12 Anni Schiavo – Steve McQueen

Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor) è un violinista nero che vive negli Stati Uniti insieme alla moglie e ai figli durante il periodo precedente la Guerra di Secessione. Due impresari lo contattono per proporgli di fare una serie di concerti e lo portano a Washington dove invece lo drogano, gli rubano i documenti e lo vendono come schiavo. Da qui iniziarà un lungo periodo fatto di soprusi e violenze subite all’interno di contesti diversi e sotto index“padroni” differenti che si riveleranno per tutta la loro ferocia ma anche, a tratti, lieve umanità fino a..e da qui in poi è meglio guardare il film.

Premio Oscar 2014 al miglior film, anno in cui erano candidati anche Philomena, Dallas Buyers Club, American Hustle e The wolf of wall Street (così, tanto per capirci), 12 anni schiavo non è totalmente convincente ma, del resto, si sa che gli Oscar sono un riconoscimento che generalmente arriva perlopiù per motivi commerciali (politici) piuttosto che artistici.

Tratto dalle memorie del vero Solomon Northup che realmente attraversò queste drammatiche vicende, 12 anni schiavo è sicuramente un film ben fatto, curato, impattante oltre ogni aspettativa ma nonostante questo ha in sé qualcosa di poco catartico. L’impressione è che pur avendo tra le mani una imagesxstoria tremenda il regista si perda tra l’autocompiacimento e l’accanimento. Il secondo elemento ha un suo motivo di esistere se non altro per l’intenzione dichiarata di smuovere le coscienze attraverso un atto d’accusa piuttosto diretto ma che a tratti, pur raggiungendo l’obiettivo in maniera innegabile, sembra esagerare. Il pretesto per poterlo fare c’è tutto, ed è non solo comprensibile ma anche realistico, ma dal punto di vista cinematografico, è efficace quanto, forse, eccessivo.

In due scene, in particolare, sembra di respirare questa manovra: quando Solomeon viene lasciato appeso per il collo in una sequenza percepita come infinita e quando Patsy viene frustata legata al palo. E’ come se per essere sicuro di colpire nel segno andasse oltre la soglia dell’accettabile, c’è del realismo innegabile (e probabilmente una edulcorazione rispetto a quello che poteva effetivamente accadere in quel periodo) ma contaminato dalla preoccupazione di nimagesaon toccare a sufficienza e quindi dall’urgenza di lanciare vangate nel petto di chi guarda. E’ una sensazione che viene da collegare a La passione di Cristo in cui il processo era più o meno simile e per questo risulta, a tratti, sgradevole. Certo, se non avesse fatto così magari a nessuno verrebbe da interrogarsi sulle responsabilità del passato, sulla giustizia e sulla ferocia disumana dei bianchi ma, dal punto di vista filmico è un tentativo costruito in maniera (in)efficace per suscitare qualche cambiamento duraturo.

Il sollievo o la catarsi che si prova di fronte ai film che narrano di ingiustiindexqzie segue processi legati  doppio filo, non con le litrate di sangue da far vedere, ma più con l’identificazione e il coinvolgimento. Troppa sofferenza spinge alla negazione quindi bisogna dosare bene. Un esempio immediato che viene in mente è Nel nome del padre in cui la violenza e il senso di ingiustizia dominano tutto il film ma in un processo di crescendo che esplode nel finale senza abbondare con l’uso del sangue. Al contrario in 12 Anni schiavo la fine arriva un po’ in maniera asettica e come un sollievo fisico piuttosto che accompagnato da un messaggio, un vissuto indelebile fuso ad profondo e soddisfatto trasporto emotivo .

La dimensione umana sembra meccanica e superficiale, posticcia anche se, alla fine, si tratta comunque di un buon film, nulla di eccelso o stratosferico ma guardabile.

Cast piuttosto ricco : Paul Giamatti, Benedict Cumberbatch e Brad Pitt in parti così brevi che non ne giustificano in alcun modo la presenza, se non per attirare qualche spettatore in più con qualche viso noto (per quello che fanno Paul Giamatti e Brad Pitt avrebbe potuto andare chiunque, me compreso), imagesMichael Fassbender è molto bravo e convincente, seppur appartenga al novero di quelli che hanno un nome roboante e che sembra siano ovunque ma quando poi cerchi cosa hanno fatto finisci per non trovare nulla di particolarmente significante, e Chiwetel Ejiofor che, invece, tiene molto bene il ruolo del protagonista seppur non abbia l’aria di poter brillare in qualche maniera particolare. In questo specifico caso viene da dire che sia stato valorizzato dalle scelte registiche di inquadrature e tempi, più che da un reale talento innato. Menzione a parte Lupita Nyong’o nella parte di Patsy, in questo film è veramente indimenticabile, un grande esordio che, tuttavia, non sembra aver mantenuto alcuna continuità.

Di Steve McQueen, regista e artista, sembra molto più interessante il film Shame ma ci saranno altre occasioni per vederlo. Nulla da dire, bravo ma eccessivo, forse perché coinvolto.

Un film guardabile, se non altro per avere un’idea tangibile di cosa significhi schiavitù.

Giudizio in minuti di sonno: le occasioni per non dormire stanno diventando molte, dettate più dalla circostanza che le visioni occupano le mattine, quando è difficile addormentarsi, e non la sera, quando è impossibile non addormentarsi.

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