Quasi mai – Daniel Sada

Demetrio Sordo è un giovane agronomo che amministra una tenuta il Messico nel 1945, anno in cui inizia a frequentare tutti i giorni il bordello “Presunciòn”. Qui conosce la prostituta Mireya con cui inizia una intensa relazione sessuale pagando ingenti somme di denaro pur di poterla vedere tutti i giorni, ad eccezione del lunedì (ogni tanto bisogna pur riposarsi da tanto sesso…). L’esclusiva attrazione fisica presto si evolve in un’innamoramento da parte di entrambi i quali pianificano un cambio di vita con tanto di fuga da tutto, lavoro, bordello e paese. Prima che i due possano realizzare l’intento Demetrio deve però sbrigare un’incombenza famigliare e ritornare alla casa natale dove lo aspetta l’anzianaQuasi mai madre per farsi accompagnare ad un matrimonio di famiglia. Qui l’agronomo incrocia lo sguardo di Renata e se ne innamora perdutamente. Quest’ultima però, pur ricambiando i sentimenti, è tutt’altro che disponibile fisicamente visto che si nega in ogni modo e non ammette nemmeno il più superficiale contatto fisico prima del matrimonio. Diviso tra due donne agli antipodi, Demetrio inizia una serie di scelte che lo porteranno a modificare radicalmente la sua vita.

Daniel Sada, insieme a Juan Villoro e Carlos Fuentes, viene spesso indicato come uno dei migliori scrittori messicani moderni e considerato un autore d’avanguardia la cui bravura venne riconosciuta nel 2011 con l’assegnazione del Premio Nazionale del Messico per le Arti e le Scienze, sfortunatamente seguito dalla sua prematura morte pochi giorni dopo. O almeno stando alla biografia nel libro, perché altrove si sostiene che in realtà fosse avvenuta solo poche ore dopo per una deficienza renale dovuta al diabete. In compenso Quasi mai vinse il Premio Herralde (suppongo, o almeno spero, sia prestigioso) nel 2008.

Quasi mai è un romanzo stilisticamente molto interessante perché fa un uso decisamente molto personale della punteggiatura e in particolare di virgole e punti esclamativi, usati per spezzare il discorso e le esclamazioni all’interno di uno stesso fraseggio conferendone un aspetto bizzarro ma con cui si evidenziano efficacemente particolari espressioni al suo interno, facendo si che emergano dal contesto senza modificarne la fluidità. Il suo modo di scrivere è scorrevole e senza rallentamenti, lo si segue agevolmente in tutta la sua brillantezza e personalità senza perdere il filo, anche grazie alla capacità di alleggerire e coinvolgere il lettore in prima persona rivolgendosi frequentemente a lui in qualità di narrante esterno, giudicante, ben identificabile e chiaro in tutta la sua evidenza.

Quello che veramente non sembra funzionare è in realtà la trama. Tutti gli sviluppi entusiasmanti ed avvincenti accadono nella prima delle cinque parti (e in un pezzo della seconda) per poi trascinare una grande quantità di avvenimenti poco interessanti che si susseguono senza particolare coinvolgimento e significato (che non sia quello di creare l’attesa nei confronti del finale) verso cui si finisce per provare un indifferente distacco. Da questo punto di vista ricorda molto Il conte di Montecristo con la differenza che Sada non era pagato a numero di frasi. Il materiale era potenzialmente molto più piacevole se ci fosse stata una costruzione meno lineare e con qualche colpo di coda quà e là, un terremoto emotivo o una tragedia che sconquassasse tutto. Invece arrivano solo rotture di cazzo nello stile della Legge di Murphy che sembrano scollegati fatti di ordinaria amministrazione (il che non è necessariamente una pecca, nella vita molte cose possono accadere senza che se ne tiri le fila) e che lentamente arrivano al tonfo finale senza troppe sorprese. Forse la sorpresa è giocata sul fatto che ci si aspetta un colpo di scena a sorpresa che, sorpresa!, invece non accade ma, al contrario, la sensazione sotterranea è che proprio ogni cosa inizi a diventare prevedibile (o addirittura temibile!) da un certo punto in poi. Dovrebbe avere anche dei risvolti comici e, in effetti ci sarebbero anche (“Prima o poi le persone buone si manifestano, anche se non proprio quando c’è urgente bisogno di loro“) ma temo non abbiano avuto un’adeguata valorizzazione per risultare realmente tali.

Lascia piuttosto confusi a pensarci bene perché, per quanto sia chiara la bravura come scrittore di Sada, non è sostenuta da un corpus tematico all’altezza che pare un po’ vago e non troppo centrato. Si capisce che non si tratta di un puro scritto di intrattenimento (in tal caso avrebbe una sua enorme dignità) perché ambisce a qualcosa di più ma purtroppo non arriva al suo fine come dovrebbe e risulta più basso di quanto non sia.

E poi diciamolo, Renata sarà anche stata consigliata dalla madre e il pudore degli anni ’40 era diverso di quello dei giorni nostri, però è una vera spaccapalle.

Colpo di Genio: Stupenda l’edizione proposta da Del Vecchio sia dal punto di vista della cura grafica di copertina che di due dettagli degni di nota:

  1.  Un ritratto a disegno dell’autore nelle prime pagine del romanzo
  2. Le instruzioni per l’uso di Quasi Mai a fine libro con tanto di ironiche “proposte di esercizio” come in un allenamento di fitness: GENIALE!!!

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