Un poco di Macao e… le sue Declinazioni di Acqua

Un poco di Macao..

Personalmente credevo che una città di nome Macao non potesse trovarsi che in Brasile o in Portogallo (dove in quest’ultimo effettivamente esiste un piccolo comune con lo stesso nome seppur con accenti diversi) quindi il pensare di ritrovarmi in Cina esattamente ad un’ora di traghetto da Hong Kong mi ha lasciato inizialmente un poco perplesso. Non avevo idea che potesse esistere una città con un nome simile in quelle zone (ignoranza condivisa dall’entourage di persone a me vicine che non condividono tuttavia necessariamente la mia convinzione che la geografia sia un concetto molto astratto), salvo poi scoprire che qualcuno la stava visitando proprio poco dopo che mi era stata nominata (che in questo post la descrive in maniera sicuramente più seria e precisa di quanto non possa [o non abbia voglia di] fare io) e che il nome è dovuto all’essere stata appunto dal 1557 (circa) al 1999 una colonia portoghese (Macau) utilizzata per il commercio con la Cina.

Macao può fregiarsi di essere una delle città più densamente poDSC_3758polate al mondo e anche la seconda per aspettativa di vita. Se il primo dato non mi stupisce più di tanto a giudicare dalle masse di persone che circolano nelle strade più o meno ad ogni ora con flussi inversi rispetto ai nostri (il centro storico è popolato durante il giorno e si svuota durante la notte quando le persone si accalcano nei pressi delle zone in cui risiedono i Casinò), il secondo mi giunge quantomeno curioso se non altro perché l’afa che domina le giornate di Luglio è semplicemente indescrivibile: raggiungeva apici malsani di umidità prossimi al 90% (stando al meteo che, per la cronaca, è inutile guardare perché le pioggie sono improvvise e imprevedibili. Ho passato 10 giorni nell’attesa di un supposto nubifragio biblico da 30 mm e la pioggia è arrivata solo durante i miei ultimi duDSC_3823-2e giorni liberi quando non era praticamente segnalato nulla) e, come se non bastasse, in qualunque luogo chiuso l’aria condizionata è tenuta a temperature talmente glaciali che lo sbalzo tra l’interno dei locali e l’esterno appannava istantaneamente gli occhiali (non so se rende l’idea), creando una combinazione di fattori ambientali a dir poco letali per la vita. E anche per la macchina fotografica (a proposito, qui le mie Foto di Macao [quelle più serie]) che non va proprio d’accordo con l’umidità, non solo per questioni di lenti e schermo completamente appannati.. Caratteristici del paesaggio più periferico sono proprio questi enormi palazzoni grigi, squadrati e angusti con appartamentini microscopici (che del resto si trovano in tutte le parti del mondo) in cui comunque si distinguono file intere di condizionatori sotto ogni finestra! Mi chiedo come facciano gli abitanti di Macao a non decimarsi per l’influenza o a rimanere vittime di torcicolli perenni anche se, in effetti, durante i dieci giorni di permanenza non mi è accaduto nulla di tutto questo. Per non parlare dei consumi. Di certo l’effetto di uscire da un qualunque luogo chiuso per andare in strada era quello di un pugno allo stomaco da lasciare senza fiato al seDSC_3656guito di alcuni istanti baldanzosi in cui si ha il tempo di pensare “non è poi così mal...” e poi boccheggiare rantolando sconvolti da una specie di sacchetto di plastica che si annida nei polmoni mentre una cappa di cellophane avvolge bocca e naso. Andare in giro durante le ore più calde è una specie di suicidio che comunque si può affrontare se provvisti di una forte motivazione. Anche perché, tutto sommato, di notte la situazione non sempre è migliore. Si suda, sempre e comunque, come delle bestie e i più accorti infatti girano con degli asciugamani e con l’ombrello parasole. Quindi tanto vale farsene una ragione e abituarsi alla sensazione di appiccicaticcio.

Oltre alle condizioni ambientali mi chiedo anche quale sia la qualità della vita (il tenore pare essere alto a giudicare dai frequenti macchinoni che sfrecciano per le strade [incontro 4 Rolls Royce nel raggio di 10 metri e prima non ne ho mai vista una. Ma diciamo che trovarmi a fianco di un Casinò ne aumentava le probabilità.]) di una città non solo soffocata dal caldo (a quello ci si abitua) ma DSC_3789sommersa dallo smog, dal traffico e sovrappopolata, in cui alle due di notte i negozi (solitamente quelli vicino ai Casinò) e i distributori di benzina sono ancora provvisti di personale umano lavorante sottoposto suppongo a turni che per noi sarebbero folli.. Tra l’altro i negozi sono illuminati quasi quanto i Casinò (alla faccia dell’inquinamento luminoso) ma le vetrine risultano poco invitanti rispetto alle nostre semplicemente perché vi è ammassata una quantità indicibile di roba tutta una accanto all’altra (file di orologi identici, per esempio) senza nessun criterio e senza prezzi. Spesso pure senza clienti, con dentro solo negozianti che sembravano il ritraDSC_3658tto della noia  con la testa immersa nel cellulare o nel pranzo. Probabilmente però tutta questa vita notturna aiuta la sicurezza per le strade perché anche a girare a tarda notte ci si sente comunque piuttosto tranquilli. Per quanto andare in posti isolati o nei parchi possa non essere, sulla carta, un’idea propriamente intelligente l’ho fatto (ho trovato nell’ordine: una coppia appartata, un tizio a petto nudo che si allenava bellamente con il suo cane, un’altra coppia seduta sulle scale a bere e un tizio che portava a spasso il cane) senza che mi sia successo nulla. In compenso il caldo sull’altura sotto gli alberi era ancora peggiore.

