Impressioni di Amburgo

Il benvenuto ad Amburgo non può fare a meno di essere mediato dall’arrivo all’aeroporto e si comincia piuttosto bene assistendo allo scarico dei due bagagli fuori misura che vengono lanciati a terra nonostante una scritta in rosso a caratteri cubitali indichi chiaramente la dicitura FRAGILE. Siamo visibilmente piuttosto carichi di roba e la persona che ci accoglie chiede ad un uomo se può gentilmente cederci il suo taxi perché era più spazioso ma la risposta è un invito a prenderne uno di quelli successivi. Del resto non si è obbligati ad acconsentire a tutte le richieste… L’accoglienza diventa decisamente migliore quando arriviamo sulDSC_5565 posto perché per farci sentire a nostro agio una delle persone che incontriamo subito si esibisce in una serie di “Che cazzo!” (E’ internazionalmente riconosciuto, come in Norvegia) passando per un “vaffanculo” e concludere con un bel “Porco dio“..

Che bello, ora mi sento a casa. Sul serio!

Siamo molto lontani dal centro nei pressi della fermata della metropolitana Saarlandstrabe quindi inevitabilmente bisogna spostarsi con i mezzi pubblici. Non so se dipenda dalla lingua, dalle indicazioniDSC_5613-2 non proprio trasparenti, ma la metropolitana non sembrava particolarmente immediata. Il percorso giallo (U3) circolare che avremmo dovuto prendere non era proprio chiaramente indicato nella sue direzioni come era quello circolare grigio di Madrid, per esempio. Chiedendo informazioni ci viene detto di evitarlo e di andare invece con la gialla alla fermata Barmbek e da lì cambiare e prendere la S1 Verde. Quello che c’è da sapere è che il biglietto si compra ma non è da obliterare o passare in nessuna macchina per poter entrare perché non ci sono cancelli. Semplicemente lo si tiene e lo si presenta su richiesta perché sopra vi sono indicati data e orario di acquisto (1.50 euro); in tutto il biglietto dovrebbe avere una durata di due ore e mezza anche se non c’è scritto un cazzo da nessuna parte (ritornato a casa scopro che le cinque linee S indicano la ferroviaria veloce, le 4 linee U la linea metropolitana sotterranea e le restanti quelle regionali che passano comunque inDSC_5640 mezzo alla città). Esattamente come a Praga (ricordo ancora la faccia soddisfatta di un controllore che mi si avvicinò appena varcai l’ingresso pensando di trovare un turista sfigato senza biglietto, ma soprattutto ricordo quella delusa quando tirai fuori l’abbonamento dalla tasca!) mentre a Naha non c’erano cancelli ma andava comunque validato all’entrata e all’uscita. In tutto siamo andati solo tre volte in centro.

La prima sera siamo scesi alla fermata Jungfernsteig da cui si arriva direttamente di fronte al palazzo del Municipio (Rathaus) e dove ci si trova non molto lontani dalla Chiesa di San Nicola da una parte e di San Giacomo esattamente dalla parte oppDSC_5630osta. A causa della stanchezza e dell’aria fredda il giro non dura a lungo e si ritorna a breve in periferira senza troppo tempo da dedicare alla città. Vediamo il Binnenalster, un piccolo lago artificiale, ma non l’Aubenalster, il lago artificiale più grande, che si trovano più o meno al centro della città se si considera la sua intera estensione metropolitana.

