Trenta. Pressappoco, circa, suppergiù, giorno più giorno meno..

Chiudere tre decadi con un bilancio che se proprio non fosse in positivo almeno non risultasse profondamente negativo in certi momenti mi sembrava veramente un’impresa impossibile, specialmente nel ricolloccarmi in quei momenti chiave in cui a guardarsi intorno il panorama non pareva proprio entusiasmante e corredato dalla sensazione di non essere mai al posto giusto, di sbagliare ogni passo e con la domanda ossessiva “ma io che cazzo sto facendo di preciso?“. Che, ad essere sinceri, non è che poi sia andata via del tutto, ogni tanto si ripresenta in momenti di smarrimento più o meno consapevoli anche quando non avrebbe nessun motivo concreto per ritornare a blaterare. Si, perché oltre ogni più pessimistica previsione, nel preciso momento di chiusura di questo terzo decennio mi sono ritrovato improvvisamente a rispondere alla domanda “come stai?” con un “bene” in sostituzione del solito “normale” che è sempre stata la forma contratta di una elaborazione più realisticamente simile a “diciamochepotrebbeandaremeglioperchéconvivosempreconlasensazionechemimanchiqua

lcosaeconlavogliadiandareviainqualunquemomentodaqualunqueparteperchénonsostareinne

ssunposto”  di cui, fondamentalmente, credo non fregasse a nessuno e per questo si è reso necessario l’utilizzo di una valida alternativa.

E quindi per la prima volta mi sono passato il mio compleanno serenamente. Senza angoscie o patemi.

Sarà che non ho avuto tempo di pensare troppo, sarà che sono incosciente, sarà che per la prima volta non sto poi così male, anzi, forse sto pure bene. Mi sembra di scorgere una schiarita tra le nuvole con qualche pezzo qua e là che va a mettere insieme un quadro migliore in un orizzonte lontano che pure non mi sembra di vedere. E non mi spaventa. Come non mi spaventa l’idea di non poterci arrivare. Si vedrà al momento opportuno. Anche nelle schiarite ci sono dei fastidi, irritanti e indisponenti, perché nonostante tutto evidentemente sono il protagonista inconsapevole di una sitcom a cui capitano avvenimenti statisticamente improbabili e buffi (se visti da fuori, perché da dentro avrei voluto prendere a calci il destino beffardo e la sua viscida incarnazione), ma la realtà è che (in questo breve momento di chiarezza devo ammettarlo a me stesso) servono anche loro. Specialmente se si è in grado in concentrarsi su un gesto forte e chiaro piuttosto che sulle cazzate di contorno. E l’unica conclusione ragionevole diventa che il problema non è all’esterno ma all’interno. Perché oltre a coltivare un malinconico Charlie Brown a quanto pare c’è pure una specie di innesco perenne che ogni tanto incendia cumuli di benzina che, nella fattispecie, hanno la forma e l’odore di tonnellate di merda combustibile che divampa appena trova un appiglio. Questa volta non l’ha trovato. Quindi mi sono ritrovato incazzato e senza nessuno con cui prendermela. A parte me.

Ed è una buona cosa.

Un nuovo livello di consapevolezza per i trentanni.

Il prossimo sarà realizzare che lavare la macchina non comporta alcun rischio per la sua salute. E per la mia. Ma quello è l’obiettivo dei settanta. Per le altre preferisco tenermi scoperte più importanti.

Perché pensavo che sarebbero arrivate altre rivelazioni fondamentali ma alla fine non è cambiato nulla. Passare i trenta non ha avuto nessuna conseguenza reale. Però sono arrivate buone novità, un regalo emozionante quanto inaspettato ed un augurio venuto da lontano altrettanto emozionante. Per il resto, i ricordi del passato non mi fanno visita perché tutto sembra improvvisamente lontano, l’infanzia, l’adolescenza, l’università, gli amori, le delusioni, le persone importanti della mia vita, quelle che l’hanno cambiata in bene o in meglio a volte senza nemmeno averne consapevolezza.

L’unica ricordo vicino sembra essere quello di mia nonna che ogni volta in cui parla di me ancora mi rivede come se fosse ieri seduto sul seggiolone a casa sua che le dico “Senti nonna? Il tio!“, “Mindimo” e “Nano“.

E ancora non so se avere nostalgia di quel bambino, invidiarlo o solo voglia di sorridergli.

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8 thoughts on “Trenta. Pressappoco, circa, suppergiù, giorno più giorno meno..

  1. Diciamo che arrivare ai trenta serenamente è già un buon traguardo. Ottimo, direi. Io l’anno scorso ci sono arrivato malissimo, più per il mio pessimo carattere che per la situazione “reale”.
    Auguri! 🙂

    • E’ l’unica cosa su cui si possa avere invidia, in effetti. Lo racconta sempre ed è strano avere malinconia per qualcosa che non posso nemmeno ricordare perché troppo piccolo.

      Giuro che non li conoscevo prima che li nominassi.

Secondo me....

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