Vuol vedere Praga d’oro? – Bohumil Hrabal

Il fatto rimarcato con maggior frequenza e attenzione in riferimento alla vita dello scrittore boemo Bohumil Hrabal è la sua incessabile alternanza di lavori svolti. Ha praticato qualunque tipo di mestiere tra i più disparati e diversi; è stato magazziniere, manovratore, assicuratore, capostazione, copista, imballatore, operario, commesso viaggiatore, comparsa, cameriere, … in un elenco che restituisce l’idea di unpraga personaggio poliedrico e versatile quanto probabilmente bizzaro, difficilmente definibile e sfuggente, sostanzialmente non incasellabile in nessuna categoria. Inevitabilmente questi ipotetici tratti della sua personalità sono invece le caratteristiche principali che vanno a definire la sua prosa e che costituiscono il fulcro principale di originalità di questa raccolta di 11 racconti. “Vuol vedere Praga d’oro?” è un insieme di testi totalmente imprevedibili e privi di linearità. In ogni circostanza protagonisti e personaggi secondari si fondono insieme in una amalgama eterogenea molto vicina alla composizione della vita, osservata da una prospettiva esterna in cui ogni soggetto entra all’interno di un quadro generico con il suo punto di vista mentre la composizione totale, a cui ognuno di essi contribuisce, è di più ampio respiro e ne assorbe le caratteristiche. Non è mai chiaro di chi voglia parlare Hrabal, nel suo divertito gioco a smarrire il lettore, come per esempio nel racconto I bambini di Praga 1947 in cui sebbene i protagonisti siano degli agenti assicurativi truffaldini, in realtà il ruolo principale viene ricoperto dai clienti che attraverso le proprie vicende trasmettono, come dice la quarta di copertina, “un mondo tragico, ridicolo e così autentico da risultare surreale“. C’è spesso qualcosa di inafferrabile e confondente nei suoi racconti, quanto allo stesso tempo di toccante in alcune sue descrizioni a volte così assurde da risultare vere, intrise di una violenza asettica e di una malinconia a volte appena accennata da un rassegnato stupore, perché non solo è vero che “la sofferenza è la strada per la saggezza” ma anche che “siamo come le olive, [..] solamente quando ci schiacciamo diamo la parte migliore di noi stessi.

La maestria di Hrabal non risiede nel modo di scrivere, che risulta disorientante e a tratti difficile da seguire perché la sua attenzione è rivolta allo svolgimento reale degli avvenimenti e non al lettore che poi capirà tutto, ma nella capacità di rendere indimenticabili dettagli marginali (il maiale sgozzato che non capisce che era stato il suo padrone a tagliargli la gola e continua ad andargli vicino per proteggersi tra le sue gambe fino a morire dissanguato) incastrandoli nella lettura senza il minimo preavviso e senza alcuna coerenza narrativa come, alla fine, è la vita stessa nella sua crudeltà e nalla poesia dei suoi percorsi infiniti.

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