolta verso l’interno della città vecchia mostra una luminosa cappella con l’immagine della madonna mentre dalla parte esterna ha l’aspetto di una fortificazione.

A questo punto la fortuna ci fa pagare lo scotto di non aver avuto l’aereo cancellato e alla2c fidanzata che, per tutelarne l’identità come fanno solitamente Zerocalcare e Boulet, chiameremo Dulcistella (in omaggio ad un altro fumettista che preferisce definirsi “fumettiere“), si rompono entrambe le scarpe. Le previsioni del tempo davano pioggia per il giorno dopo e quindi si deve correre ai ripari. Raggiungiamo allora un negozio nelle vicinanze, gestito da un giovane ragazzo che si sbatte come un matto per trovare le scarpe adatte alla nostra Dulcistella, in tempi accettabili per un uomo la cui sopportazione dentro ad un negozio arriva al suo culmine dopo meno di un minuto.

Ritorno al B&B, docciamento con una saponetta che vive in autogestione nella mia valigia da un paio di anni, visto che la camera era sprovvista di prodotti per l’igiene (si erano dimenticati), quindi si passa al giroDSC_9026c serale nella disperata ricerca di un luogo in cui mangiare. Ci ritroviamo a girovagare senza meta precisa, scartando con decisione le miriadi di ristoranti italiani che popolano la città ad ogni angolo. Inconsapevoli, percorriamo Didzioji G. e poi Pilies G. ed arriviamo esattamente di fronte alla bianca Cattedrale di Vilnius. Con la medesima inconsapevolezza, percorriamo anche la rinomata Gedimino Pr. ma insoddisfatti dei locali prendiamo un’altra strada a caso che, passando per l’Università di Vilnius e il Palazzo Presidenziale, ci riporta nei pressi del nostro B&B ma contemporanemante ci fa individuare un pub accogliente in cui consumiamo la nostra prima cena e la nostra prima, ottima, birra lituana.

Stravolti dal viaggio e dalla stanchezza accumulata ritorniamo a dormire proprio quando altre due ospiti visibilmente ubriache stavano cercando invano di rientrare gridando oltre misura, indice del fatto che si stessero divertendo parecchio.

 

Giorno 2

Scopriamo da subito il motivo per cui una delle spiegazioni del nome “Lituania” vuole che derivi da “Lietus“, pioggia.

Il tempo qui cambia con una rapidità imprevedibile, piove, poi smette, viene il sole, poi ripiove, poi il sole, poi nuvolo e così via. Un giorno abbiamo guardato alla finestra delIMG_20171003_113157-2c B&B ed era nuvolo con il sole, siamo scesi in reception e diluviava (letteralmente), appena il tempo di parlare con la proprietaria e quando siamo usciti aveva smesso.

Quel giorno la pioggia era piuttosto insistente e quindi dopo una colazione a base di Pancake al formaggio e marmellata (le alternative dolci erano veramente poche) ci rechiamo nella vicina Vokiecių G. presso il Museo delle Illusioni, il Vilnil.

Semplicemente imperdibile.

Al momento del nostro arrivo, mentre eravamo in cerca del nostro B&B, la mappa aveva segnalato il Frank Zappa Memorial e quindi decidiamo di rintrecciare quel punto che, per gli interessati, si trova in un parcheggio di Kalinausko G., una traversa della più grande Plymo G. . A dispetto dell’apparenza non particolarmente entusiasmante, la parte divertente è che se si osserva sotto il pilone con la testa del musicista si trova uno QR code il quale rimanda ad un simpatico link su internet con cui viene simulata una chiamata in entrata su cellulare.

Si, proprio da Frank Zappa.

Il quale ci dice che se vogliamo sapere cosa ci fa a Vilnius dobbiamo prendere il suo album Freak Out e ascoltare la traccia 11 “You’re Probably Wondering Why I’m Here” per avere tutte le risposte.

La pioggia non ci invoglia molto a rimanere in quel posto e ci suggerisce di riparare altrove, per tanto ci dirIMG_20171006_133255-2cigiamo verso il Museo del Genocidio con l’intenzione di pranzare e poi di procedere nella visita. Finiamo quindi in un ristorante in Vasario 16-osios G. , l’AdAstrum

Esteriormente non si presenta beneIMG_20171005_133001-2c, si scende in uno scantinato ma ben arredato e con dei dipinti molto interessanti. Ci accoglie una cameriera non particolarmente sorridente e che per giunta non capisce un cazzo di inglese.

