Sabotaggio – Alfred Hitchcock

Karl Anton Verloc (Oskar Homolka) e la moglie (Sylvia Sydney) gestiscono una sala cinematografica a Londra; insieme a loro vive anche il fratello di lei, il giovane Steve (Desmond Tester). Entrambi sono tuttavia all’oscuro della vera attività di Verloc il quale è in realtà appartenente ad un’associazione di stampo terroristico il cui obiettivo è attuare una serie di attentati con cui seminare la pauraindex all’interno della società. Dopo il parziale fallimento del primo risibile sabotaggio presso una centrale elettrica, che non ha creato alcuno scompiglio, l’associazione decide di alzare il tiro nonostante i loro movimenti abbiano iniziato a destare diversi sospetti di un poliziotto che lavora sotto copertura (John Loder), sempre più vicino e.. da qui in poi è meglio guardare il film (probabili spoiler a seguire).

Ispirato al romanzo L’agente segreto di Joseph Conrad (lo stesso dell’osannato quanto, per quel che mi riguarda, indigeribile Cuore di tenebra), Sabotaggio (Sabotage) è un film del 1936 appartenente al “periodo britannico”, il quale a volte viene confuso con I Sabotatori (Saboteur o Danger) del 1942 quindi del “periodo americano”, che negli Stati Uniti venne distribuito con il titolo di The woman alone (*). Truffaut ne evidenzia una “tecnica espositiva eccellente“(*) seppur manifesta di essere “rimasto un po’ deluso rispetto alla fama che si era creato“(*); in particolare il regista francese non aveva apprezzato il personaggio del indexdddetective, sostanzialmente fiacco, in quanto il film ne riporta un’immagine che crea disagio morale per il fatto di intrannere una relazione con la moglie del cattivo (il quale risulta quindi più “simpatico”) e perché sembra arrivare sempre troppo tardi ai fatti (fa anche notare come, del resto, ciò accada spesso alla polizia nei film di Hitchcock) imputando il tutto a qualche debolezza di sceneggiatura. Dal canto suo il regista inglese si difende sostenendo che in realtà fosse Loder a non essere adatto per quella parte e che la sua scelta principale, Robert Donat, fosse inavvicinabile perché impegnato con Alexander Korda; ma del resto nemmeno di Sylvia Sydney era molto soddisfatto perché da lei si aspettava qualche espressione in più. A questo punto i giudizi sul cast sono già stati detti, posso solo aggiungere che il negoziante fabbricante di bombe ha l’aspetto di un incrocio tra Alessandro Besentini di Ale e Franz, Massimiliano Cavallari dei Fichi d’India montati sopra il corpo di…Hitchcock!

Così, tanto per alleggerire.

Sostanzialmente sembra che l’altro vago difetto emerso dal loro dialogo sia una non completa polarizzazione dei due antagonisti a cui si è cercato di rimediare in vari momenti (da cui le “debolezze di sceneggiatura”). Da un punto di vista più moderno eppure questa identificazione non totalmenindexffte lineare, in cui “il cattivo” non sia totalmente “il cattivo” e “il buono” non sia totalmente “il buono”, non pare necessariamente un errore, anzi, l’esatto contrario. Premesso che il gusto comune è mutato nel corso degli anni, i personaggi di Verloc e del detective sono dotati di tali dissidi interiori (seppur vagamente accennati) da risultare più di piatte apparizioni monodimensionali, divenendo decisamente più interessanti e più riusciti ad un occhio contemporaneo perché la realtà non è mai netta ma costruita dietro a numerose insospettabili sfumature. Verloc ha delle esitazioni e dei sensi di colpa che lo rendono più umano perché, per quanto sia più facile pensare che non sia così, i mostri non sono necessariamente tali in toto. Tuttavia questo tipo di riflessione non eracccv ritenuta evidentemente del tutto accettabile nei confronti di un personaggio “cattivo” che, in un certo senso, doveva rimanerlo fino in fondo. Al contrario, il fatto che il personaggio positivo, la moglie di Verloc, provi una serie di pulsioni lontane da quello che dovrebbe essere il suo ruolo è forse più accettabile, vista la situazione, ma non a caso il finale viene costruito in una maniera ambigua proprio allo scopo di dispensarla da ogni colpa per non intaccare i rispettivi ruoli prestabiliti, nella scena tragica quanto commovente (da parte di entrambi!!) dell’omicidio-suicidio. La maestria di Hitchcock sta in queste circostanze non nel farci schierare con chi vorrebbe lui (anche se lavora precisamente in questo senso) ma nel mantenere ambiguità e facendo intuire gli stati d’animo non con le espressioni attoriali (che infatti sono volutamente il più neutre possibili) ma attraverso l’uso esclusivo del montaggio e delle inquadrature (*) per rendere visibili le emozioni perché, come lui stesso sostiene, “nella vita uno non porta scritto sul viso i sentimenti che sta provando“(*).

Hitchcock a proposito di questo film disse: “E’ un po’ sabotato. Se si togimagesjlie qualche scena, tra cui quella che abbiamo appena esaminato [n.d.r. il finale], è un film disordinato, costruito in modo approssimativo; non mi piace granché.” Personalmente credo sia un giudizio troppo severo perché in realtà alcuni spunti e approfondimenti sono decisamente molto “avanti”; nel complesso è una pellicola serrata dai toni cupi, molto coinvolgenti e con la consueta dose di suspance (vedi scena dell’autobus), marchio di fabbrica del “maestro del brivido”.

Sottovalutato e da rivalutare.

Curiosità inutili e gossip da pettegoli: Walt Disney ha curato la parte animata proiettata al cinema che si vede sul finale. Oscar Homolka è stato sposato quattro volte, John Loder cinque, Sylvia Sydney Tre, Torin Thatcher due, Desmond Tester due,.. praticamente la fiera del divorzio, del resto il matrimonio in Inghilterra era una questione spinosa già ai tempi di Enrico VIII..

Giudizio in minuti di sonno: Svenuto dopo i primi venti minuti alla prima visione, mi risveglio a mezzora dalla fine e rinuncio immediatamente a riavvolgere perché a quanto pare il film saltava ogni tre secondi mangiandosi un paio di secondi di pellicola in un balletto a singhiozzo veramente insopportabile. Recupero un formato integro e lo guardo senza problemi (salvo interruzioni varie) poco prima di cena.

(*) François Truffaut – Il cinema secondo Hitchcock – Il saggiatore  

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