Molta liberté, poca égalité e nessuna fraternité..ma soprattutto propriété!

Il ricordo della Rivoluzione Francese risalente al liceo è piuttosto confuso. Non solo per la distanza temporale ma anche perché probabilmente in quel periodo i miei interessi erano altri anche se, così su due piedi, avrei pure qualche difficoltà a dire quali. Mi sarebbe anche piaciuto dire che era il corrispettivo di una mia rivoluzione interiore ma in realtà credo che la chiarezza di idee fosse un concetto astratto nascosto tra le pieghe della noia e della tristezza.

Mi sono rimaste veramente poche nozioni reali di storia e quelle poche hanno la forma di “impressione”, una specie di scia generale indefinita che caratterizza quella precisa epoca. Ecco, tornando alla sopracitata Rivoluzione Francese l’impressione rimasta era di estrema confusione,  non ci si capiva un cazzo e probabilmente non ci capivano nulla neppure loro che la stavano vivendo. Praticamente da un certo punto in poi i poveracci (e i medio poveracci) si sono rotti di farsi prendere a calci dai nobili parassiti e dal clero compiacente e hanno preso il potere facilitati dalla debolezza di un re non particolarmente brillante. E da qui in poi era un susseguirsi di nomi roboanti di rivoluzionari che pareva governassero e invece dopo poco venivano ghigliottinati senza nessun apparente motivo, fino a quando non arriva Napoleone che frega tutti.

Questo il riassunto estremamente semplicistico.

Sollecitato dal romanzo “L’armata dei sonnambuli” decido di riprendere l’argomento e scelgo il testo La rivoluzione Francese 1789-1799 (1) di Michel Vovelle (La sua biografia in quarta di copertina recita “..professore emerito di Paris I – Sorbonne, dove ha ricoperto la cattedra che era stata di Lefebre e Soboul. Ha presieduto la commissione di ricerca scientifica per la celebrazione della RIvoluzione Francese in occasione del bicentenario.”, su wikipedia viene definito come uno dei massimi conoscitori dell’argomento [tralasciamo il fatto che non ci siano le fonti] quindi, diciamo che non dovrebbe essere proprio un coglione..) e dopo la lettura concludo che più o meno l’impressione non era poi così lontana dalla realtà. Alla fine dei conti era un gran casino in cui a fasi alterne fazioni opposte riuscivano a prevalere e subito eliminavano tutti gli avversari (chiunque fossero, pure se fino al giorno prima se ne andavano a braccetto), quindi non proprio “senza nessun apparente motivo” ma con una strategia, brutale, ma comunque una strategia.

C’era un’altra cosa che però ricordavo bene, insieme ai nomi di Danton, Robespierre e Marat (senza aver comunque la benché minima idea di quale fosse precisamente il loro ruolo che sfociava in una sfocata “figura politica di un qualche rilievo”), ed era il motto “Liberté, égalité, fraternité” che si sente ripetere fino alla nausea un po’ da tutte le parti. Quelle tre parole che rappresentano concetti moderni, universali, attuali erano praticamente la mia unica certezza in proposito di questo evento avveniristico.

Se qualcuno avesse esclamato “Rivoluzione Francese!” prima potevo bofonchiare quelle tre parole per fare capire che qualcosa ricordavo di tutto quel casino.

Ora non mi è rimasto neppure quello.

Perché nel capitolo “2.Lo stato rivoluzionario” scopro che nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 Agosto 1789 e neppure nelle successive dichiarazioni del 1973 e del 1975 (per complicare le cose sfornavano tante dichiarazioni quanti erano i colpi di stato, i cambi di governo o le modifiche di nome delle assemblee) è citato il motto “Liberté, égalité, fraternité.

Potrebbe essere comprensibile perché sono concetti troppo importanti per essere buttati lì a caso. Vanno sviluppati, sviscerati, esposti, messi nero su bianco, valorizzati in diversi articoli.

E invece no.

Perché nei 17 articoli della Dichiarazione del 1789 se la libertà viene citata sotto le sue diverse espressioni in sette articoli (sul totale comunque non è male), di uguaglianza non se ne parla se non nella forma “Gli uomini nascono liberi e uguali nei diritti” (Art.1) e “La legge [..] deve essere uguale per tutti.” e “..i cittadini sono uguali davanti alla legge..” (Art.6) e di fratellanza non c’è nemmeno l’ombra. In compenso uno dei dei “diritti naturali e imprescindibili“, insieme a la libertà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione, è la proprietà (!) (Art.2) che in seguito viene definita “Sacra e inviolabile” (Art. 17) salvo “quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previo un giusto e preventivo indennizzo“. (Art.17), ovviamente.