E quando dico “un cazzo” intendo proprio un cazzo, eh!

Chiediamo i tipici Cepelinai (senza sapere bene cosa fossero) ma ci fa capire che non li aveva e ripieghiamo su minestra di carne e gnocchi ripieni. Entrambi strabuoni. Paghiamo pochissimo e ce ne andiamo vagamente perplessi dall’esperienza del comunicare con una cameriera scazzata che non viene a prendere le ordinazioni e che devi rincorrere per dire che vorresti anche un dolce.

La pioggia continua imperterrita e subito scopriamo che il Museo è chiuso il martedì.

Così, tanto per non smentirci con il fatto di sbagliare sempre i giorni di visita nei musei.

Non ci resta che ripiegare su altri lidi e quindi, passeggiando a caso, finiamo per attraversare il fiume Neris e andare nella parte più nuova della città dove, infastiditi dalla pioggia, un po’ fine, un po’ continua, un po’  battente, decidiamo di ripiegare alDSC_9369c Museo Nazionale D’Arte dove, per soli 1,80 Euro (o forse 1,90) si possono ammirare diversi esempi di arte figurativa lituana nell’arco dei secoli (la foto a fianco non c’entra niente).

Tutta rigorosamente senza nessun tipo di spiegazione, anche non necessariamente in inglese, eh!

Le opere erano solo appese e lì stavano.

Location molto bella, prezzo irrisorio, ma qualche righina di introduzione non avrebbe fatto schifo, magari al posto dei sismografi in ogni stanza, che mettevano solo ansia.

Da questa parte non ci ritorneremo più perché tutte le attrazioni consigliate sono troppo lontane o comunque da visitare in periodi migliori.IMG_20171004_103731-2

Alla sera ci intrufoliamo in un locale che per una cifra ridicola, credo poco più di 10 euro, ci porta qualcosa come quattro piatti enormi e due birre. Assaggiamo finalmente i Cepelinai, enormi gnocchi ripieni di carne che devono la loro origine agli zeppelin, di cui hanno la forma e, talvolta, pure le dimensioni. Colto da un improvviso senso di onnipotenza ne ordino due piatti (uno normale e uno fritto) e anche i tipici pancake di patate (di cui ora non ricordo il nome). Ovviamente non riesco a finire il tutto e mi tocca lasciare avanzi e tornare a dormire in un torpore comatoso dovuto ad una digestione che credo non sia terminata nemmeno adesso.

Nonostante mi fossi preparato al peggio e avessi allestito una copertura improvvisata per la macchina fotografica utilizzando un sacco per l’immondizia, in questo giorno rinuncio a scattare per il maltempo, per il vento e per il nervoso di maneggiare la reflex con una scomodità e un fastidio che quasi mi spingono a lanciare via il tutto.

A proposito, le foto serie (in aggiornamento) sono qui.

 

Giorno 3

Una brutta notizia mi turba ma scelgo di congelare la questione per poterla affrontare in un secondo tempo, forse perché con la distanza non sono in grado di realizzare appieno quanto è successo.

Ad onor del vero anche dopo essermi trovato di fronte al dato di realtà è stato difficile doverlo metabolizzare ugualmente, ma è un’altra questione.

La mattina inizia, stranamente per un posto che deve il suo nome alla pioggia, con il DSC_9091cconsueto maltempo che tuttavia sembra arrendersi dopo poco. Si ritorna con maggior consapevolezza dalla Piazza della Cattedrale e dal Palazzo dei Granduchi dove, attraversando il parco, scopriamo che l’ingresso per la Torre Gediminas è chiuso per lavori in corso.

Il tutto si unisce ad una serie di sfighe in ambito artistico che mi seguono da sempre: vado a Parigi per vedere Il Ponte di Maincy e scopro che eraDSC_9118c momentaneamente a Ravenna, entro al Louvre e non trovo La zattera della Medusa (nonostante sia grande quanto una parete), vado a Ferrara per vedere i dipinti di un parente lontano e il palazzo che li ospita è chiuso, sono ad Oslo e l’Urlo di Munch è via per restauro (l’altra copia è in un luogo lontano e non ho abbastanza tempo), vado a vedere la Mostra di Modigliani a Genova e la chiudono un paio di giorni dopo per la presenza di falsi, ecc.

