Per favore, non toccate le vecchiette – Mel Brooks

Max Bialystock (Zero Mostel) è un ex-produttore teatrale ormai caduto in disgrazia che tira a campare seducendo vecchiette per avere da loro i soldi per finanziare un suo spettacolo. Un giorno riceve la visita del verificatore fiscale Leo Bloom (Gene Wilder) che involontariamente suggerisce l’ingegnoso meccanismo truffaldino di raccogliere grandi quantità di denaro, sempre dalle stesse vecchiette, usandone esclusivamente una piccola parte in un flop clamoroso e conservare la differenza nascondendola agli occhi del fisco. rdi Diventati complici, i due trovano la sceneggiatura fallimentare nel testo “Primavera per Hitler” di Franz Liebkind (Kenneth Mars), un nazista che vorrebbe riabilitare la memoria di Hitler con un’opera teatrale e…da qui in poi è meglio vedere il film.

Primissimo lungometraggio di Mel Brooks, ricevette il Premio Oscar per la miglior scenggiatura originale nel 1969 sorpassando un candidato eccellente come 2001 Odissea nello Spazio. A posteriori è piuttosto difficile aggiungere “meritatamente” se si considera che quell’anno Kubrick vinse solo un Oscar per gli effetti speciali e non ne ricevette mai più altri (il che la dice lunga su quanto poco conti la qualità in questo tipo di eventi). Scansando sterili polemiche sulla faziosità di certi premi, Per favore, non toccate le vecchiette è decisamente una commedia pregevole, con diverse gag e trovate divertenti e originali, imagesefseppur datate e a volte prevedibili perché sicuramente ormai ipersfruttate nei loro tempi comici dagli ultimi 40 anni di cinema. Il limite non è quindi nel film in sé, che al momento dell’uscita era sicuramente una novità, ma negli occhi di chi guarda ai giorni nostri perché ormai un certo tipo di comicità si è inflazionato ed è stato esaurito dall’ipersfruttamento dell’industria del cinema (se una cosa funziona la si ripete fino a farla perdere di significato e a farla morire [a differenza dei cinepanettoni in cui si cerca di portare avanti qualcosa di abortito e che non è mai stato vivo]).

Pur nel logorio del tempo, si ride ugualmente e in una maniera molto diversa da quella a cui in seguito Mel Brooks ha abituato il suo pubblico con le pellicole successive, che si sono quasi sempre mosse più che altro nell’ambito della parodia con picchi demenziali seppur a volte piuttosto raffinati (Frankenstein Junior), in particolare se paragonati ai più recenti Scary Movie in cui il demenziale è veramente molto, troppo demenziale.

Cast strepitoso riassunto nel duo Zero Mostel e Gene Wilder, pimageseeeeeerfetti in termini di interpretazione, espressività, affiatamento e tempi comici: assolutamente intoccabili. Zero Mostel in particolare svetta incontrastato; questo fu tra l’altro il secondo film interpretato dopo 15 anni di lontananza dalle scene a causa del Maccartismo di cui fu vittima, non solo in quanto di sinistra ma anche poiché una volta interrogato non volle nemmeno fare nomi di altri personaggi dello spettacolo. Senza infamia e senza lode Kenneth Mars che comunque fa il suo lavoro piuttosto bene. Sul cast di comparse vecchine non c’è molto da dire a parte che probabilmente a questo punto non ci saranno più, l’unica eccezione è Estelle Winwood (non nel senso che sia ancora viva), arcinota attrice del cinema statuimageseenitense, ha un viso letteralmente indimenticabile. Tutti gli altri attori sono comunque propedeutici alla riuscita finale, anche qualora ci fosse una eccessiva tendenza al macchiettismo.  Sostanzialmente una buona prova determinata da una omogenea mescolanza di buoni elementi che diede vita anche ad una trasposizione teatrale di grande successo (replica ancora adesso) da cui venne tratto a sua volta un film (un film preso da uno spettacolo teatrale a sua volta preso da un film è un meccanismo piuttosto bizzarro.. sembra il sogno nel sogno del sogno ecc. di Inception), a sua volta non altrettando fortunato, dal titolo The producer – Una gaia commedia neonazista.

Apriamo una piccola parentesi sentita e risentita, ogni volta in cui si parla di film inglesi, in proposito della traduzione: fatta a minchia nel titolo originale, che da The Producers diventa Per favore, non toccate le vecchiette, ma che riesce ad essere pure peggiore quando si parla di doppiaggio, fatto a minchia allo stesso modo. Basti pensare che la tramaimages della piece teatrale di Liebkind, Springtime for Hitler, che sarebbe “A gay romp with Adolf and Eva at Berchtesgaden” diventa “dramma e apoteosi di un imbianchino che fece tremare il mondo“. E non è proprio la stessa cosa considerando i doppi sensi che implica la versione originale. Eppure, il punto non sono nemmeno questo tipo di modifiche dettate dall’impossibilità di rendere certi riferimenti linguistici o dalla mentalità bigotta (che, per quanto irritanti, almeno nel primo caso uno se ne può fare anche una ragione) ma il cambiamento di dialoghi senza nessun motivo, veramente irritante:

Leo, Smell it, see it? touch it. [..] We’ve struck gold, not fool’s gold, but real gold. The mother lode. The mother of them all.

diventa

Tieni, annusalo. Sentito? Tocca. [..] Eccolo, è lui. E’ la cosa più schifosa che sia mai stata scritta. Fa schifo solo a toccarlo. E’ puro sterco.

perché, si sa, a noi la MERDA fa molto più ridere.

Un Mel Brooks agli esordi, originale e piacevole anche se non al suo apice. Da vedere.

Giudizio in minuti di sonno: Un paio di tentativi andati a vuoto ma senza pisolini, semplicemente mancava l’ispirazione e fermavo la visione prima ancora di iniziare. In una sera con una voglia di commedia ma senza trovare nessun titolo interessante e avendo solo pipponi drammatici scopro di avere anche questo (senza ricordare bene perché lo avessi scelto) e decido di guardarlo. Visto incredibilmente alla prima ma non esente da un crollo al minuto 50 circa. Mi risveglio dieci minuti dalla fine riavvolgo e porto a termine. Totale venti minuti di sonno.

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