La seconda sera scendiamo a Landungsbrücken che rimane nella zona portuale e a fianco di un edificio piuttosto grande, che difficilmente può passare inosservato, in cui sono ospitati diversi negozi e locali tra cui l’Hard Rock Cafè Amburgo in cui incappiamo senza averlo intenzionalmente cercato e obbligandomi a resistere alla tentazione di comprare l’ennesima maglietta. Camminando lungo i vari pontili che siDSC_5579 affacciano sul fiume Elba raggiungiamo il quartiere di St.Pauli, luogo in cui risiede la maggioranza della movida di Amburgo per via dell’altissima presenza di locali, discoteche e, a giudicare dall’abbigliamento succinto e svestito di alcune donne in strada che indossavano francobolli di tessuto, anche di altro. Infatti, sia per la sua storia che per la sua collocazione portuale il quartiere è la sede del distretto a luci rosse oltre che della maggior parte dei centri di divertimento della città. L’altra cosa che ha sede in questa zona è la squadra calcio FC St. Pauli divenuta negli ultimi anni un fenomeno cult non tanto per i suoi successi (che in effetti mi pare siano veramente pochini) quanto per alcune scelte di stampo popolare come vietare l’ingresso alle partite ai supporters di estrema destra (prima squadra tedesca a prendere questa decisione), usare il Jolly Roger come simbolo non ufficiale della squadra ed entrare in campo sulle note di Hells DSC_5590-2Bells degli AC/DC (o almeno mi pare di ricordare), tutte scelte che hanno contribuito non poco alla loro fama e anche a diventare simbolo (come mi dicono gli abitanti del luogo) di quella parte di popolazione che vuole far sapere di avere mentalità progressista. Nella serale ricerca di un locale in cui mangiare in questa zona incappiamo in un ristorante greco piuttosto piccolo dal fascino indiscutibile. Gestito da 4 sessantenni attempati, non so perché ma ripenso a Mediterraneo e alla voglia di fuggire altrove e sparire. Idealizzo questi 4 signori come quattro amici che se ne sono andati dal mondo (in uno dei posti più affollati di Amburgo, come dire isolarsi in uno stadio gremito di gente) per ricostruirsi una vita. In un momento in cui ilDSC_5657 tempo mi sembra scorrere velocissimo mi chiedo cosa significhi invecchiare e non mi so dare una risposta. Poi guardo quei 4 (vagamente alticcio per i giri di Ouzo e la birra) e mi rispondo che qualunque cosa significhi loro lo stanno facendo bene. Vedo lo sguardo furbo di quello che ci viene a servire e che appena capisce siamo italiani si mette a gridare “Mafia!” rivolto a qualcuno dietro al bancone del bar che si rivela essere un sardo e che dopo poco ci viene incontro per scambiare due parole e offrirci il secondo giro di Ouzo. Il clima che si respira in quel locale è piacevole ed ha un nonsoché di caloroso. Mangio la seconda Moussakà della mia vita e mi sembra buonissima anche se credo che dipenda più dall’atmosfera che dalla cucina in sé. Mentre stiamo pasteggiando vedo entrare un gruppo di quattro persone, tutte in abiti lunghi. E rimango un attimo ad osservarli. I primi ad entrare sono due transessuali vestiti piuttosto normalmente mentre gli altri due sono un uomo ed una donna di sessant’anni con una lunga giacca. Si spogliano e lei svela un vestito in latex nero aderentissimo tutto adornato di catene, su zeppe altissime mentre lui completamente in pelle nera con camicia aperta. Si siedono ad un tavolo e cenano normalemente. DoDSC_5641po Madrid anche ad Amburgo ho di nuovo la sensazione che l’Italia non sia una società poi così progredita. Volgarmente credo che qualcuno direbbe che siamo indietro come le palle del cane. Al termine della cena (in cui nonostante ci fosse arrivato da mangiare molto più di quanto non avessimo ordinato paghiamo comunque il giusto) ci addentriamo nel vivo del quartiere tra le sue numerose luci colorate (non solo quelle rosse), festeggiamenti alcolici e locali di spogliarello. Difficile non incontrare gente ubriaca o parecchio su di giri. La cosa in un certo senso bizzarra è che sono solo le 9 di sera e già sembrano in tanti ad essere andati completamente per la tangente. Uno riposava riverso in mezzo alla strada sopra delle foglie. A pancia in giù. Così mi hanno detto perché non ho visto nulla. Nonostante i fiumi alcolici non sembra una zona rischiosa e non si respira aria di pericolo, solo di goliardia e di freni inibitori totalmente assenti. In parte può essere piacevole in parte viene da chiedersi se veramente sia necessario stonarsi come delle bestie per divertirsi. Boh, del resto ognuno si diverte a modo suo. Comunque da vedere assolutamente! La vera fermata per arrivare nel cuore di St.Pauli è Reeperbahn che noi prendiamo per tornare indietro ai nostri alloggi.

L’ultimo giorno scendiamo a Stadthausbrücke che è molto vicina alDSC_5688la Chiesa di San Michele. Da qui abbiamo passeggiato nel vecchio porto e poi verso il centro, ritornando nella zona intorno al Municipio fino verso la Stazione dei Treni e il lago Aubenalster passando tra canali e monumenti vari, come la Chiesa di Santa Caterina e quella di San Nicola, momentaneamente non visibile perché completamente coperta dalle impalcature, in una giornata all’insegna dei giri a vuoto senza meta e direzione. Quando il tempo è poco non si hanno tante occasioni di vedere quello che si potrebbe visitare tra musei, attrazioni, parchi e palazzi ma anche in questo modo qualcosa si riesce a vedere. L’impressione è quella di una città viva e vibrante, in fermento e per nulla assopita o addormentata, ma affascinante (come credo emerga dalle foto più serie qui) e meritevole di una visita prolungata e approfondita.

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3 thoughts on “Impressioni di Amburgo

  1. ho sentito vari pareri ed impressioni su Amburgo. A molti non piace affatto. Io credo invece che meriti una visita, non so perché ma è da molto tempo che mi chiama…. Grazie dell’articolo fatto bene. Un saluto.

Secondo me....

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