Ma non è questa la volta perché scopriamo che l’ingresso posteriore è aperto e saliamo a vedere la torre che svetta su tutta la città.

Da quel punto non solo si ha una panoramica totale di Vilnius ma si gode anche di un’ottima visuale del Monumento delle tre croci (che non è da confondere, come avevo fatto io, con la Collina delle croci la quale si trova invece ad un paio di ore d’auto dalla città).

Da qui raggiungiamo a piedi la Chiesa di San Pietro e Paolo percorrendo una strada molto trafficata (Kosciuskos G.) che, all’andata, ci sembra infinita e lunghissima da percorrere. Non si sa se per il consueto effetto ritorno o perché abbiamo avuto modo di riposarci ma nel tornare indietro ci sembra di non metterci nulla.

Comunque, la chiesa da fuori non sembra niente di che ma una volta entrati ci si trova di fronte ad uno spettacolo da togliere il fiato.

L’interno è in pieno stile barocco ed ospita circa 2000 figure stuccate alle pareti!

IMG_20171004_125630-2c

Una meraviglia unica, sul serio, di una bellezza indescrivibile.

Ritornando verso il punto di partenza ci risparmiamo la parte dell’armeria (credo) e ci dirigiamo verso di Giardini Bernardinų che sicuramente offrono uno spettacolo meno spoglio durante il periodo primaverile ed estivo.

Sfioriamo appena il complesso della Chiesa di Sant’Anna e della Chiesa di Bernardinų ma non ci fermiamo per andare a pranzare. Il ristorante tipico lituano in Pilies g. è pieno (in realtà è sempre pieno a qualunque ora del giorno e della notte) e finiamo nel locale dirimpetto dove ci concediamo un piatto unico di prelibatezze locali: aringa affumicata, una specie di raviolo, pancake di patate e l’immancabile Cepelinai, tutti decisamente più buoni della sera precedente.

Ritorniamo alla casa base per un attimo di relax e poi ripartiamo ripercorrendo a ritroso Pilies G. dove entriamo nella piccola Chiesa Ortossa di St Paraskeve. Qui ci confrontiamo per la prima volta con due elementi ricorrenti che caratterizzano questi luoghi, il forte odore di incenso e l’assenza di panche o la quasi totale assenza di posti in cui sedersi perché, secondo un italiano che ne spiegava i motivi all’interno, sarebbe una mancanza di rispetto.

Non so, la responsabilità di questa affermazione è sua, non mia, e non ho idea di quanto potesse essere una fonte attendibile.

Da qualche parte di Pilies G. prendiamo una traversa e ci troviamo di fronte alla Chiesa di San Michele che ormai funge da Museo e ritorniamo nuovamente al complesso della Chiesa di Sant’Anna e della Chiesa di Bernardinų. La Chiesa di Sant’Anna è un piccolo gioiello gotico in mattoni rossi di cui pare Napoleone si fDSC_9151cosse innamorato al suo passaggio al punto da volerla riportare con sé in Francia.

Un altro splendore.

Entriamo mentre si sta svolgendo la messa ma rimaniamo sul fondo per non dare fastidio. Dopo poco un omone con il cappottone si alza dalle panche antistanti e si mette al nostro fianco continuando a partecipare alla funzione in lituano e ripercorrendo a bassa voce le formule e litanie (o lituanie?… Ok questa era veramente una cazzata..). Ad un certo punto batte i tacchi tra di loro, fa un leggero inchino in avanti e, in corrispondenza con un momento preciso della messa (che non bisogna necessariamente aver fatto per sette anni il chierichetto per riconoscere) si gira verso di noi e ci stringe la mano.

Non sono credente e nemmeno religioso ma un brivido l’ho comunque avuto nel pensare a quanti significati siano contenuti in un gesto semplice eppure così inequivocabile come quello.

Per un breve momento mi sono sentito vicino ad una persona con cui non avevo, che io sapessi, nulla in comune, separato da lingua e cultura diverse.

