Un 25 Luglio in Giappone

Ricopio dal mio moleskine di viaggio (causa assenza volontaria supporti tecnologici), in differita temporale e senza correzioni:

“Sono in Giappone. Naha. Città principale dell’isola di Okinawa, dalle stupende spiagge di sabbia bianca. O almeno mi sembra di capire dalle immagini sulla monorotaia. Sono strani. In monorotaia non possono parlare e nei ristoranti gridano. E’ previsto un tifone per oggi. Esco a fare colazione senza allontanarmi troppo. Entro in questo locale e mi fermo a guardare il menù. Subito la ragazza dietro il bancone mi corre incontro per porgermi il menù in versione cartacea. Dice qualcosa che non capisco ma sembra molto gentile. Mi sembra scortese farla aspettare e prendo le prime due cose a caso che vedo. Mi porge un piattino (che poi capirò essere per mettere i soldi) e io le metto 1000 yen sul bancone. Continua a sorridere e ringraziare e mi sento un attimo a disagio, non sono abituato alla gentilezza e alla cortesia. Mi siedo e consumo la mia colazione poi, visto che ho tempo (giornata libera e tifone in arrivo) passo il tempo a leggere e a guardarmi intorno. Il locale è quasi vuoto. Un ragazzo con una felpa verde sportiva davanti a me sembra ripetere ad occhi chiusi una lezione dell’università prima di un esame. Alla mia sinistra c’è un tizio con occhiali anni ’80 allungati per andare a correre, capelli di uno strano colore ramato con striature bianche, a spazzola, maglietta a righe e scarpe fluorescenti arancioni. Dio, ha persino la cordicella per gli occhiali ma almeno i pantaloncini corti sembrano normali. Alla mia destra si succedono: una ragazza che pasteggia con un tramezzino, un sessantenne in camicia di cui noto un impercettibile tremolio alla mano mentre posa il suo vassoio al tavolo e poi un uomo con occhiali e cappello ed uno zaino enorme con scarpe in tinta allo zaino. Alzo lo sguardo e dove ve La musica a tutto volume improvvisamente turba il silenzioso vociare delle persone che inizia a farsi più alto. Riconosco una canzone dei Manà, il resto sembrano musica d’atmosfera portoghese o una qualche salsa brasiliana. Quasi speravo venisse da fuori. Invece no. Il locale inizia a riempirsi, alzo lo sguardo e dove c’era un uomo insieme a quella che suppongo fosse la madre su una sedia a rotelle, vedo ora una giovane madre con due figli. Al posto della carrozzina ora c’è un seggiolone. In un certo senso è ironico che si nasca e si muoi si invecchi in due condizioni simili. Tanta fatica per imparare a camminare per poi non poterlo fare più, ritrovandosi allo stesso punto di partenza, con molta più stanchezza nelle ossa.

A fianco a me si siede un giovane con uno zaino identico a quello dell’uomo con le cappello che scarpe della stessa tinta del cappello dello zaino, che subito prende il suo e lo mette da parte temendo uno scambio, forse.

Da quando ho iniziato a viaggiare e vedere diversi posti, spesso a volte anche lontani da dove mi trovo, la situazione è leggermente cambiata. Non sono riuscito ad alienarmi e a sparire come avrei voluto. In compenso a passeggiare per le strade di Mosca, Macau, Naha, dei paesi norvegesi, di quelli francesi, tedeschi, austriaci, svizzeri, danesi, svedesi, ho iniziato ad avere la sensazione che i posti si somiglino un po’ tutti. Certo, il castello di Naha non  ha nulla a che è nemmeno lontanamente simile a quello di Poznan (per quanto entrambi ricostruiti dopo la la II Guerra Mondiale e il secondo un po’ a caso in base a come lo ricordavano) eppure parto sempre con l’aspettativa di trovare mondi diversi invece le città si somigliano un po’ tutte. Le differenze sono minime. Grandi firme, centri commerciali, catene, negozi luminosi 6 in cui l’unica differenza realmente tangibile é sono la lingua e la scrittura. I tratti non lo sono poi così tanto, se non sono esageratamente evidenti. Differenze culturali (e culinarie soprattutto) ci sono ma non è mai nulla come ci si aspetta se non si va in paesi dimenticati e infilati e spersi in qualche montagna. E’ tutto uguale, le persone non sono poi così diverse, le architetture cinesi, russe e giapponesi sono t dei condomini sono praticamente tutte uguali: enormi palazzi con finestre piccolissime per ammassare gente. E nelle periferie europee uguale. Leggere differenze di estetica. Fare 10.000 (?) Km per trovarsi in un posto simile ma con solo la lingua diversa è una sensazione strana. +

+ Volevo alienarmi, perdere le basi e mi ritrovo sempre nello stesso posto. Da una parte mi piace sapere che siamo tutti uguali, che le differenze sono esagerate e idealizzate rispetto ai molti punti in comune. Però mi non posso fare a meno di sentirmi deluso.

@@@ Sarà mica perché detesto il salato al mattino e mi sono ritrovato a fare colazione in un maledetto Starbucks?”

 Viaggiare a volte equivale a perdersi in spazi tutti uguali per poi ritrovarsi una volta rientrati in una stanza d’albergo.

Da soli.

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5 thoughts on “Un 25 Luglio in Giappone

  1. adoro i resoconti di viaggio, lo sai, e anche i tuoi in particolare.

    qui poi c’è una autentica perla, che prima o poi vorrei ripubblicare, se me lo lasci fare…

    “Alzo lo sguardo e dove c’era un uomo insieme a quella che suppongo fosse la madre su una sedia a rotelle, vedo ora una giovane madre con due figli. Al posto della carrozzina ora c’è un seggiolone. In un certo senso è ironico che si nasca e si muoia in due condizioni simili. Tanta fatica per imparare a camminare per poi non poterlo fare più, ritrovandosi allo stesso punto di partenza, con molta più stanchezza nelle ossa”.

    quanto alla mancanza di diversità che ti ritrovi intorno viaggiando, un poco è colpa tua :): ma come? vai a fare colazione in uno Starbucks giapponese e poi ci resti male perché è uguale agi altri?

    ma è proprio sulla somiglianza che hanno contato, per farti entrare li`, non potevano deluderti… 😉

    • Intanto ti ringrazio, sono contento ti piacciano i miei resoconti..
      Assolutamente si, ripubblica pure se ti va.
      ahahah! A mia discolpa posso dire che era la prima volta che ci mettevo piede nella mia vita e sono andato lì solo perché era il posto più vicino. Inoltre ho il rifiuto per il cibo salato al mattino. 😀 Comunque nel futuro post dedicato al Giappone credo che ti darò più soddisfazione anche su questo aspetto.. 😉
      In realtà è da molto che questo pensiero mi gira per la testa però mi piaceva l’ironia della situazione.. 🙂
      Tu non hai mai avuto quella sensazione?

      • sai, io ci sono quasi dentro e ogni tanto mi vengono delle belle preoccupazioni, ad esempio guardando i compagni di scuola; e non parlo tanto di quelli che se ne sono gia` andati, ma di quelli che mi paiono messi tanto peggio di me, se poi non mi ricordassi che la vita e` pietosa e fa in modo che gli altri si rendono conto delle nostre magagne molto piu` di noi…

        pero` nella forma specifica della tua osservazione non ci avevo mai pensato: e` proprio per questo che mi e` piaciuta! 🙂

  2. Pingback: il seggiolone – un borforisma di Jeremy Merrick. | Cor-pus

Secondo me....

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