Mad Max: Fury Road – George Miller

In un futuro apocalittico gli uomini abitano una terra ormai desertica e sono regrediti ad uno stato selvaggio in cui i maggiori beni vitali per la sopravvivenza sono rappresentati da benzina e acqua. Su queste lande mortali si muove Max Rockatansky (Tom Hardy), ex poliziotto solitario divenuto pazzo dopo la morte della moglie e della figlia, che viene subito  catturato (tanto per non dilungarsi troppo in preamboli noiosi) da un gruppo di guerrieri chiamati i Figli della Guerra, comandati dal tirannico Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne), il quale ha costruito una società improntata al culto della propria persona esattamente come se fosse un dio (saliti al potere prima o poi arrivano tutti al delirio di onnipotenza ). Condotto nella loro fortezza Max viene utilizzato come sacca di sangue per rinvigorire il Figlio dellamad_max_fury_road_ver7_xlg-2 Guerra Nux (Nicholas Hoult) che se lo porta appresso nell’inseguimento di Furiosa (Charlize Theron) la quale sta fuggendo sopra un’autocisterna corazzata con..e da qui in poi è meglio guardare il film.

Mad Max: Fury Road dovrebbe essere una rivisitazione della ormai famosissima saga con Mel Gibson iniziata nel 1979 con Interceptor, proseguita con Interceptor – Il guerriero della strada e fermatasi, prima di questo nuovo capitolo, a Mad Max – Oltre la sfera del tuono. A dispetto della Standing ovation ricevuta al Festival di Cannes, delle numerose critiche positive, dei molti premi, delle dieci candidature ai Premi Oscar di cui sei portati a casa (comunque non come “miglior film” ma per trucco, scenografia, costumi, montaggio, montaggio sonoro e miglior sonoro), la sensazione finale è quella di aver visto un film ampiamente sopravvalutato in quella che pare più una mossa commerciale e di merchandising che di reale valore cinematografico, per diverse motivazioni. Intanto la trama è inesistente e puòimages essere riassunta con “un lungo inseguimento di due ore arricchito da morti, esplosioni e sparatorie spettacolari” che non ha nulla del fascino desolante e cupo della vecchia trilogia anni ’80 in cui, per quanto si trattasse di un film d’azione (quindi dispensato d’ufficio dall’avere particolari complicate elaborazioni), l’intreccio non era però così tanto lineare o ridotto all’osso fino ai punti di Fury Road (tanto per capirci The chronicles of riddick a confronto è molto, ma molto, più sfaccettato narrativamente). Pur ammettendo che il ritmo in questo quarto film è estremamente più alto, rapido, una corsa continua che lascia senza fiato (ed in questo è veramente pregevole) tuttavia sembra abbia le precise caratteristiche per essere un mezzuccio posticcio atto solo a coprire il vuoto di uno svolgimento in cui, sostanzialmente, non succede un cazzo.

Ma proprio un cazzo di niente (vedi “un lungo inseguimento di due ore arricchito da morti, esplosioni e sparatorie spettacolari”).

Solitamente si tratterebbe comunque di un aspetto accettabile in queste pellicole (nessuno si aspetta grandi approfondimenti psicologici) se l’inconsistenza non fosse veramente così esasperata come in questo caso. Sarebbe stato appropriato magari elaborare un pochino di più la trama e mettere qualche esplosione in meno, così, tanto per dire. Alla fine, tale vuoto di per sé non sarebbe nemmeno un grosso problema se non fosse che sono anche altri gli elementi a non convincere. La regia è buona e riprende in parte quella della trilogia (in imageseparticolare l’uso di sequenze accelerate) ma non ha nulla dei capitoli precedenti in cui alcune scene rimangono impresse a fuoco nella memoria (vedi la morte della moglie e del figlio investiti dalle moto nel primo capitolo) per la loro violenza psicologica e non solo per la loro truculenza o esagerazione adrenalinica come accade qui. Allo stesso modo anche i personaggi risultano banalotti. Il villain Immortan Joe non ha nulla di temibile che non sia un aspetto grottesco se paragonato alla pura malvagità di Toecutter e questo nonostante siano entrambi interpretati in maniera più che dignitosa da Hugh Keays-Byrne. Il vero paradosso di questa opimagesdddderazione è stato di riuscire a far rimpiangere Mel Gibson che evidentemente conferiva a Mad Max uno spessore molto più incisivo ed una follia cinica decisamente meno tontolona di quella di Tom Hardy che, in particolare all’inizio, pare solo un mezzo scemo con le visioni invece di un uomo impazzito dal dolore e dalla sete di vendetta. Ma sono sfumature di interpretazioni e comunque a lui va tutto il rispetto che merita perché è, a prescindere, un bravo attore poliedrico capace di passare da Bronson a Locke (stupendo!) senza perdere di credibilità. La vera rivelazione del film è invece Charlize Theron che regala l’interpretazione migliore di tutto ilimagesf film presentandoci un personaggio sfaccettato, sofferente, sporco, duro, malinconico, determinato, inarrestabile e fragile, giostrato con la capacità di catalizzare tutta l’attenzione con il solo sguardo: bravissima (o forse valorizzata dal confronto con gli altri)!

Menzione a parte merita Nicholas Hoult, non per l’interpretazione leggermente infantile ma perché dalla sua prima apparizione nel ruolo di Nux non ho fatto altro che ripetermi “questo l’ho già visto!” senza riuscire a capire dove. Poi lo scopro: era Marcus in About a boy, incredibile non è cambiato per niente!

Sottotono rispetto alle critiche entusiaste totalmente immotivate. Sembra quasi di rivivere l’accoglienza che ai imagesddddddtempi ricevette Avatar che, bisogna dirlo, era veramente una cagata già vista e rivista.

Deludente e inferiore rispetto ai tre film precedenti (forse per un nostalgico come il sottoscritto che non baratterebbe le atmosfere in cambio delle esplosioni) ma nemmeno totalmente da buttare.

Giudizio in minuti di sonno: Nonostante una visione iniziata a mezzanotte e mezza, ho dormito solo dieci minuti una mezzora prima della fine in cui sostanzialmente non si è perso nulla di fondamentale o che non si potesse intuire una volta riaperti gli occhi. Non si possono escludere assopimenti vari qua e là perché dal momento in cui tutto era chiaro (nella sua lampante ovvietà) non ho potuto accorgermene in maniera evidente.

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