Entriamo poi nella Chiesa di Bernardinų al cui ingresso si pDSC_9169cuò notare una specie di Gesù Mazinga. Gli interni sono in legno ed il locale è vuoto ma un vociare melodico ed una luce mi fa vedere che i fedeli sono tutti riuniti in una “stanza” laterale dove stavano pregando in coro in una situazione che sembrava estremamente raccolta e coinvolgente.

Una volta usciti, ci dirigiamo poi verso il vicino quartiere di Uzupis costeggiando la Cattedrale Ortodossa di Santa Maria Madre di Dio in cui non è possibile entrare.

Uzupis era fino a non molti anni fa uno dei quartieri malfamati di Vilnius almeno fino a quando pittori e bohemiens squattrinati, attirati dai bassi affitti, non hanno iniziato a trasferirvisi e rimetterlo in sesto con il risultato di renderlo uno dei quartieri più belli della città. In spirito molto goliardico i residenti si sonoDSC_9464c anche autoproclamati Repubblica indipendente di Uzupis, con una propria moneta ma soprattutto con una propria Costituzione che è esposta sulle pareti del muro di Paupio G. , tradotta nelle principali lingue il cui simbolo è una mano aperta che, carpisco da una guida, si rifà ad una simbologia (usanza, detto, ora non ricordo..) indiano secondo cui bisogna presentarsi agli altri con la mano aperta, con l’anima aperta, come a dire bendisposti. Qui è tutto molto bentenuto ed in ordine, nulla a che vedere con Christiania di Copenhagen che, francamente, mi era parso solo un luogo degradato per quanto promotore di principi simili.

Cena in ristorante sciccoso nei pressi del B&B e poi nanna con la consapevolezza che dopo tre giorni è già cambiato tutto.

Ogni volta in cui si arriva in un posto sconosciuto c’è sempre quella sensazione di smarrimento per non sapere dove andare perché ogni luogo sembra sconosciuto ed inesplorato. Una sensazione che, a volte, limita e blocca. Ma una volta che si prosegue nell’eplorazione tutto diventa conosciuto e famigliare, un po’ come stare a casa.

E qui ci si potrebbe vivere veramente comodi.

 

Giorno 4

Di nuovo siamo partiti dalla vicina Vokiecių G., questa volta andando a vedere in un cortile interno, dall’apparenza tutt’altro che turistica e molto più reale, il sito dove originariamente era costruita la Sinagoga Grande di Vilnius, devastata prima dai nazisti e poi distrutta dai sovietici, in cui ora è visibile un palazzo quadrato e insignificante e probabilmente abbandonato.

Proseguendo nella via si arriva sempre allaDSC_9225c Piazza del Municipio e da qui nuovamente abbiamo preso la strada verso Aušros Vartai (Porta dell’Aurora) per recuperare un paio di chiese che ancora non avevamo visto. La prima, subito dopo la piazza, è la Chiesa di San Casimiro che durante la dominazione sovietica fu prima utilizzata come magazzino e poi convertita a museo dell’ateismo prima di essere nuovamente consacrata dai gesuiti nel 1991, dopo il riconoscimento dell’indipendenza. La troviamo chiusa per la seconda volta (è aperta solo per la messa).

La seconda è la Chiesa Ortodossa dello Spirito Santo, poco prima dell’Aušros Vartai,  in cui è possibile entrare ed osservare il solito spazio, aperto senza sedie e profumato d’incenso, ma colorato di verde smeraldo.

A fianco, la Chiesa di Santa Teresa, barocca e con gli interni in legno.

Usciti dalla porta abbiamo ripreso la strada sulla destra per passare di fronte al DSC_9223cmercato della frutta e della verdura e risalire lungo Plymo G. dove è possibile vedere nell’ordine, un palazzo dalle decorazioni fumettistiche, il Monumento uovo di Pasqua (trascurabile a meno che non ci si capiti davanti) e poi la Sinagoga Corale di Vilnius che tuttavia non è stato possibile visitare per via di lavori in corso.

A questo punto, già che c’eravamo e la giornata lo permetteva, siamo ripassati di nuovo al Frank Zappa Memorial per poi tornare al ristorante in cui parlavano solo lituano e mangiare i migliori Cepelinai assaggiati durante tutta la permanenza.

