Il bosco 1 – Andrea Marfori

Preambolo: un ragazzo cammina in un campo e raggiunge una donna seduta a terra dentro un casolare abbandonato (o a cui hanno pignorato tutto e con seri problemi di igiene personale), si siede accanto a lei e iniziano a limonare duro. Improvvisamente un artiglio esce dalla passera della donna ed evira il ragazzo. Molti anni dopo, Tony (Diego Ribon) e Cindy (Coralina Cataldi Tassoni), una coppia di fidanzati che dopo essere stati a Venezia (la sequenza di polaroid nei titoli di testa ce lo ricorda fino alla nausea) decidono di andare a fare una passeggiata sulle Alpi, soccorrono per strada la stessa ragazza dalla dote poco raccomandabile e la portano con loro fino in paese. Arriva un uomo in moto e la donnaimdirect.php spaventata fugge via e…già dopo il preambolo era chiaro che  fosse meglio non guardare il film.

L’unico motivo che giustifichi la visione di questo rigurgito acido di zebra claudicante è un avanzato stato di demenza non solo a livello neuronale ma, più propriamente, di ogni cellula del proprio corpo come se tutto l’organismo fosse colto da un simultaneo rincoglionimento e tutta la sinergia che lo governa andasse a puttane in un solo attimo: mitocondri che se ne fottono dei Cicli di Krebs e iniziano a scoreggiare metano a vanvera, reni che filtrano urina, il fegato che produce lardo di Colonnata e il pancreas che, senza motivo, decide di spostarsi sul lobo frontale. In sostanza solo in uno stato fisiologico di totale scompenso si potrebbe affrontare questo punto morto nell’elettroencefalogramma di un sasso fermacarte. Che poi è pure una perfetta metafora di come è stata sviluppata la trama: dettagli messi a casaccio, senza nesso logico, confusionari e scollegati, cuciti insieme dal solo fatto di essere in sequenza temporale. Il compattamento di materiale di scarto (a sua volta preso da scarti, se si pensa alla sequenza dei racconti dello scrittore pazzo, buttati lì senza motivo forse perché ormai erano stati girati e in qualche modo andavano usati) farebbe pensare ad una sorta di mostro di Frankenstein filmico ma in realtà sembra più l’ultima deforme trasformazione di Brundlemosca (che invece era struggente). Se non si spacciasse per un film horror sarebbe un perfetto film commedia da quanto può essere ingenuamente esilarante e penoso.

Alcuni dettagli a caso come esempio :

  1. uno dei protagonisti è uno scrittore mezzo pazzo che a causa di un cancro è rimasto senza voce e può parlare solo grazie ad una macchinetta applicata alla gola, peccato che l’attore ogni tanto si dimentichi di tenervi sopra la mano quando parla e quindi finisce per farlo a casaccio più come se fosse un tic che una reale necessità;
  2. La ragazza con l’artiglio tra le gambe (Arva) ad un certo punto si trasforma in un essere cadaverico con delle zanne lunghissime (Vampiro? Strega? Demone? Zombie? Boh.. ) e    index  rivolgendosi ad un arrapatissimo (perché si suppone posseduto da una demoniaca forza) Tony ammicca a colpi di lingua dicendogli che lei ha quello che lui desidera. Ora, non so chi possa trovare anche solo vagamente eccitante una donna come quella in foto (anche se le sembianze non erano proprio quelle) ma Tony corre da lei senza esitare. E non c’è possessione diabolica che lo giustifichi, perché i demoni nei film non vanno mai da altri demoni ma cercano sempre belle fighe! Come se non bastasse quando si riprende scappa in preda al terrore e cosa fa? Si addormenta (letteralmente o forse solo metaforicamente) con le mani appoggiate sopra un masso…ma perché, cazzo, perché??;
  3. dopo che a Tony vengono mozzate le mani (addormentarsi sul masso non è stata una grande idea..) Cindy, senza alcun motivo, va nelle cantine del caseggiato e qui trova il mostro armato di falce che inizia ad inseguirla in una delle scene più esilaranti mai viste. Lei si ferma ad ogni passo per gridare e cadere mentre lui sferra fendenti a caso contro il muro o mancandola per un pelo nonostante entrambi si muovano con la dinamica velocità di bradipo, rallentato ulteriormente da una pera di valium. Talmente concordato e preparato (male!) da voler gridare “Questa la s’è capita!” come nell’incontro di pugilato in Cari fottutissimi amici di Monicelli;
  4. I due protagonisti iniziano a notare una serie di avvenimenti inquietanti ma inveceimagesee di scappare, nascondersi, reagire, stanno sempre fermi in un punto a gridare come matti per poi ritornare nel caseggiato in cui si nascondono i mostri e stanno lì ad aspettare mentre uno dei due, invece di cercare qualcosa con cui difendersi, si mette a girare su sé stesso in luoghi a caso. Un po’ come se Geppetto fosse uscito da solo dalla pancia della balena (che scopro ora essere in realtà un pescecane) attraverso lo sfiatatoio e poi vi fosse rientrato direttamente dalla bocca. Quanti pretesti esistono per non fuggire e continuare a rimanere in quel posto che non sia una trama mal scritta?
  5. Cindy ad un certo punto si trova alle strette e, dopo aver fatto apparire dal nulla tre torce infiammate nel tempo di un cambio di inquadratura, si ricorda di avere un coltello nello zaino, lo prende e determinatissima grida “indexdNon mi avrete così facilmente!“. Non ha nemmeno finito di pronunciare la frase che il mostro l’ha già disarmata (e stiamo sempre parlando del bradipo sotto valium). A questo punto c’è un’interminabile colluttazione al termine della quale Cindy riesce ad avere la meglio su uno dei mostri usando una sega a motore che però rimane improvvisamente senza benzina. Come sbarazzarsi dell’ultimo mostro rimanente? Con il riflesso luminoso di uno specchietto. Così, senza alcuna motivazione apparente…ovvio, no?
  6. Per non farsi mancare il colpo di scena finale, in chiusura viene inquadrata Arva morta che si rianima improvvisamente . Nulla di strano per qualunque horror normale, se non fosse che in nessun momento del film si vede cosa le era successo! Da un certo punto in poi semplicemente sparisce e la si ritrova morente in un altro luogo senza che si sappia il perché e come ci sia arrivata. Però si risveglia, investita da una forza maligna che ogni tanto girava per i boschi e che fino a quel momento non aveva fatto un cazzo (se non far venire il mal di mare allo spettatore), facendo capire che non è finito nulla…paura!

