Quando alice ruppe lo specchio – Lucio Fulci

Lester Parson (Brett Halsey) è un serial killer che seduce ricche vedove per riuscire ad avere i soldi per pagare le scommesse alle corse di cavalli, poi uccide le malcapitate, le fa a pezzi, le mangia (non necessariamente in quest’ordine) e divide il pasto con il suo gatto mentre il resto delle rimanenze vanno ai maiali. Essendo sostanzialmente molto prudente, i suoi omicidi rimangono impuniti, almeno fino aindex quando un emulo non inizia ad imitarne i delitti seminando le scene del crimine con indizi che portino direttamente a Lester al punto che…e da qui in poi è meglio guardare il film.

Maestro indiscusso dell’horror italiano anni ’80, seppur massacrato dalla critica nazionale che lo considerò nulla più che un regista di B Movie, ricevette comunque l’interessamento da parte di quella internazionale ma anche diversi omaggi in altre pellicole dirette da registi famosi come, per esempio, Quentin Tarantino.

Se il capolavoro di Fulci in materia horror è considerato essere ..e tu vivrai nel terrore! l’aldilà!, imagesvb mentre il più violento era Lo squartatore di New York, Quando alice ruppe lo specchio sembra essere stato penalizzato dal fatto di essere nato come film facente parte di una ciclo cinematografico commissionato da una casa di produzione (di cui poi peraltro il regista si disinteressò) e risulta meno incisivo degli altri e molto più inconsistente. Tutti gli elementi tipici della sua modalità registica sono sempre presenti ma in maniera più blanda e meno efficace seppur parzialmente al servizio di una trama, alla fine, indiscutibilmente originale e imprevedibile.

Spicca comunque a tratti la caratteristica violenza disturbante e priva di ogni filtro che potrà pure fare ridere per quanto gli effetti speciali siano poco realistici ma che conserva, nonostanindexate questo, un notevole impatto visivo tipico di quel suo accanimento nell’eccedere che qualcuno ha definito, con ottime ragioni, voyeuristico. A differenza di altri registi horror, Fulci non si ferma davanti a nulla e riesce a portare avanti le scene di violenza oltre all’accettabile, e persino oltre al verosimile, con il risultato di ottenere un curioso mix tra il riso (dovuto alla visione ai tempi attuali confrontata con i progressi fatti in materia di effetti speciali ecc.) e il disgusto. Il senso del paradosso e dell’assurdo si alterna infatti alla risibilità voluta di alcune scene (il DNA del Killer enunciato al telegiornare in cui il protagonista stesso si riconoscerebbe..) in cui anche il gore riesce a contribuire all’effetto generale, attraverso occhi che saltano sotto bastonate (peraltro una sua ricorrenza) e teste che si sciolgono dentro al forno.

Se aveva deciso di definirsi come un “terrorista dei generi” ci sarà stato un motivo.

Il divertimento emerge in primis da parte dello stesso regista e dalla sua voglia di rompere ogni freno ma non è ai suoi massimi. Per quanto sia chiaro che, indiscutibilmente, si tratti di un B Movie (se non altro per l’evidente mancanza di mezzi economici) basta fare un raffronto con i classiconi del trash come Scannati Vivi, Alien Apocalypse, Il Bosco 1, per rendersi conto che qui imagesxil livello è indiscutibilmente molto più alto non solo dal punto di vista estetico/visivo ma anche della tensione. I dialoghi e le musiche riempono, insieme alla regia capace, i vuoti inevitabilmente prodotti dalla mancanza di mezzi di cui si sente palesemente l’assenza, seppur si senta anche la tangibilità delle idee. Certo, non siamo di fronte alla sua massima espressione artistica, che qui risulta sicuramente piuttosto fiacchina, ma l’originalità e le maniere ci sono tutte.

In Lucio Fulci, se si ha la voglia di non prendersi troppo sul serio, c’è tutto il divertimento di una persona che prova piacere nel portare avanti quello che sta facenimagesdo senza pretese, senza rasponi intellettuali ma solo con una buona dose di pelo sullo stomaco (la stessa che lo fa sentire autorizzato a far scorrere sangue e gore in tempi ancora non sospetti).

Sul cast non ci sono grandi parole da spendere, nessuna interpretazione è particolarmente eccelsa o meritevole, siamo a livelli di decenza, quella che gente come i sopracitati trash possono solo sognare. Credo che lo stesso Fulci abbia fatto un cameo, come solitamente faceva, nel ruolo di un giocatore di pocker ma non l’ho trovato accreditato da nessuna parte quindi può essere che fosse qualcuno che gli somigliava molto.

Non tra i migliori ma da apprezzare, se non altro perché è una fetta di storia sotteranea del cinema italiano che viene saccheggiato da Hollywood per mano di registi ormai molto più famosi e consolidati, che non fanno altro che riproporre in chiave moderna tutta una parte di idee proposte da altri,  ingiustamente bistrattate per anni.

Lucio Fulci è un talentuoso, un Mario Bava solo più coatto e tamarro.

P.S. Oggettivamente la locandina è la parte più figa di tutto il film, peccato che non c’entri letteralmente un cazzo con la trama perché non c’è nessuna scala, nessuna bellona e nemmeno uno zombi o un fantasma (a seconda di quello che possa sembrare quella roba in basso a sinistra), per non parlare del fatto che in italiano il titolo è Quando alice ruppe lo specchio ma si trova anche Touch of the death.

Ma non saprei bene quale dei due sia meno attinente.

Giudizio in minuti di sonno: Sveglio tranne un cedimento sulla fine che ha richiesto un riavvolgimento di un quarto d’ora che ha interrotto la continuità di una visione che già era menomata da un difetto inspiegabile che rendeva il film  scattoso e lento.

 

 

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