L’AdAstrum è una garanzia sul cibo e scopriamo anche che gli avventori solitamente entrano e, dopo aver ordinato, pagano subito. MaDSC_9247c noi siamo turisti e le regole non valgono. Tra l’altro la cameriera si ricorda di noi e ci dice che quel giorno avevano il piatto che avevamo chiesto la volta precedente e quindi andiamo sul sicuro senza guardare troppo il menù.

Se non per ricorrerla per chiedere il dolce, ovviamente.

Arrivati verso l’ora di pranzo italiana in televisione possiamo vedere i Simpson doppiati in lituano che hanno dell’esilarante. Gli episodi sono infatti trasmessi in lingua originale con una sola voce che si sovrappone ai dialoghi per fare la traduzione in contemporanea che, se va bene, per le donne utilizza un tono in falsetto o vagamente recitato perché, diversamente, rimane monotono e neutro.

Terrificante e da morire dal ridere.

Tanto per cambiare inizia a diluviare e quindi, come da programma, andiamo a vedere il Museo del Genocidio dove sono ricostruiti i crimini commessi dal KGB e dal governoDSC_9139c sovietico ai danni del popolo lituano (che non è questo in foto).

Al primo piano e al secondo sono contenute ricostruzioni storiche con tanto di oggetti vari legati alla resistenza dei partigiani lituani per testimoniare una pagina cupa e poco nota della storia in cui emerge tutta la violenza a cui furono sottoposti i popoli baltici, deportazioni, omicidi di massa, torture, controllo totale della vita delle persone per annientarle. Al piano interrato è possibile vedere le prigioni con le celle di detenzione, quelle di punizione, quelle di tortura, di isolamento e la stanza in cui venivano ammazzati in sequenza gli oppositori politici i cui cadaveri venivano fatti uscire da una feritoia mentre dalla porta accedeva la vittima successiva.

Provati dalla storia ritorniamo al B&B dove riposiamo prima della cena.

Usciamo e finiamo in un pub con l’insegna di un braccio con il pollice alzato decisamente molto bello e d’atmosfera, peccato che i prezzi per le seconde portate partano da un minimo di 26 euro.

Ma la sera scorre piacevolmente vicino alla stufa e alle note suonate da un pianista.

Dopo un giro fotografico in solitaria dalle parti di Literatų G., traversa di Pilies G., doveDSC_9280c sono esposte alcune targhe commemorative dei maggiori scrittori lituani, si ritorna al B&B.

Doccia e mentre mi lavo i denti manca la corrente.

Chiedo a Dulcistella di usare il mio cellulare per farmi luce ed evitare di seminare dentrificio ovunque poi esco per vedere cosa è successo. La luce è saltata nella nostra stanza e in quella di una ragazza bionda con un pigiama a pois che armeggia con il quadro della luce spegnendo tutti gli interruttori a casaccio senza un risultato che non fosse quello di lasciare temporaneamente al buio tutta la struttura.

Non capisco le scritte in lituano del quadro elettrico quindi nemmeno ci provo, ci salutiamo e andiamo a dormire al buio.

 

Giorno 5

La luce ritorna verso le 9:00 convincendoci che sia arrivato il momento di alzarsi per andare a fare colazione.

Abbiamo visto praticamente tutto quello che c’era fa vedere di importante quindi ora ci rimangono le curiosità e, ad ogni modo, qui ci sono chiese di ogni confessione ad ogni angolo quindi basta prendere una strada a caso per incontrarne una qualunque visitabile.

Risaliamo Jono Basanaviciaus G. per raggiungere il Monumento a Romain Gary dove èDSC_9341c possibile, come in tutte le statue di Vilnius, ascoltare un messaggio registrato sotto forma di chiamata al cellulare che racconta la storia del personaggio ritratto grazie al solito QR code. Romain Gary, pseudonimo di Roman Kacev, è stato uno scrittore lituano piuttosto famoso che da un certo punto in poi perse il suo seguito e i riconoscimenti, venendo considerato come “finito” mentre in contemporanea un tale Émile Ajar riscuoteva un enorme successo.

Peccato che solo dopo il suicidio di Romain Gary si scoprì che, in realtà, erano la stessa persona.