Si potrebbe proseguire con numerose altre sciocchezze e andare avanti in eterno a sghignazzare su questa rara perla di bruttezza, che fu comunque in seguito distribuita dalla famosa casa di distribuzione e produzione di film trash Troma, ma ad un certo punto bisogna fermarsi. Non per rispetto ma per mancanza di tempo, una vita non basterebbe per elencare tutto. Recimagesdditazione pessima, Coralina Cataldi Tassoni con il suo finto accento inglese è irritante più di un crotalo annidato nelle mutande e Diego Ribon ha le stesse sfaccettature espressive di una forma di taleggio andata a male. Però, incredibilmente c’è un però, si tratta per entrambi di esperienze giovanili a cui forse il destino ha riservato un’occasione di riscatto, almeno per quanto riguarda Ribon che ha partecipato a Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino nel ruolo di direttore dell’albergo dimostrando un certo miglioramento mentre Coralina Cataldi Tassoni, in effetti, ha continuato a lavorare nel cinema con Avati, Argento e Bava (figlio) ma sempre in ruoli insignificanti o minori. Quindi definitivamente adeguati al suo livello di interpretazione.

Noioso e insensato, è semplicemente demenziale anche nei suoi patetici tentativi di scimmiottare La casa di Sam Raimi non solo nel nucleo centrale tematico dell’entità malvagia ma anche nella puerile scopiazzatura delle inquadrature che tanto lo resero celebreimagesmmmm. Andrea Marfori, pur nella generalizzata sciatteria, di primo acchito non sembra nemmeno poi così totalmente incapace, viste alcune inquadrature e riprese comunque piuttosto interessanti, peccato che la sensazione svanisca quasi subito nell’accozzaglia sbrodolata che è questo film, facendo pensare che siano state buone idee frutto più di una casualità che di una reale intenzionalità. Del resto, una sola cosa sta all’origine dei dialoghi, della trama, della recitazione, dello svolgimento, degli effetti speciali e alla fine di tutto ciò che è contenuto in questo film: il caso.

Da vedere in caso di totale scompenso organico di cui sopra, altrimenti è quasi troppo anche per un amante del trash.

Curiosità: Su internet (tra cui si wikipedia) si dice qua e là che il titolo “Il bosco 1” fosse dovuto alla previsione di un sequel, in realtà in questo video è Andrea Marfori stesso a spiegare che, poiché era il periodo in cui andavano molto di moda i sequel, decise di caratterizzarlo dicendo esplicitamente che quello era l’1. E dopo aver sentito questa spiegazione direttamente dalla sua bocca non si può che apprezzare il regista come persona, se non altro per l’ironia.

Quasi spiace non poter cambiare idea sul suo film.

Giudizio in minuti di sonno: alla prima visione abbandono dopo l’antefatto. Lo recupero un paio di anni dopo. Rimango sveglio nonostante la noia ma mi addormento in un punto e quando mi riprendo non capisco un cazzo di cosa stia succedendo. Riavvolgo e continuo a non capire un cazzo da quanto la trama sia insensata e priva di ogni logica.

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2 thoughts on “Il bosco 1 – Andrea Marfori

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