Morte di un perfetto bilingue – Thomas Gunzig

Un soldato si risveglia in un letto d’ospedale circondato da un misto di curiosità e di risentimento di cui non riesce a ritrovare l’origine poiché affetto da un’amnesia che ha oscurato gli ultimi ricordi. Paralizzato e incapace di comunicare con l’esterno inizia mentalmente a ricostruire la propria vita più recente per arrivare a capire cosa gli fosse successo e perché si trovasse in quel posto (“Oggi, ripensando a tutta quella storia, mi dico che fra i miei antenati dovevano esserci lumache senza guscio“) in un percorso a ritroso che gli riserverà alcune sorprese.

Elle, rivista francese di moda, stando alla quarta di copertina avrebbe detto di questo libro : “All’inizio è leggero e divertente.  Ma intorno al capitolo 17 l’ansia fa lentamente il suo ingresso, e la narrazione si fa tanto coinvolgente da togliere il fiato!“. Ora, non so che libro abbiano letto nella redazione di Elle per definirlo “leggero e divertente” ma, per la cronaca, al capitolo 11 erano già successi i seguenti avvenimenti: un uomo è stato ucciso, ad una donna sono stati buttati giù tutti i denti a pugni, un plotone di soldati è stato9788882373528_0_170_0_75 affogato con la testa dentro i cessi di una stazione e una bizzara storia d’amore è nata tra un’anziana signora ed un militare. Questione diversa è lo stile di Gunzig che, effettivamente, non usa mai toni drammatici e nemmeno cerca di accentuarli seppur spesso descriva situazioni oggettivamente di una violenza disturbante che, tuttavia, dal racconto distaccato del protagonista giungono al lettore spogliati di ogni forma di valenza emotiva fino a risultare elementi di semplice cronaca. Un po’ come dire “E’ successo, punto”. Alcuni passaggi sono realmente terribili eppure scorrono come dati di fatto ed avvenimenti che possono accadere nella vita quotidiana come, tutto sommato, è lecito pensare se si prova a leggere con attenzione il giornale in una mattina qualunque. Il fatto che non sempre ricevano risalto è un’altra questione. Ed è per questo che il protagonista non arriva come il bastardo che dovrebbe essere ma come una persona senza scelta come, probabilmente, è sul serio. Nelle sue azioni non pare esserci un sadismo compiaciuto ma solo una folle razionalità dettata dalla mancanza di alternative. Gunzig si prende spazio e respiro per ironizzare sulla società attraverso meccanismi surreali realizzabili solo sulla carta, che creano sdegno ma che non risultano fino in fondo così profondamente distanti dalla realtà. C’è del vero in alcune follie e nella normalità con cui arrivano al lettore. Prima di tutte lo strapotere degli sponsor e della televisione che riesce ad avere la meglio anche sulla guerra che, comunque, è sempre mossa solo dagli interessi. L’orrore viene nascosto e motivato dal denaro in cui anche l’innocenza risulta sacrificabile al denaro all’altare del più becero consumismo.

[..] Capisce? La gente deve essere rilassata e contenta, deve essere in vena di consumare.
– Capisco.
– E lo sa cosa fa passare la voglia di consumare?
Il dottore è rimasto nuovamente in silenzio e la donna ha continuato con la sua voce da simulatore, che adesso emetteva suoni più gravi.
– Il cattivo umore. Quando uno non è di buonumore se ne resta a casa a ruminare pensieri foschi, diventa un’ameba depressa e non consuma più, trasformandosi in un ostacolo della crescita. Il cattivo umore è il rischio epidemiologico maggiore del nostro secolo, lo sapeva dottore?

Un libro interessante ma non eccelso (in cui si percepisce qualche vaghissima assonanza con La morte di Artemio Cruz di Carlos Fuentes relativa all’idea del personaggio costretto a letto che ripercorre la sua vita, alla violenza e al denaro ma sviluppata con uno stile totalmente agli antipodi, tanto è scorrevole Morte di un perfetto bilingue quanto l’altro era pesante e macchinoso),  di un autore contemporaneo considerato come uno dei migliori in Belgio, recentemente prestato al cinema come co-sceneggiatore del pregevole Dio esiste e vive a Bruxelles. Sicuramente Thomas Gunzig ha molti spunti brillanti  e poetici (nel film definiva il sorriso di una delle protagoniste come una cascata di perle che scendono dalle scale) mescolati ad una buona ironia e un certo sarcasmo che lo rendono un autore decisamente provvisto di enormi potenziali di crescita.

Qualche leggera perplessità sul titolo..

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