Orizzonti di Gloria – Stanley Kubrick

Fronte Francese 1916, Prima Guerra Mondiale. Il generale Mireau (Paul Macready) accetta con malcelata riluttanza (e ipocrita preoccupazione per la vita dei propri soldati) la richiesta del generale Broulard (Adolphe Menjou) di attaccare con il suo reggimento la collina detta “Il formicaio” (Ant Hill), una postazione occupata dai tedeschi difficilissima da espugnare, al solo scopo di ottenere un avanzamento di carriera. Il generale Mireau assegna la gestione delle operazioni in trincea al’onesto colonnello Dax (Kirk Douglas) che, riluttante e scettico da subito, non esita a rispondere alla richiesta di patriottismo del suo superiore citanto Samuel Johnson il quale definiva il patriottismo l’ultimo rifugio del farabutto (“the last refuge of a scoundrel“) rendendoimages inequivocabilmente evidente la sua posizione in merito e la sua ostilità alla scelta militare a cui, comunque, alla fine dovrà sottostare. L’operazione si rivela ovviamente un fallimento e il mancato attacco per difficoltà oggettive di una parte del reggimento manda su tutte le furie il generale che invoca la corte marziale e…da qui in poi è meglio guardare il film.

Un capolavoro straordinario.

Orizzonti di gloria è una perla antimilitarista tratta dal romanzo Path of glory (che è anche il titolo originale del film) di Humprey Cobb ispirato ad episodi realmente accaduti durante la Grande Guerra sul fronte francese. Pellicola girata con magistrale bravura e rigore impeccabile, sia da punto di vista cinematografico che della fotografia: è semplicemente eccellente, nella scelta delle sequenze narrative quanto nella cura rivolta alle inquadrature, essenziali ma molto significative (da notare l’intenso piano sequenza di Kirk Douglas in trincea). L’evidente ricercatezza visiva e il riguardo al dettaglio fanno da completamento ideale ad una fortissima critica nei confronti della logica di guerra in cui il valore della vita umana in trincea diviene un elemento sacriimagessficabile all’altare delle dinamiche di potere. Mireau dall’inizio si spertica infatti in falsi elogi sull’importanza della vita dei propri soldati in una esibizione vocale di pura formalità, per ripensarci praticamente subito quando intuisce la possibilità di un aumento di prestigio personale. Non ha a cuore né le sorti della guerra e nemmeno quelle dei suoi soldati ma solo il raggiungimento di uno status di potere maggiore il cui prezzo viene pagato dal sacrificio di qualcun altro. Il contrasto tra chi muore in trincea tra il fango, l’acqua e i proiettili e chi rimane pulito nelle retrovie a dare ordini in una logica cieca e talmente idiota da arrivare a chiimagesssedere il bombardamento della propria trincea, è palese quanto odioso. Il Generele Mireau è un tronfio borioso imbecille che tuttavia ha il potere e l’autorità per dare ordini totalmente dementi e folli (come spesso accade nelle posizioni di comando), con il benestare implicito delle alte cariche che risultano ancora più distanti dalle trincee e quindi totalmente avulse dalla situazione reale. Se da una parte Mireau aveva fatto una penosa passeggiata in trincea per incoraggiare le truppe in una farsa organizzata, Broulard nemmeno vi ha mai messo piede e si occupa solo di dividersi tra ordini e feste organizzate nel quartier generale ed è talmente invischiato nelle logiche di macchinazioni del potere da credere che tutte le accuse del colonnello Dax contro Mireau siano doindexsvute ad un tentativo di scalata gerarchica piuttosto che ad una reale attaccamento per la vita dei suoi soldati. L’ironia del Colonnello Dax smaschera a più riprese le ipocrisie e la stupidità delle logiche dei militari ma nonostante l’evidenza non riesce contrastare la rigidità delle decisioni di un sistema prestabilito opprimente che opera secondo meccanismi totalmente estranei alle possibilità di successo ma intrinsecamente legati ad ambizioni personali che inevitabilmente conducono alla disfatta e alla morte. L’orrore, l’irrazionalità, la follia e l’assurdità fanno da padrone in una severità militare che diviene parodia di se stessa nelle sue illogiche e disumane esibizioni.

Perché purtroppo l’umanità muore sempre prima della stupidità.

Difficile non vedere le somiglianze tra Orizzonti di Gloria (1957) e il nostrano Uomini Contro (1970) di Francescindexo Rosi, ambientato però sul fronte italiano (memorabile la scena in cui gli austriaci interrompono le mitragliate e chiedono agli italiani di indietreggiare per non farsi ammazzare inutilmente) ed ispirato a Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu, accomunati dalle medesime tematiche e difficoltà di distribuzione proprio per le accuse lanciate da entrambe le pellicole contro la gestione militare rispettivamente francese e italiana.

Un Kubrick grandioso, determinato, feroce, rabbioso, teso ed immediato, in un infuocato atto di accusa supportato da ottimi interpreti.

Semplicemente stupendo.

Giudizio in minuti di sonno: Primo tentativo andato a vuoto dopo pochi minuti per mancanza di ispirazione e forse per un fastidiosissimo audio fuori sincrono. Al secondo tentativo, parecchio tempo dopo, mi addormento miseramente dopo pochissimo e il film gira a loop da solo per due volte e mezza prima che mi svegli alle due di notte senza aver visto nulla. Terzo tentativo il giorno dopo, mi addormento dopo venti minuti e mi risveglio al secondo riavvolgimento nello stesso punto in cui mi ero addormentato, per portare finalmente a termine la visione.

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