Alex l’ariete – Damiano Damiani

Alex (Alberto Tomba) è un carabiniere dei reparti speciali il cui ruolo è quello di sfondamento durante le irruzioni (per il cervello che si ritrova, potrebbe tranquillamente usare la testa che tanto non correrebbe il rischio di danneggiare nulla). Durante un’operazione muore il suo amico Robbi (Massimo Poggio) perché entra per primo all’interno di una segheria al posto di Alex, per una serie di motivi che rasentano la fantascienza, e quest’ultimo non solo si sente in colpa ma viene pure trasferito in un paesino sperduto per essere allontanato dai reparti. Qui scopre che il risotto con le erbette è il suo piatto preferito (sfortunatamente non sto scherzando) insieme al suo primoalex l'ariete incarico, che è quello di scortare Antavleva “Leva” (il soprannome è stato aggiunto in un secondo tempo solo per consentire a Tomba di poterla chiamare in un qualche modo, infatti secondo me ogni tanto si sbaglia comunque e la chiama “Eva”) Bottazzi (Michelle Hunziker) per una deposizione di fronte ad un giudice. La ragazza è inseguita da alcuni sicari che cercano di eliminarla per via della sua recitazione imbarazzante ma soprattutto perché testimone di un omicidio che può ricondurre all’identità del “Grande Maiale” e…già dall’inizio mi veniva da ridere.

Alea iacta est, Il dado è tratto (sorvoliamo sulle speculazioni riferite alla correttezza della traduzione), la celeberrima frase non fu pronunciata da Giulio Cesare in riferimento all’attraversamento del Rubicone ma per una visione profetica che in quell’istante ebbe del futuro.

Si riferiva alla produzione di un film destinato a solcare confini invalicabili, un film dopo la cui visione non si sarebbe potuti tornare più indietro, in cui sarebbero stati contenuti tutti gli elementi incarnati dell’anticinema (temibile più dell’anticristo), la cui data di emissione avrebbe segnato uno spartiacque nelle epoche storiche quanto la scoperta dell’America separòindexa convenzionalmente il medioevo dall’Età moderna (anche se nel suo specifico caso sarebbe più adeguato un ritorno alla preistoria). La vita stessa delle persone che, in un impeto masochistico, avessero malauguratamente deciso di guardarlo non sarebbe stata più la stessa (anche se molti di loro avrebbero sperato invano di morire dopo sette giorni, come in un altro film, per mettere fine alla propria agonia dopo tanta bruttezza).

La data di quella visione, esotericamente collegata alla fine del mondo del cinema, è il 28 Luglio 2000, il giorno dell’uscita di Alex l’ariete.

La leggenda vuole che quello stesso giorno 200 cinefili si suicidarono immediatamente in massa, altri 2732 appassionati morirono tragicamente dalle risate mentre, attualmente, dei 597 spettatori che assistettero alla proiezione durante il periodo di programmazione non si hanno notizie certe, se non che si trovino ancora sotto Trattamento Sanitario Obbligatorio, pieni di psicofarmaci e dvd d’autore per la cura riabilitativa.

Credo si potrebbe andare avanti per delle ore a imperversare su pagine e pagine a imagesescrivere fantasiosi improperi contro questa CAGATA ATOMICA di film o, in alternativa, riempirle di risate e basta (perché non c’è altro modo che possa essere più calzante di questo), senza tuttavia mai riuscire ad avvicinarsi nemmeno all’1% della sensazione di ridicolo e di imbarazzo che si prova di fronte a qualcosa di talmente obbrobrioso che non ha motivo di esistere se non nelle fantasie più perverse e malate delle peggiori menti criminali che abbiano trascorso le loro serate a partorire piani per stravolgere l’ordine mondiale o torturare anime innocenti.

Credo fermamente che in un futuro non tanto lontano, Alex l’ariete verrà usato per destabilizzare nazioni.

Veniamo al sodo.

