Arizona Dream – Emir Kusturica

Axel Blackmar (Johnny Depp) è un giovane sognatore stralunato che lavora a New York per il dipartimento di caccia e pesca dove trascorre le giornate nelle acque circostanti  raccogliendo pesci, pesandoli, catalogandoli e poi liberandoli. Un giorno viene raggiunto da Paul Leger (Vincent Gallo) il quale lo riporta in Arizona dallo zio Leo Sweetie (Jerry Lewis) per fargli da testimone di nozze. Lo zio è però anche intenzionato a persuadarlo a diventare venditore di auto nel suo autosalone in modo da riportarlo con i piedi per terra ma proprio durante la sua settimana di prova Axel incontra l’eccentricaMV5BMjA2NjkxMzUzM15BMl5BanBnXkFtZTcwNzc0MzMzMQ@@._V1_SX640_SY720_ vedova Elaine Stalker (Faye Dunaway) e la nevrotica figliastra Grace (Lili Taylor) e si innamora della madre per la quale inizia a costruire.. e da qui in poi è meglio guardare il film.

Emir Kusturica, regista prima Jugoslavo, poi bosniaco e infine naturalizzato serbo, è un’icona incontrastata degli anni 80 e 90, periodo in cui si impose con una serie di film (Ti ricordi di Dolly Bell?, Il tempo dei Gitani, Underground, Gatto nero Gatto Bianco) ormai entrati nella storia del cinema insieme proprio ad Arizona Dream che tuttavia si scosta dal resto della produzione per essere stato girato negli Stati Uniti con attori Hollywodiani, a dispetto del resto delle sue pellicole in cui ha sempre privilegitato attori balcanici. Il marchio di fabbrica di Kusturica e le caratteristiche peculiari dei suoi film si sbiadiscono leggermente in questa pellicola che risente della cattività oltreoceano dal punto di vista di quello che ci si aspetta di vedere da uno dei suoi film. Gli ingredientiindexf ci sono tutti: la comicità, il grottesco, la violenza morbida, il surreale, l’intimismo e la malinconia, ma non hanno la stessa esuberanza e trabordante imprevedibilità di una carrellata di pellicole di cui Arizona Dream è un’opera anomala, ma non per questo meno interessante. La contaminazione americana del cineasta europeo lo porta ad essere meno spumeggiante e più contenuto rispetto ai suoi registri abitualmente utilizzati, di solito molto sopra le righe. Il risultato non è epocale o rivoluzionario, non è prorompente di originalità ma riesce comunque a muoversi altrettanto agevolmente nei temi della crescita, della disillusione (“A volte occorre sbattere la testa contro un albero per capire ciò che si deve fare, e che il segreto delle cose è privo di significato”), del dolore, del sogno (“<<Buongiorno Colombo!>> diceva imagessempre così mia madre, per ricordarmi che l’America è già stata scoperta e che i sogni sono molto lontani dalla realtà. Ma che senso ha vivere se qualcuno ti ha già spiegato la differenza tra una mela e una bicicletta? Se mordo una bicicletta e faccio un giro su una mela allora scoprirò la differenza”) e dei significati del diventare adulti senza mai risultare scontato o piatto, ma tuttavia nemmeno così incisivo nelle sue intenzioni, attraverso una trama con aspetti simbolici che finiscono in una coerenza generale smarrita qua e là.

Axel: Cosa ne dici?
Grace: Che due cose storte non ne fanno una dritta.
Axel: Riferito a chi?
Grace: A noi due… due cose storte.
Axel: E se non fosse così? Se noi due fossimo dritti e tutti gli altri storti?
Grace: Saremmo fregati comunque.
Axel: Ma almeno saremmo fregati insieme.

Insolita la colonna sonora dell’imprescindibile Goran Bregovic che si muove piuttosto a suo agio in mezzo a tracce meno gitane del solito ma decisamente molto suggestive (intensa, epica e travolgente “Death” all’inizio, alla fine e ricoindexggrrente. Fa guadagnare punti atmosfera per quanto è centrata) impreziosite talvolta dalla voce dell’iguana Iggy Pop. Interpreti bravi ma non eccezionali (Jerry Lewis spicca sopra tutti; da notare un cameo del regista stesso nella scena iniziale al pub, è uno degli avventori al bancone), Arizona Dream vinse l’Orso d’Argento, gran premio della giuria al Festival di Berlino nel 1993 (nel 2014 andato a Grand Budapest Hotel) per un film bello, riflessivo, malinconico, ma non eccezionale se paragonato a tutto il resto della cinematografia Kusturicana.

Giudizio in minuti di sonno : Ho provato a guardarlo qualche anno fa e sono svenuto dopo nemmeno un paio di minuti. Lo riaffronto a distanza di parecchio tempo ma ricado in un torpore immediato che non mi permette di vederlo interamente nonostante lo avessi iniziato alle 9 di sera e abbia fatto due tentativi con svariati riavvolgimenti. La visione completa arriva solo guardandolo una mattina al quarto tentativo.

 

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