La scuola – Daniele Luchetti

Ultimo giorno di scuola all’interno di un istituto superiore di Roma: il professor Vivaldi (Silvio Orlando) insegue gli studenti per poterli interrogare (e salvare) in modo che passino all’anno successivo ma non riesce a trovare l’alunno Cardini, il cui unico bizzarro talento pare essere quello di saper fare la mosca. Pure il resto della classe non pare brillare, eterogeneamente composta da svogliati e cazzari, ma del resto nemmeno i professori sono migliori: il professor Speronela scuola (Fabrizio Bentivoglio) è una carogna senza pietà, il professor Mortillaro (Roberto Nobile) è un buzzurro razzista, la professoressa Lugo (Enrica Maria Modugno) è debole ed emotivamente instabile, il professor Cirrotta (Antonio Petrocelli) è un pigro mediocre, per non parlare poi del preside (Mario Prosperi), semplicemente un ignorante senza fine; si salva solo la professoressa Majello (Anna Galiena) una donna dolce e sorridente ma in crisi con il marito. Tutti riuniti alla fine della giornata per gli scrutini, devono decidere dei destini della classe e..da qui in poi è meglio guardare il film.

Ammetto di non averlo guardato con attenzione costante, mio malgrado, perché assorbito da questioni lavorative e ne ho sofferto perché è un film con molti pregi, almeno per chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, perché inevitabilmente quello che si vede in questa pellicola non è niente più e niente meno che la scuola italiana.

Ed è proprio una frase del professor Vivaldi a renderne le caratteristiche più evidenti, quando dice pressapoco che la scuola, per come è strutturata ora, funziona perfettamente solo con chi non ne avrebbe nessun bisogno.

Ritratto ironico ma anche realistico e indeximpietoso nel descrivere una scuola che cade a pezzi letteralmente, e non solo metaforicamente, perché questa è, in fin dei conti, la realtà italiana e il valore che viene dato all’investimento nel settore della cultura che, notoriamente, è il primo a subire i tagli, nella piena volontà di ignorare il fatto che la civiltà derivi prima di tutto dall’educazione.

E lo dico da ex studente liceale svogliato e senza grandi meriti.

Per questo motivo l’immagine di questa scuola è molto reale: perché gli studenti sonoindexh dipinti come dei cazzari superficiali e privi di qualunque consapevolezza del proprio futuro ma anche come persone in crescita con i loro drammi, più o meno grandi, più o meno quotidiani. Aspetti verso cui il professor Vivaldi nutre enorme considerazione, quasi fino all’eccesso della giustificazione oltre ogni umana tolleranza, ma che rappresenta un elemento necessario per equilibrare un corpo docenti mediocre, disumano, freddo, disinteressato e per nulla poi così diverso dalla superficialità dei propri studenti.

D’altra parte sono proprio questi difetti a renderli meno “insegnanti” e più umani.

Eppure ai tempi della scuola ci si ritrova inevitabilmente su due fronti diversi e non ci si rende conto della portata che insegnanti mediocri, demotivati, meschini e umilianti possano avere su una classe di studenti che, potrà anche essere di pari caratteristiche, ma che, a differenza degli altri, si trova in un periodo fragilissimo della crescita in cui avrebbe necessità di fiducia e non di calci in culo.

Curiosamente il sistema educativo ha ritenuto da sempre più funzionali i secondi della prima per stimolare la crescita, un po’ come zappare le radici di una piantina invece di fornirle nutrimento.

Il peso degli insegnanti in quel frangente di vita è enorme ed essi sembrano esserne totalmente incosapevoli (non solo quelli cinematografici). Personalmente potrei raccontare una ricca quantità di umiliazioni subite legate a professori ed insegnanti e credo che poche altre persone siano imagesda meno. Momenti in cui, direttamente o indirettamente, ti hanno fatto sentire nulla più che un povero coglione (vogliamo parlare di profezia che sia autoavvera?). A distanza di tempo, può anche essere una bella soddisfazione poter dire che nonostante quell’etichetta sei riuscito a non sentirti più in quel modo e a trovare un tuo spazio in cui sentirti realizzato. La forza in qualche modo si finisce per racimolarla ma la verità è che il potere di far sentire un’altra persona un povero coglione non dovrebbe essere concessa a nessuno.

Prima di tutti agli insegnanti, il cui compito dovrebbe essere aiutare a crescere uomini e donne nella consapevolezza di avere un valore, sempre, comunque, a prescindere dai voti.

Ma la realtà è che hanno anche loro alle spalle qualcuno che li fa sentire incapaci e che li pressa dietro l’imperativo del programma.imagesd

Uno spaccato sincero, amaro, divertente, leggero, senza fronzoli e manierismi: piacevole. Cast azzeccato e affiatato, spicca tra tutti Silvio Orlando, il vero catalizzatore della scena che in quegli anni godette di una formidabile notorietà andata a scemare con gli anni e assestandosi ad un livello più modesto ma pur sempre rispettabile e che comunque non gli ha impedito di fare almeno un film all’anno.

Luchetti è un bravo registae ma soprattutto è indimenticabile in questa scena presa da Aprile di Nanni Moretti.

Da vedere, per tornare studenti ed essere indulgenti, per diventare professori ed essere indulgenti ugualmente.

Giudizio in minuti di sonno: Sveglissimo ma distratto da questioni lavorative. Con un occhio si facevano quelle e con l’altro si seguiva il film.

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