Spostandosi in centro il viavai nei negozi invece aumenta sensibilmente. La via principale Largo do Senado si conserva di gusto molto portoghese e in esso rimagono i segni più evidenti del passagWP_20150721_010gio europeo, per esempio, nella Fortaleza do Monte o nelle rovine della Chiesa di San Paolo di cui è rimasta solo l’antica facciata a seguito di un incendio. La “cinesità” si incontra più che altro in alcune serie di piccoli templi, nelle scritte o nelle persone perché uscendo da questa zona lo spettacolo generale offre edifici simili a megamostri squadrati in cui ammassare persone costruiti a fianco di palazzi luminossimi e scintillanti in un’apoteosi notturna di luci sfavillanti (tanto per sottolineare le solite differenze tra ricconi e poveracci) più occidentale di quanto uno non si aspetti. Per trovare la Cina tradizionale che si adagia nell’immaginario comune ormai è necessario andare in qualche remoto paese rurale, di certo non a Macao. Lo sfarzo eccessivo dei Casinò (Macao è la Las Vegas orientale [in areo era disponibile infatti un film con Chow Yun Fat intitolato From Las Vegas to Macau, che rinuncio a vedere dopo mezzora sia all’andata che al ritorno]) in cui vengono ostentate ricchezza e opulenza, finisce per perdersi in un trash totalmente privo di gWP_20150721_003usto e anima, dove è possibile addirittura trovare una esilarante venere (?) robotica proprio all’interno del The Venetian, il Casinò con la sala gioco più grande del mondo situato sull’isola di Taipa  (esiste un altro The Venetian praticamente uguale anche a Las Vegas), in cui come se non bastasse è stata ricostruita al suo interno una brutta copia di Venezia con tanto di cielo finto dipinto sul soffitto, canale pieno d’acqua e servizio gondola, mentre al suo esterno, ovviamente, non può che esserci una brutta copia del Campanile di San Marco e del Ponte del Rialto. La prima sensazione che si prova è un certo stupore. Poi un inestinguibile senso di ridicolo.

Un avvertimento per i fumatori, ci dicono che a Macao non si può fumare dove non si vede il cielo, anche se si è all’aperto a quanto pare, ma non ho la minima idea di quanto siano fiscali nell’applicazione di questa regola…

…e le sue declinazioni di acqua.

Gli avvertimenti generali suggeriscono che in Cina sia meglio evitare di bere acqua dal rubinetto per non incappare nella solita dissenteria del viaggiatore ma, a quanto pare, l’impresa di riuscire a bere acqua dalla bottiglietta non è proprio così facile, a differenza del scegliere il cibo visto che basta indicare una  delle foto di cui è provvisto il menù di praticamente ogni ristorante (pur cambiando piatto praticamente ad ogni pasto alla fine dei giorni di permanenza ero veramente così saturo di sentire i sapori di cibo cinese che mi è diventato insopportabile). E qui parlo per esperienza direttissima. In Cina sono soliti servire gratuitamente bicchieri di acqua calda durante i pasti che, in linea del tutto teorica, dovrebbe essere potabile a seguito dell’ebolizione ma se si vuole essere sicuri è meglio chiedere una bottiglia (oltre al fatto che, anche se fa bene bere acqua calda mentre si mangia, quando fuori c’è una temperatura infernale personalmente  la preferisco fredda).

Ora.

