Un equinozio non fa primavera

Ho sempre sentito la primavera con largo anticipo.

Non è un mutamento graduale ed indolore, di quelli talmente impercettibili da chiedersi ad un certo punto come possano essere cambiati così tanti dettagli senza essersene nemmeno accorti. Al contrario, è un dato di fatto improvviso. Di punto in bianco la luce è oggettivamente diversa, più dolce e più lunga. L’aria non è più la stessa che respiravo fino ad un attimo fa, è leggera, rarefatta, gentile ma subdolamente evanescente. Un giorno sono avvolto in un cappotto pesante e quello dopo esplodo dentro i vestiti per il caldo. La pelle stessa ha un tepore diverso mentre un brivido ipersensibile percorre la schiena. I funzionamenti interni non sembrano più gli stessi, qualcosa li sta sfasando. Ma soprattutto c’è qualcosa di disagiante e di malinconico che accompagna da sempre, ogni anno, l’arrivo della primavera. Una sgradevole sensazione di rincoglionimento che non ha nulla a che vedere con il risveglio dei sensi prospettato dai luoghi comuni che ci vorrebbero tutti predisposti all’innamoramento. Diversamente dalle aspettative, è una leggera sensazione disgregante e di smarrimento, più propriamente di natura esistenziale, che si ripresenta puntuale ogni anno in una scissione mentale tra le emozioni, i ricordi e il vissuto. A volte sembra persino che si mascheri di nostalgia, anche se inspiegabilmente si trasfigura in momenti che non rimpiango e in cui non vorrei ritornare. In quei mesi non esistono spostamenti ponderati ma si veleggia di abitudine muovendosi da un luogo all’altro come una crisalide in attesa di sbocciare. Nulla sembra toccare o arrivare all’essenza degli avvenimenti se non come evento lontano. Accade a me ma è come se non arrivasse nemmeno vicino alla pelle, agli occhi, alla coscienza. In qualche modo ogni volta vengo riportato a qualcosa di molto lontano, in cui forse tutto ha avuto origine e potrebbe spiegare la manifestazione di questa fastidiosa e persistente malinconia, ma è sempre troppo sfumato per poterne distinguere i contorni e dare una definizione.

Forse si può ritrovare il punto di partenza in un ingombrante passato fatto di ricordi distanti, non affrontato o mai superato, ai tempi dei motorini, delle biciclette o dei tirocini.

Forse.

Oppure in una maledetta allergia ai pollini che mi scombussola ogni anno riportandomi a condizioni neanderthaliane più prossime a quelle di un morto vivente che di un essere umano.

CSC_0233m

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2 thoughts on “Un equinozio non fa primavera

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