Il che è piuttosto emblematico di quanto la critica e il successo possano non essere scissi dalla persona e quanto il riconoscimento sia capriccioso. O infame. Per non parlare, immagino, di quanto possa far soffrire vivere una schizofrenia dello stare su di un doppio binario in cui da una parte si viene ignorati mentre dall’altra si viene incensati.

Proseguendo oltre nella stessa via ci si imbatte, circa 500 metri dopo, in una splendida DSC_9366cChiesa ortodossa con le Cupola dorate che merita assolutamente una visita ma di cui ignoro il nome (nemmeno google street view lo sa). A questo punto, avendo visitato le attrazioni principali abbiamo deciso di recarci dall’altra parte del fiume Neris per visitare la Sinagoga caraita di Vilnius (in Liubarto g.) indicata dalla fenomenale funzione di wikiepedia “intorno a me“. Ci si incammina di buon grado accompagnati da un incredibile sole mattutino che ovviamente ci abbandona nei pressi del fiume.

Allontanandosi dal centro e dalla “città vecchia” gli scorci in cui le case sembrano vagamente abbandonate aumentano ma di poco, la città conserva ovunque il suo aspetto pulito e ben tenuto. Diviene tutto meno suggestivo ma, avendo tempo, ci si può concedere anche di uscire dal caratteristico Barocco della città per vedere zone meno turistiche.

Anche cambiando posizione permane quella che è stata la sensazione costante di ogniDSC_9396c spostamento, quella di trovarsi in un posto comunque molto sicuro, senza zone particolarmente malfamate o pericolose. La passeggiata è un buon diversivo ma la Sinagoga non vale tanto la pena. Esternamente sembra trascurata e quasi abbandonata.

Da queste parti c’è anche l’antenna della televisione dove durante le proteste contro l’URSS Loreta Asanavičiūtė fu investita da un carro armato sovietico.

Un’altra pagina tragica nella storia lituana.

Noi abbiamo preferito ripiegare e dirigerci verso la “Chiesa ortodossa di nostra signora del segno” (vilniaus dievo motinos ikonos „ženklas iš dangaus cerkvė) che è impossibile non vedere nonostante non sia indicata da nessuna parte come attrazione turistica.

Da qui si ritorna indietro su Gedimino pr. passando di fronte alla Biblioteca Pubblica e ad un paio di altre statue parlanti.

Per finire in bellezza decidiamo di andare un’ultima volta nel nostro ristorante preferito e prendere questa volta un piatto di maiale lituano, una specie di cotoletta con mandorle nella panatura e un sacco di roba come contorno DSC_9426cche, al solito, ci costa pochissimo e ci riempie in una maniera indicibile.

Nonostante la monumentale inespressività e freddezza della cameriera siamo stati conquistati dalla cucina casalinga di questo ristorante e Dulcistella decide di voler esternare questo gradimento. Il mio timore era quello di finire come quella puntata dei Simpson in cui Krusty andava a parlare alla comunità ispanica e finiva per dire qualcosa tipo “voi a vomitar en la tomba de tu madre” invece, armata di google translate, Dulcistella mostra il messaggio di gradimento che suppongo sarà stato pure sgrammaticato (come tutte le volte in cui lo si usa) ma che viene capito perché dopo una risatina di sorpresa iniziale vediamo che la monolitica cameriera si scompone in un sorriso e in un ringraziamento.

Menomati dall’assenza di Caffè ci fermiamo nella catena “Vero Cafè” che, sarà pure una catena ma è Lituana , quindi in un certo senso “tipica”, e per giunta l’espresso non è nemmeno male, considerando la sofferenza media che un italiano sperimenta ogni volta in cui ne chiede uno all’estero.

Ho sempre pensato che il cibo sarebbe stato un problema invece ho mangiato praticamente ovunque senza problemi (compresa la Cina in cui era comunque meglio non guardare mai le cucine) e mi sono ritrovato molto più spesso a sentire la mancanza di un cazzo di caffè decente.

Non è nemmeno il caso di dirlo ma, non appena siamo usciti, inizia a piovigginare.

Ci dirigiamo verso il museo della torre della cattedrale ma non prima di aver visto “Stebuklas“, la piastrella da cui sarebbe partita la catena umana che il 23 Agosto 1989 percorse le tre repubbliche baltiche in una manifestazione pacifica contro il regime sovietico (che a seguire ne riconobbe l’indipendenza), di cui si dice DSC_9318cportiDSC_9450c bene saltarci tre volte intorno su di un piede solo ….o girare su sé stessi tre volte….. boh, non ho capito.