La prima cosa da sapere è che non basta chiedere “Water” o “A bottle of water” perché non sempre il cameriere capirà di cosa si sta parlando e indicherà di scegliere le bevande dal menù. Come in Italia, l’inglese è fantasia in base ai posti ma alla fine chi se ne frega, l’importante è capirsi. Dopo aver scandagliato tutte le numerose alternative, e invidiando profondamente i compagni di viaggio che se la cavano ogni volta chiedendo una coca, per esclusione si spera che la dicitura “mineral waser” sia acqua e non qualche strano intruglio di soia, non perché non lo berrei ma semplicemente perché vorrei dell’acqua, semplice, dissetante e fresca. Ma il cameriere ritorna quasi subito e mi rimette sulle mani il menù facendomi capire che non ne hanno più e devo scegliere dell’altro. L’altra dicitura era “soda waser“. Vada per quella e speriamo bene. Sono fortunato. Mi arriva dell’acqua naturWP_20150717_001ale chiamata “Bonaqua” (scritto esattamente così) che, colmo dei colmi, è fatta proprio dalla Coca Cola (probabilmente ne è un distillato). Ma sono soddisfatto. La volta successiva, in locale diverso, la cameriera capisce subito cosa sto cercando di ordinare ma mi guarda come se avessi chiesto del ghiaccio nel deserto e mi fa capire che non ne tengono e posso solo bere una bibita in lattina. Mi arrendo alla coca senza opporre resistenza. Memore di queste esperienze inizio a farmi sospettoso e anche poco speranzoso di riuscire a bere acqua dalla bottiglia perché, sempre cambiando posto ogni volta, non sempre mi arriva e non sempre c’è ma me ne faccio una ragione. La volta successiva, altro locale altra corsa, la cameriera capisce subito e mi porta una bottiglia di “Aqua-tek” dal nome che ricorda vagamente quella che si potrebbe mettere in un ferro da stiro e infatti trattasi di acqua distillata (come la “Bonaqua“, comunque). “Forse non mi disseterà ma almeno mi permetterà di non disidratarmi” mi ripeto mentre mi consolo leggendo che almeno il suo uso è riservato esclusivamente al bere e non per stirare. I miei compagni di viaggio invece se la ridono bevendo la solita coca. Non demordo e continuo a chiedere acqua. Questa volta arriviamo al tavolo e c’è già un contenitore il cui contenuto dal colore giallognolo che ricorda utilizzi diversiWP_20150720_001 ma che ovviamente si tratta di Tè. Alla cameriera che viene a prendere le ordinazioni chiedo “a bottle of water” facendole segno con le mani ma lei non si scompone e, sorridendo, mi indica la caraffa sigillata sul tavolo. Una delle persone che è con me ha la trovata geniale di farle capire a gesti che vorrei acqua fredda e lei a quel punto sembra capire sorridendo cordialmente. Ritorna al tavolo con due coche e una caraffa di acqua del rubinetto. Freddissima però, bisogna riconoscerlo, che fingo di bere sconsolato. Inizio aWP_20150715_010 pensare che forse i miei compagni abbiano ragione e debba iniziare a girare con una bottiglia di plastica accartocciata in tasca per farmi capire. L’apice però lo raggiungiamo in un altro locale. Entriamo e ordiniamo secondo il solito copione. Due coche è una maledetta bottiglia d’acqua. Il cameriere, questa volta è un uomo, segna tutto sul suo blocco senza battere ciglio. Dopo poco mi si affianca e si sporge verso di me con un fare formale mostrandomi l’etichetta di una bottiglia di vetro piuttosto curata dal contenuto trasparente, in una maniera in cui solitamente qui e in Francia si fanno vedere vini dalle cifre astronomiche. Scruto disperatamente l’etichetta con il terrore di aver ordinato qualche grappa da centinaia di euro ma in effetti è solo acqua. Francese, e che forse mi costerà un botto, ma acqua. Per giunta, scopro dopo, gassata. Ma sono contento perché finalmente riesco a bere dell’acqua buona e non della Bonaqua. Il problema è un altro. Un piccolo errore di distrazione. Fuori fa caldo pur essendo sera, la bottiglia aveva l’aria di essere stata tenuta fuori dal frigo e il cameriere mi chiede se ci voglio del ghiaccio..

Merda.

P.S. Ovviamente non sempre va così e non ha senso generalizzare comunque questo è quello che é successo.

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4 thoughts on “Un poco di Macao e… le sue Declinazioni di Acqua

  1. 🙂 – grazie per la citazione positiva (forse troppo) del mio post su Macau, ma proprio il tuo mi ha fatto capire la differenza fra l’osservazione da un punto di vista turistico limitato a 24 ore, come accaduto a me, e lo sguardo e la comprensione molto piu` in porofondita` di una normale vita lavorativa in loco di una decina di giorni, che risulta dal tuo.

    io ad esempio mai mi sono lamentato del clima, ma forse perche` venivo da Hong Kong, dove era molto peggio!!!

    inoltre tu sei stato in parti della citta` che io non ho neppure visto.

    ti ho letto dunque con interesse e devo dire che la mia conoscenza di Macau e` migliorata dopo la lettura!!!

    se hai tempo e voglia mi piacerebbe che dessi un’occhiata a qualcuno dei miei videoclip sulla citta`, che trovi dal n. 71 al n. 84 sul mio canale You Tube:
    https://www.youtube.com/results?search_query=bortocal+macau

    ciao

    • Non potrebbe non essere positiva la citazione, ti ho preso come riferimento mentre mi trovavo a Macao!
      Sono stato sfortunato e non sono riuscito ad andare a Hong Kong per motivi metereologici quindi non ho un metro di paragone ma sto male al solo pensiero che fosse anche peggio di Macao!!! 😀
      Un tuo interesse non può che farmi molto piacere. Appena riesco mi recupero i video e ti scrivo! 😉

    • Se compri una tanica di acqua distillata per il ferro da stiro spendi meno e hai un assaggio perfetto! 😀

      E’ faticoso non mettere la “cq”.. 😀 Non la potevo vedere quell’etichetta!

Secondo me....

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