Cronache del rum – Hunter S. Thompson

Paul Kemp è un giornalista sconclusionato e pesantemente alcolizzato (ma ancora alla fase del pieno divertimento e non in quella da povero derelitto) che da New York si trasferisce a Porto Rico per lavorare al San Juan Daily News, un giornale sull’orlo del fallimento gestito da una redazione costituita quasi interamente da ubriaconi (o persone che si divertono parecchio e lavorano poco, a seconda dei punti di vista) e falliti di ripiego. Le sue giornate sono scandite saltuariamente dal lavoro ma molto più frequentemente dalle puntate al bar per bere rum e mangiare hamburger insieme ai colleghi, quando non sono tutti impegnati a muoversi per le strade di San Juan e dintorni con la discrezione che potrebbe avere un ippopotamo all’interno di un recinto di gattini.

Questo è uno dei rari casi di libri che non sia stato anni a stagionare sul mio comodino,thim semplicemente perché ha passato il periodo corrispondente di aspettativa dentro alla wishlist online. Dieci anni circa. Il motivo principale è che risultava non ordinabile fino a qualche mese fa, quando mi sono accorto del cambio di stato e del vantaggioso prezzo di vendita di 4 Euro (attualmente 3,12) per una copia cartacea che a quel punto non ho potuto fare a meno di comprare e leggere praticamente subito perché Addio, Mia amata di Raymond Chandler non era bastato a decongestionarmi dalla lettura de Il dono di Nabokov.

Hunter S. Thompson in ambito letterario è famoso per aver creato il “Gonzo Journalism” uno stile di scrittura che mescola giornalismo tradizionale, impressioni personali e utilizza spesso la narrazione in prima persona, evitando quindi una formulazione di tipo strettamente oggettivo. Curiosamente (suppongo dietro questa scia) l’idea di un “creatore coinvolto nella propria produzione” è stata ripresa in altri due ambiti, in quello fotografico/cinematografico e in quello pornografico, in cui il “gonzo” è un genere vero e proprio. Fuori da questo, Hunter S. Thomson è diventato universalmente (seppur indirettamente) famoso nel 1998 quando fu girato Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gillian con Benicio del Toro e Johnny Depp, tratto dal suo romanzo Paura e Disgusto a Las Vegas, una selvaggia cavalcata nel cuore del sogno americano. In realtà, anche da Cronache del Rum è stato tratto il film The rum Diary (che è il titolo originale del libro), sempre con Johnny Depp nella parte degli alter ego dello scrittore, tuttavia senza riscuotere lo stesso successo del film precedente. Forse perché il regista non è Terry Gillian, forse perché la droga desta più attenzione e clamore dell’alcool (nel senso che “fa più figo”) o forse perché era irrimediabilmente una cagata.

Tornando al romanzo di Thompson, che come Paura e disgusta a Las Vegas è marcatamente autobiografico, l’atmosfera che si respira nella lettura è piuttosto ambivalente. C’è tutta una parte emersa relativa alla storia di una specie cazzone fatto e finito, una remora (come lui stesso si definisce) senza dignità, che si divide tra il tirare a campare con il minor sforzo possibile e il maggior numero di ubriacature possibili in sequenza prima di riprendere i sensi. C’è poi una parte accennata a tratti che si subodora nei rari momenti di contemplazione del protagonsta che riporta ad una dimensione di smarrimento malinconico. Paul Kemp è uno straccio ma non sempre ne sembra compiaciuto, anzi, le sue paiono constatazioni di una situazione a cui si adegua con un certo rammarico per l’amarezza di una moltitudini di occasioni che sembrano scivolare via, una sequenza di “dovrei fare”, “dovrei andare” che non trovano proseguo e rimangono bloccati in una immobilità di fatto che rischiano di lasciarlo in una palude inconcludente, fatta di bevute e scorribande perché, in fin dei conti, “Tutti ne usciamo alla grande quando siamo sbronzi“.

Hunter Stockton Thompson è morto suicida il 20 Febbraio 2005 per un colpo di arma da fuoco.

Non è il più veloce a vincere la corsa, non è il più forte a vincere la battaglia, ma chi riesce a vedere prima degli altri e a farsi da parte.

La frase continuava con “Come una rana in una palude a mezzanotte che evita le randellate.

E così è molto più autentica del suo stile diretto e ironico, capace di distrarre subito dai momenti più seri.

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