Per rendere l’idea di quanto questo evento sia sentito, Jan Brokken in Anime Baltiche riporta che chiedendo a qualunque Lituano, Estone e Lettone dove si trovasse il 23 Agosto 1989 si sentirà rispondere l’esatta ubicazione all’interno della catena umana che lui occupava in quella storica giornata.

Ma lo dice lui, non mi sono sentito di provarci.

La pioggia inizia a diventare battente e quindi non ‘è occasione migliore per visitare la Torre del campanile della cattedrale. Il costo mi pare sia di 4.50 Euro ma tutto sommato è un’attrazione ben costruita. Si può salire fino alla cima per avere una visione panoramica e ogni stanza ha delle audioguide che narrano la storia della torre utilizzando l’accento della lingua d’origine del personaggio che la racconta.

E quindi sentiamo una voce che con accento marcatamente italiano, inglese e russo raccontano (in inglese) vari pezzi della storia dell’edificio.

Più di tutto mi sono divertito nella postazione in cui si potevano manovrare le telecamere per vedere tutta la città.

Dopo aver visto praticamente tutto il possibile, ed escludento tutte le attrazioni esterne tipo parchi vari, non rimane che dedicarsi allo shopping e all’acquisto di prodotti tipici che, pur non sapendo nulla, basta guardare le vetrine per intuire che siano legati alla lavorazione dell’ambra. Capatina in via della letteratura e poi ad Uzupis per cercare un souvenir originale prima di ritornare al B&B.

Per concludere la vacanza questa volta decidiamo di cercare un ristorante che proponga piatti israeliani e ne troviaDSC_9271cmo uno solo aperto dalle parti della Aušros Vartai. Qui veniamo accolti dallo stesso pianista della sera precedente che ci riconosce e suona, evidentemente per noi, una canzone di Al Bano.

Che prima o poi capirò come faccia ad essere così apprezzato all’est.

Stufi di aver mangiato carne praticamente sempre, prendiamo dei ravioli di verdure e poi un dolce indicato come israeliano (un muffin di mele buonissimo).

Soprattutto chiediamo un Krupnikas, liquore a base di miele e grano, ottenendo un evidente plauso dalla cameriera, che beviamo con soddisfazione perché veramente buono.

Quaranta gradi ma va giù come niente.

Ritornati DSC_9413cal B&B ci diamo il cambio per il bagno ma non faccio nemmeno in tempo ad entrare a letto che manca di nuovo la luce.

Esco fuori e questa volta non trovo nessuna bionda ma al suo posto un uomo alto e distinto che sgranocchia e una mela e molto tranquillamente inizia ad armeggiare con gli interruttori spegnendo, anche lui, tutte le luci.

Educatamente parla con me e poi, senza scomporsi, chiama direttamente la proprietaria per farla venire a mettere a posto il problema.

Buonanotte, eh.

 

Giorno 6

Nell’ultimo giorno ci rimane praticamente niente da fare che non sia fare le valigie e andare in aereoporto dopo un’ultima passeggiata. Mentre cerchiamo la fermata dell’autobus che dovrebbe portarci all’aereoporto (ne fa solo 4) , casualmente finiamo in all’incrocio tra Gedimino pr. (onnipresente) e Vilniaus g. e qui troviamo le ultime due attrazioni che ancora non avevamo incrociato. La pancia portafortuna, nulla più che una scultura sporgente dal muro di cui non vale la pena sbattersi per trovarla e due angioletti di cui pare sia disseminata la città.

Fatto tutto, a parte prendere una corriera dalla stazione dei treni per andare a Minsk, (giusto per poter dire di essere andati anche in Bielorussia),  non resta che (sigh) ritornare tristamente in Italia con la consapevolezza di essere stati in una città sottovalutata che invece vale assolutamente la pena di andare a visitare.

Prima di partire mi era stato detto che “Vilnius è la più brutta delle capitali Baltiche“, cazzo, a questo punto non vedo l’ora di vedere Riga e Tallin.

 

Secondo me....

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