Il che, tutto sommato, sarebbe pure piuttosto lecito ripensando a quelle che erano state alcune tra le cause scatenanti della rivoluzione ma risulta contemporaneamente anche piuttosto buffo in luce dello “spettro” che di lì a nemmeno troppi anni inizierà a girare per l’Europa e dal fatto che le rivoluzioni successive andranno in senso opposto (più o meno, solo alcune, non è questo il punto).

Proseguendo con la Dichiarazione del 1793 la libertà viene ridimensionata ma ulteriormente delineata nelle sue varie forme e finalmente fa il suo trionfale ingresso l’uguaglianza (Art. 2), specificata con “Tutti gli uomini sono uguali per natura e di fronte alla legge” che occupa l’intero Articolo 3 e poi viene usata quà e là con una certa frequenza, la proprietà persiste come  diritto (Art. 16) ma di cui si può essere privati per “necessità pubblica” quando “la necessità pubblica legalmente constatata lo esige, e sotto la condizione di una giusta e preventiva indennità.” (Art. 19), perché su questo non si cambia idea.

Della fratellanza ancora nessuna traccia.

Ci sono comunque un paio di articoli interessanti come il 27 “Ogni individuo che usurpa la sovranità, sia all’istante messo a morte dagli uomini liberi.” e il 35 “Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.” che chiude una costituzione mai applicata.

A questo punto si perdono le speranze nella Dichiarazione del 1795 (V Fruttidoro Anno III), che Vovelle definisce “mutilata” seppur alcune “conquiste appaiano irreversibili“, in cui spariscono i due stupendi articoli sopracitati, persistono libertà, uguaglianza e proprietà, ma si “registra un peggioramento, e talora il ripudio, di una parte dei principi contenuti nelle dichiarazioni precedenti, [..], si è soppresso l’articolo :” Gli uomini nascono e rimangono liberi e con eguali diritti”, considerato pericoloso, si è limitata la nozione di libertà al diritto di fare ciò che non nuoce agli altri, e quella di eguaglianza all’abolizione di differenze di sangue. Nulla resta dei <<diritti sociali>> proclamati nel 1793 e soprattutto scompare il riferimento ai diritti naturali dell’uomo,pietra angolare dei due testi precedenti. L’accento ormai è posto sulla conservazione dell’ordine..” (Michel Vovelle p.50); per non parlare dell’introduzione dei doveri.

Ma ancora nulla di questa benedetta fratellanza la cui presenza secondo la voce (senza fonti) di wikipedia dedicata al celebre motto, nato intorno al 1700 (sempre secondo la stessa voce senza fonti), sarebbe da rintracciarsi nella frase “Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi.” (peraltro più o meno scritto anche nelle altre) che poi prosegue con “Fate costantemente agli altri il bene che voi vorreste ricevere.“..

La parola fratellanza non si trova e ricondurla a quella frase sembra un riconoscimento a posteriori in una definizione un po’ scarna. Praticamente come ricevere uno scappellotto in testa, girarsi subito, vedere solo un bambino di due anni che gioca seduto a dieci metri di distanza da noi e concludere che deve essere stato per forza lui perché non vediamo altro.

Mah.

Anche l’Italia dovrebbe essere una Repubblica fondata sul lavoro ma opportunamente senza specificare di chi, visto che a sentir parlare di disoccupazione vengono i brividi. Ognuno scrive un po’ quello che vuole. A scrivere che è fondata sulla pizza e sulla pasta avremmo avuto sicuramente ovazioni dall’estero dove fortunatamente sono ancora le prime cose che vengono in mente prima di altre, per il momento, non sempre.

Dopo aver scoperto che Machiavelli non ha mai detto “Il fine giustifica i mezzi” anche questa non ci voleva. Del resto non ci sarebbe nemmeno da stupirsi visto che alla fine quello che è del popolo, rimane al popolo, nel bene o nel male. E allora: Liberté, égalité e… proprieté, che per la fraternité si stavano attrezzando già più di duecento anni fa e ancora non ci siamo riusciti.

Libertà che guida il popolo(1) Michel Vovelle – La rivoluzione francese 1789 – 1799 – Guerini Scientifica

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