Danny Collins – Dan Fogelman

Danny Collins (Al Pacino) è una vecchia rockstar che per il suo compleanno riceve in regalo dal suo manager Frank (Christopher Plummer) una lettera a lui indirizzata scritta anni prima da John Lennon, ma sfortunatamente andata perduta, in cui il cantante inglese lo incoraggiava a mantenersi sulla direzione dei giusti valori legati all’autenticità della musica. Direzione peraltro ormai abbondantemente smarrita da Danny che vive nel lusso sfrenato insieme ad una modella molto più giovane di lui senza essere riuscito a conservare nemmeno il gusto della composizione perché vive di rendita conindex concerti in cui viene osannato per la sua vecchia Hit “Baby Doll”. La lettera però lo scuote a tal punto (e chi non sarebbe sconvolto nel ricevere una lettera di John Lennon?) da rimettere in discussione tutta la sua vita fino a cercare le proprie origini, errori passati e nuovi amori e..da qui in poi è meglio (non) guardare il film.

Scomodare John Lennon per un film del genere, così poco originale e assolutamente prevedibile, ha quell’insopportabile sapore di sacrilegio misto alla gigionata piaciona condita con insalta e sterco. Non so se rende l’idea ma l’insalata non la considero nemmeno un alimento. E tutto questo nonostante sia pure ispirato alla vera storia del cantante folk inglese Steve Tilston. Sentire “Imagine” commuove sempre persino a distanza di interi anni in cui è stata sfruttata in qualunque occasione commerciale, musicale, filmica, pubblicitaria, politica (pare che in america a volte venga epurata del verso “and no religion too” per essere modificato in “and one religion too” [Richard Dawkins – L’illusione di Dio – Milano : Mondadori, pag 14]) ed è piuttosto sorprendente il fatto che sopravviva a tutto questo per rimanere sempre e solo “Imagine di John Lennon” e non per esempio “la canzone dei biscotti di nonna Teresa” o “dei preservativi mangiamelo” per la pianificazione famigliare. Non è sorprendente. E’ un sollievo. E in realtà l’avvenimento lascia intravedere la speranzaindexcv che forse non sia nemmeno poi così facile sporcare o riuscire a speculare sulle cose migliori. Comunque, a parte il fatto che viene scomodata indegnamente una canzone epocale per un film che di epocale ha solo le generazioni trascorse che portano sulle spalle Al Pacino e Christopher Plummer, il film è veramente scontato, banale e superfluo come un chilo in più di grasso sulla pancia di Giuliano Ferrara. Nessuno si accorgerebbe dell’aggiunta. Se Robert de Niro ha iniziato già da parecchio la parabola discendente che lo ha obbligato ad accettare ruoli sempre più ridicoli (l’ultimo in cui sono riuscito a salvarlo tra quelli che ho visto è in Il lato positivo), Al Pacino sembrava che ancora riuscisse a galleggiare sul livello della decenza ma con quesimagesto film si palesa il fantasma dell’innegabile declino seppur, bisogna ammetterlo, all’apparenza riesca sempre a rimanere un attore più che dignitoso. Anche in film inutili che se non avessero lui come protagonista non riuscirebbero a trovare nulla che ne giustifichi l’esistenza. Nemmeno la presenza di Jennifer Garner, il cui successo improvviso di qualche anno fa sulla scia di Alias ormai si sta ridimensionando riportandola a ruoli trascurabili e di secondo piano, riesce a giustificare l’esistenza di Danny Collins. Perché forse in realtà Danny Collins non esiste, forse me lo sono solo sognato durante un viaggio in aereo troppo lungo accompagnato a cibo troppo difficile da digerire! Infatti se scrivo “Danny Collins” su Wikipedia la prima pagina che mi esce è quella di un calciatore gallese del Nottingham Forest!! Ma la filmografia di Dan Fogelman mi riporta tristemente ai dati di realtà.. E, che dire, è a tratti imbarazzantindexce e in altri momenti sufficiente, ma con questo film cade talmente in basso che non merita nemmeno di essere discussa. Menzione a parte merita Bobby Cannavale che nel film ha un’inestinguibile espressione da pirla dall’inizio alla fine e di cui ignoravo l’esistenza, salvo poi insospettirmi nel vederlo sulla locandina di Ant-Man (che nonostante Paul Rudd, marito di Phoebe in Friends, non ho la minima intenzione di andare a vedere) e scoprire che ha una caterva infinità di film e serie televisive al suo attivo. Ma ciò non toglie che in questo film abbia un’espressione da pirla scolpita sul volto in ogni singolo fotogramma.

Un film semplicemente inutile ed emotivamente desertico anche nei tentativi, altrettanto inutili, di dare qualche guizzo di imprevedibile alla prevedibile trama. L’unico motivo per cui avevo deciso di guardarlo era per la presenza di Al Pacino che solitamente è una garanzia. E continua ad esserlo quantomeno di una recitazione buona anche in mezzo ad una discarica puzzolente ma non, evidentemente, di un film di qualità nemmeno decente.

Al, non fare più cazzate, almeno tu!!

Giudizio in minuti di sonno: Visto durante il fantomatico viaggio lungo di ritorno in cui non sono riuscito a dormire anche se avrei voluto farlo, sia per la noia che per riallinearmi con il fuso corrente. Stavo guardando tra le turbolenze godzilliane (cit.) “From Las Vegas to Macau” con Chow Yun Fat ma mi sono fatto scoraggiare troppo presto dalla recitazione cartoonistica e sono passato a questo.

Madornale errore” dice Jack Slater nella mia testa.

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