Il Generale della Rovere – Roberto Rossellini

In un’Italia in preda alla confusione a seguito dell’armistizio dell’8 Settembre 1943, a Genova, il truffatore Emanuele Bardone (Vittorio De Sica) vive di espedienti e riesce a racimolare denaro, che sperpera nel gioco d’azzardo, spacciandosi per un colonnello in buoni rapporti con i tedeschi e fingendo di ottenere trattamenti di favore per i parenti e gli amici in stato di arresto di chi chiede il suo aiuto dietro lauto pagamento. Una delle sue vittime scopre però il raggiro poiché apprende della morte del marito per vie traverse e decide di denunciarlo. Emanuele viene quindi arrestato ma riceve la proposta del colonnello Müller (Hannes Messemer) di assumere in prigioneLocandinagenerale l’identità del Generale della Rovere, un ufficiale erroneamente ucciso dai tedeschi, allo scopo di identificare un capo partigiano che si sospetta sia rinchiuso insieme ad altri detenuti comuni. Ritrovatosi alle strette e con la possibilità di ottenere un salvacondotto per la Svizzera e un premio in denaro decide di accettare e..da qui in poi è meglio guardare il film.

Potente pellicola ambientata durante la Seconda Guerra mondiale, vinse il Leone d’Oro di Venezia nel 1959, a pari merito con un altro grandissimo film ambientato invece durante la Prima Guerra Mondiale : La grande guerra di Mario Monicelli. Premi meritatissimi in quanto entrambi i film sono effettivamente accomunati non solo dall’essere opere preziose dal punto di vista cinematografico, seppur ai tempi oggetto di aspre critiche di natura politica (in particolare più per Rossellini che per Monicelli), ma anche dal presentare un punto di vista affine sul riscatto umano di personaggi discutibili e meschini, all’interno di un filone piuttosto caro alle nostre radici in cui si vuole presentare l’italiano in un realistico contesto in cui emerge la sua bassezza (leggi “arte di arrangiarsi”) ma che in condizioni estreme sa anche troimagesvare una dignità ed un amor proprio totalmente inaspettati che sono spesso motivo d’orgoglio. Senza voler entrare nel merito della frase fatta “italiani brava gente“, poiché basterebbe guardare il documentario “The fascist Legacy” (ringrazio l’amico che me l’ha segnalato) per constatare che non è nulla più che una frase fatta ma soprattutto perché l’ovvio pensiero razionale vorrebbe che episodi di vero eroismo quanto di truce bestialità siano diffusi equamente presso qualunque etnia, fazione, gruppo ecc. e il guardare esclusivamente all’uno o all’altro non giustifica generalizzazioni improprie e a senso unico su di un intero popolo, ci si trova di fronte al racconto sincero di un’umanità alla ricerca di riscatto e al pensiero positivo che una piccola scintilla di speranza alberghi in tutti gli animi, seppur all’interno di uno sviluppo indexggfortemente drammatico. Perché alla fine siamo tutti uguali e non esistono ruoli o persone più predisposte a fare del bene o a compiere atti di eroismo, spesso è solo una questione di circostanze e di molteplici fattori più che di inclinazioni personali. E sono proprio le vicende umane piene di sfaccettature e di ombre a risultare inevitabilmente come le più interessanti poiché pienamente autentiche e riempite di quelle ambivalenze che rendono l’esistenza una superficie sfaccettata piena di colori e di punti di vista e non un piano unico, piatto, monocromatico con una sola visuale. Una volta iindexntrapresa una strada è molto difficile percorrerla a ritroso di conseguenza il riscatto sarà in un qualche modo parziale e vincolato ma comunque non meno eroico nella sua difficoltà. Emanuele Bardone, interpretato magistralmente da Vittorio de Sica, è un personaggio profondamente tragico nella sua malinconica bassezza e che non risulta così deprecabile come vorrebbe il suo ruolo ma, al contrario, alla fine pure comprensibile anche perché tutto passa in secondo piano nel momento in cui dimostra un chiaro segnale di cambiamento la cui autenticità è pagata con un altissimo prezzo.

Regia di Rossellini, mostro sacro del cinema italiano, ineccepibile.

Pellicola di alto livello ispirato all’omonimo romanzo di Indro Montanelli, coinvolgente, commovente, intensa e con interpreti all’altezza, tra cui una giovanissima Sandra Milo, ai suoi tempi fu sia criticato che bene accolto; ai giorni nostri invece è assolutamente da vedere in sostituzione di tanta merda recente priva di cuore ma agghindata da tanti effetti speciali utili solo a distrarre dal vuoto totale sopra il quale (non) si reggono certi film.

Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile.

Giudizio in minuti di sonno : Sveglio e partecipe anche se facilitato dall’averlo guardato al mattino.

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