Come una bestia feroce – Edward Bunker

Max Dembo è un galeotto in procinto di uscire di prigione per finire in regime di libertà condizionata. Seriamente intenzionato a “rigare dritto” realizza quasi subito quanto i buoni propositi gli verranno resi difficili per diversi motivi. Intanto Rosenthal, il poliziotto incaricato di controllarlo, si dimostra da subito diffidente e gli fiata continuamente sul collo imponendogli rigidamente lo stretto regime previsto dalla legge, poi la ricerca di un lavoro si dimostra molto ardua, visto che oltre a rapinare sono poche altre le cose che Max sa fare e per finire non sono nemmeno tante le attività commerciali disposte ad assumere persone con simili precedenti (“Non potevo raccontare la verità su me stesso; forse nessuno è in come-una-bestia-ferocegrado di farlo. Forse la verità è fatta di organi sanguinanti, di ingranaggi, di buchi non riempiti, è un retroterra di nulla in una distesa di tempo infranto, destinato a sciogliersi.“). Gli unici che potrebbero dargli un’opportunità sono quelli che sanno cosa voglia dire trascorrere anni in galera perché ci sono stati in prima persona. Ed è proprio così che Max ottiene un lavoro come buttafuori in un locale piuttosto malfamato e inizia a riprendere i contatti con il mondo da cui voleva prendere le distanze.

Come una bestia feroce, in linea con i molti commenti entusiastici, è veramente un libro strepitoso. Scritto in uno stile asciutto, senza pietismi o tentativi di edulcorazione, è diretto, cinico, disilluso (“L’angoscia non può sorgere dalle speranze infrante, quando tali speranze non esistono più.“), feroce come il titolo, ma mai superficiale o scontato e quindi motore di uno sguardo realista. Quella di Max Dembo è l’epopea di un antieroe che vorrebbe una possibilità di redenzione che gli viene concessa in maniera solo teorica perché senza alcuna possibilità pratica di attuazione, è condannato a scivolare dentro un imbuto senza ritorno e a perseguire un ruolo che si è scelto (o in cui si è trovato) senza possibilità di cambiare l’etichetta che da un certo punto in poi si è trovato addosso (“Quello che uno si merita è quello che poi ottiene sono due cose molto diverse.”). E’ un personaggio sfaccettato perché nella sua natura violenta e criminale non manca l’autoconsapevolezza della malinconia e del rimpianto per prospettive diverse (“E’ questo il vero scopo dei figli, avere qualcuno su cui riporre la propria speranza“, frase in realtà pronunciata da un altro galeotto che Max condivide). Max usa per comunicare il solo linguaggio che ha imparato nella sua vita, fatto di brutali regole di interazione e di codici d’onore nei confronti degli appartenenti al suo stesso mondo; la cautela impone che non ci si possa fidare di nessuno, seppur il tradimento sia punito con la vendetta, delineando un ambiente costituito da uomini divisi da una solitudine (“Anche essere odiato è meglio che essere solo”) che li logora e li rende irrimediabilmente reclusi ad una vita in bilico (“Come chiunque altro, ero in grado di farmi piccolo e strisciare attorno ai confini che il destino e io stesso avevamo predisposto per la mia esistenza, ma non sarei mai riuscito ad oltrepassarli.“). Ognuno di loro si comporta esattamente con la stessa ferocia delle bestie quando si trovano alle strette, senza guardare in faccia a nessuno.

Un libro che da subito trasporta in una spirale da cui è impossibile staccarsi, si viene trascinati fino in fondo in una storia torbida e fangosa, accompagnati da un uomo ambiguo verso cui si prova sia rispetto che biasimo, in un gioco privo di confini chiari come è l’esistenza.

Edward Bunker è stato veramente in prigione diverse volte, per rapina, estorsione e traffico di droga, esperienze che riesce a riportare nel suo scritto con ovvia autenticità ma soprattutto con un’introspezione degna dello scrittore che è diventato. A dispetto delle sue esperienze Bunker è infatti sempre stato anche un divoratore di libri, abitudine lo ha aiutato non solo a sopravvivere in certi ambienti ma anche a costruirsi un futuro diverso.

Grazie ad alcune amicizie verrà “adottato” dal mondo del cinema che gli fornirà diversi incoraggiamenti verso la scrittura che lo porterà a ricevere aprezzamenti non solo da persone come James Ellroy o il nostrano Niccolò Ammaniti (che ne presenta l’edizione italiana) ma anche da registi come Quentin Tarantino, che lo volle per interpretare Mr. Blue ne Le iene, e attori come Robert de Niro che lo chiese come consulente per Heat – La sfida (Come una belva feroce è impermeato della stessa filosofia del rapinatore Neil Mac Cauley “se vuoi fare il lavoro del rapinatore non devi avere affetti o fare entrare nella tua vita niente da cui non possa sganciarti in 30 secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo“).

Mescolata alla sua meritata carriera di scrittore ci sarà infatti quella cinematografica. Non solo tre film, due tratti dai suoi romanzi (Vigilato Speciale e Animal Factory) e uno da una sceneggiatura originale (A trenta secondi dalla fine), ma sono anche numerossisimi i suoi cameo come attore (Le iene, Tango & Cash, L’altra sporca ultima meta,..). 

Per concludere, un altro fan di Eddie Bunker è Carlo Lucarelli che in un programma andato in onda su Radiodeejay (seppur vi fossero contenute alcune imprecisioni, tipo che Eddie Bunker avrebbe accoltellato in prigione il Serial Killer Billy Cook, fatto in realtà smentito) racconta un episodio (dal minuto 9:30) del suo incontro in prima persona con lo scrittore che merita veramente di essere ascoltato.

Se estrapoli ogni cosa, alla fine ti rendi conto che niente è davvero importante.

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