La trama è infarcita di situazioni inutili (letteralmente) che fanno da riempitivo per aumentare la durata di un film che, diversamente, sarebbe terminato dopo 5 minuti, il restoindex invece è completamente privo di senso o delle più basilari caratteristiche della plausibilità. Una scena a caso: c’è una babysitter con la carrozzina che pomicia con il suo fidanzato nei pressi di una segheria dove Alex deve fare irruzione. Siamo su una strada pianeggiante e all’improvviso, senza alcun motivo che non sia evidentemente quello di contenere la progenie del demonio come in Rosemary’s Baby, la carrozzina inizia a muoversi da sola e percorre un tratto di strada di un paio di chilometri, nella più totale inconsapevolezza della ragazza, che nel frattempo si sta facendo ravanare dal fidanzatino, per arrivare esattamente di fronte ad Alex che, ovviamente, manda a puttane l’irruzione per salvare l’infante. Il resto è ancora peggio. E, tutto sommato, la trama non sarebbe nemmeno così male (canonica e senza guizzi) ma viene praticamente massacrata da dialoghi scritti da un analfabeta, da un montaggio infame, da una sceneggiatura raffazzonata e presa dall’elenco ingredienti degli Abbracci del Mulino Bianco, da situazioni oltre l’assurdo ma soprattutto da una recitazione generalizzata che fa venire voglia di gridare a squarciagola che sono tutti dei cani.

Non c’è niente che si salvi.

Alberto Tomba è semplicemente indescrivibile, non esistono aggettivi per rendere l’idea di quanto faccia schifo, pena e pietà (“Io so che te sei convolta in un omizidio!“), ma questo video può aiutare (tra l’ooooo di Tomba e gli eeeeee di Vasco…). Dopo 10 minuti in cui si sghignazza ai suoi patetici tentativi di prenimagesvdersi sul serio, sale quasi un moto di tenerezza e viene voglia di mettergli un braccio sulle spalle e dirgli “dai su, lascia stare..“. Di per sé questo non rappresenterebbe nemmeno un problema, ognuno di noi riesce meglio in alcune cose e in altre no, ma che si permetta di attribuire ad altri l’insuccesso del film, e non alla propria incapacità, è da uomini piccoli e meschini. Damiano Damiani, di cui dice “bravo ma di una certà età, poverino..” (che invece al contrario non si è permesso di spernacchiarlo anche se lo avrebbe meritato più di tutti), ha sicuramente preso una cantonata con questo film, ma è comunque il regista di Il giorno della civetta che qualche riconoscimento ai tempi lo aveva preso proprio perché era tutt’altro che un brutto film. Tomba invece ha regalato grandi interpretazioni come queste, e queste, o questa, o questa, solo quando si trattava di giustificarsi e appioppare la colpa di un fallimento ad altri.

Un quaquaraquà.

Michelle Hunziker è semplicemente insopportabile e fastidiosa, quasi quanto tutto il resto delindexea cast che fa venire i conati di vomito e salire la voglia di cavarsi gli occhi e bucarsi i timpani per non soffrire più. C’è una curiosità: due degli attori sono Orso Maria Guerrini e Giovanni Visentin. Che in molti potrebbero chiedersi “E chi cazzo sono?” Nientepopodimeno che, rispettivamente, un famoso Baffo sostituto della pubblicità di una famosa birra commerciale e il PM Tommaseo (quello maniaco sessuale) nello sceneggiato televisivo del Commissario Montalbano. E sono, senza ombra di dubbio, i due attori più bravi di tutto questo film.

Un abominio inavvicinabile, troppo anche per un amante del trash. Persino di quello estremo. Questo è autolesionismo allo stato più puro. Ogni suo fotogramma grida alla necessità di tornare indietro nel tempo e giustiziare i Fratelli Lumière per evitare che tutto questo possa vedere la luce.

Cazzo, nemmeno le musiche si salvano!

Giudizio in minuti di sonno: Ho sghignazzato per i primi venti minuti salvo poi addormentarmi in continuazione perché dopo un po’ sopraggiunge una noia inarrestabile. Due tentativi, visto al terzo. Ma per pietà verso me stesso non l’ho mai riguardato dall’inizio, mi limitavo a recuperare il punto in cui ero arrivato.

Erano anni che cercavo la forza e il coraggio di guardarlo.

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