I lavoratori del Mare – Victor Hugo

Lethierry è un vecchio armatore che ha fatto fortuna comprando uno dei primi motore a vapore per il suo battello, la Durande, con cui svolge il servizio di collegamento tra l’isola di Guernesey e il porto di Saint Malò, entrambi all’interno del canale della Manica. Quando la sua adorata nave naufraga incagliandosi sopra degli scogli, l’uomo decide di promettere in sposa la nipote Déruchette a chiuque fosse riuscito a riportarne indietro il motore. Gilliat, un ragazzo considerato uno stregone e segretamente innamorato di Déruchette, si imbarca allora in mare con il progetto nel cuore di portare a termine un salvataggio impossibile e coronare il suo amore, osando quello che nessuno aveva anche solo provato a immaginare prima di quel momento.

Non sempre i giganti riescono ad essere all’altezza della propria fama. Parlando di Victor Hugo non esiste alcun dubbio su quanto sia straordinaria la sua bravura come2496145 narratore. Romanzi come I Miserabili, Notre Dame de Paris, L’uomo che ride, ma anche il più breve L’ultimo giorno di un condannato a morte, sono pietre miliari della letteratura e dell’animo umano. Emozionano, coinvolgono e affascinano come solo la penna dei grandi sa fare. In ognuno di essi Hugo è riuscito a distillare una forma di poesia purissima, grazie ad uno sguardo umano, fiammeggiante di passione e tormento, insieme ad un raro intelletto guidati da un talento unico.

In breve : un figo.

Ognuno di essi è un capolavoro il cui unico neo è spesso rappresentato dalle troppo compiaciute epopee descrittive che ogni tanto colgono d’urgenza lo scrittore spingendolo compulsivamente a descrivere nei minimi particolari un convento, un quartiere di Parigi, tutta Parigi, imperversando per intere pagine, che soddisferanno anche il dovere di cronaca, ma sono percepite come piuttosto eccessive (alla pari solo con l’inizio dell’Iliade quando vengono elencate tutte le forze militari schierate o del capitolo di Moby Dick in cui Melville si mette a descrivere e catalogare tutte le forme di vita contenute nell’oceano di cui avesse conoscenza [ok, in realtà credo fossero le varie specie di capodogli e balene]) e pesanti come un’incudine tra le gengive.

Ma se nel contesto di quei romanzi le descrizioni ossessive si sopportano perché si perdono nella bellezza di tutto il resto, putroppo questo non accade per “I lavoratori del Mare” dove questi paragrafi biblici arrivano al record di quasi 150 pagine in cui vengono minuziosamente raccontati tutti i gesti di Gilliat quando arriva sugli scogli per recuperare la nave fino a quando, finalmente, non succede qualcosa (non dico nulla per evitare spoiler). In questo caso si è passati dall’eccesso e si è arrivati ad un vero e proprio rompimento di coglioni. Non solo il suo peggior difetto ha preso dimensioni colossali ma anche la storia si trascina lentamente in una pesantezza inspiegabile ed insolita, che quasi affoga nelle continue elucubrazioni (a volte interessanti a volte eccessive) del narratore. La bravura di Hugo e tutti gli elementi che fanno di lui un pilastro sono sempre presenti, ma in una maniera appannata, fuori fuoco e meno intensa rispetto al resto dei suoi romanzi. I temi da lui prediletti (solitudine, emarginazione, sacrificio, amore, ingiustizia, profondità della vita) sono sviluppati ma sempre con un piglio troppo diluito (o troppo concentrato) e distante per risultare gustoso e catartico. Si smarrisce nei suoi stessi pensieri (sempre arguti e di alto valore filosofico ed esistenziale, per carità. C’è da fare incetta di aforismi come al solito) e costruisce un labirinto di descrizioni che riesce ad animarsi solo con gli avvenimenti legati al naufragio della Durande e a quelli successivi alla sua messa in salvo.

Sostanzialmente 150 pagine circa su quasi 450.

Va bene che il suo scopo è quello di rappresentare uno scontro tra uomo e natura, la solitudine del determinato, l’eroe che persevera fino a ritrovarsi completamente nudo di fronte al destino, spolpato dalle avversità, ma c’è un limite a tutto.

E il limite sta nell’attenzione di chi legge.

Il finale ha tutto il sapore della poetica di Hugo ma qualcosa non ha funzionato nel precedente sviluppo della storia e quindi la lotta di Gilliat contro la natura, il destino e tutto quello che ho scritto prima, non riesce ad ottenere una statura umana, etico-drammatica, pari a quelle Jean Valjean, di Quasimodo o di Gwynplaine, e non ci si affeziona come accade con tutti gli altri. E’ un personaggio monco, seppur conservi un piccolo bagliore della commozione che gli altri personaggi lasciano come strascico idelebile una volta terminata la lettura dei romanzi di cui sono protagonisti.

Se di tutti i grandi rimangono le vite, degli altri rimane solo un episodio e di Gilliat rimarrà sempre la fine.

Trattandosi del grande scrittore romantico (che, per inciso, adoro) comunque è un romanzo da leggere perché come dice Hugosono precisamente i libri che un uomo non legge, quelli che lo accusano di più“.

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