Il Principe Silente – Racconto

Il Re Chiacchierone era sovrano di un regno qualunque, uno di quelli che potreste tranquillamente aver visto in qualche rotocalco o letto in una fiaba, dislocato in un remoto angolo della fantasia, nascosto in mezzo a tante scatole di cartone ammuffito dal tempo. Il Re Chiacchierone aveva un talento sconfinato nelle arti di governo. Intrallazzava con chiunque, mentiva, corrompeva e si faceva corrompere con ogni dono a lui gradito. Più del denaro prediligeva il sesso, non ne aveva mai abbastanza di curve e di morbidezza con cui scaldare le lenzuola delle stanze regali e inumidire la sua pelle candida e curata. Mentre lui trascorreva nottate intere in mezzo a cortigiane disponibili ad ogni suo vizio pur di mangiare una briciola di potere e di pecunia, a casa la moglie leggeva al freddo del talamo nuziale avvolta in pesanti coperte di tristezza perché ella, suo malgrado, lo amava e non poteva fare altrimenti. Avrebbe potuto avere tutti gli amanti che voleva ma era sempre stata una romantica e il suo cuore era ormai nelle mani di un miserabile più del suo corpo insoddisfatto. Infatti ancora desiderava e sperava che il marito tornasse sui suoi passi e andasse nottetempo a farle visita per baciarla e prenderla mordendole il collo. Ma ormai non capitava più. L’ultima volta in cui erano stati insieme in quella camera la Regina Violacciocca era rimasta incinta del loro unico figlio, il Principe Silente. Il giovanotto era ormai vicino alla maggiore età ed era sempre stato un ragazzo introverso, taciturno. Così taciturno che nessuno aveva mai sentito la sua voce, nemmeno i genitori, che pure si erano preoccupati di chiamare dottori da ogni dove per assicurarsi che non fosse muto o sordo o peggio ancora stupido. E lui non lo era. Semplicemente non aveva mai parlato. Trascorreva le sue giornate a guardare malinconico l’orizzonte oltre il palazzo, con un velo di tristezza negli occhi umidi. Un figlio simile non poteva che essere uno scherno, un’onta per il Re Chiacchierone le cui grandiosità includevano proprio un’esagerata eloquenza ed un’oratoria da affabulatore con cui riusciva a soggiogare chiunque ai suoi voleri. Che si trattasse di imbrogliare un sovrano o di persuadere una donna ad aprire le gambe nessuno poteva resistere alla sua arte fatta di vane parole, intarsiate di gemme e impreziosite di oro colato, che annullavano ogni resistenza proclamando tutto e il contrario di tutto, pur di apparire piacente agli occhi di chi lo ascoltava affascinato. La nascita di un figlio silenzioso parve bizzarra in tutto il regno ma più di tutti al Re Chiacchierone che vide in quelle labbra mute l’incarnazione di uno scherzo del destino e frutto del rancore della moglie. Non poteva stare nella stanza con nessuno dei due famigliari senza fare a meno di sentirsi ipocrita perché in qualche modo quell’indice di realtà svelava la sua mediocrità e la consapevole desolazione di essere un bugiardo, eccezionale, ma pur sempre uno squallido bugiardo. Del resto, diversamente da così non sarebbe mai riuscito a sposare la Regina Violacciocca per impossessarsi del suo regno e nemmeno a convincere i sudditi amministrati che le tasse con cui li vessava e li schiacciava fossero indispensabili per affrontare una crisi economica devastante, che lui però usava a proprio vantaggio come pretesto per incamerare denaro da spendere in feste e prostitute insieme ai suoi ministri e leccapiedi, mentre fuori dai palazzi del potere la gente magari non moriva di fame, ma di certo non se la passava bene.
Tenere insieme il regno non era difficile, era questione di giochi di prestigio ed evoluzioni da funambolo e, a ben vedere, le cose non andavano nemmeno così male sotto la sua gestione, di certo avrebbero potuto andare meglio. In tutto questo, negli anni il Principe Silente manteneva fede al suo nome e non prestava attenzione alle voci della politica che lo volevano pure un po’ corto di cervello e non particolarmente sveglio. Almeno fino a quando uno dei ministri non notò un cambiamento. Il Principe Silente aveva iniziato ad assumere un’espressione di giorno in giorno sempre più intelligente, fino a quando non emerse un bagliore profondo e limpido di chi ha avuto un’illuminazione e improvvisamente capisce tutto con risolutezza. La nuova aria spavalda e padrona di se convinse il Re Chiacchierone ad abdicare in favore del figlio che intanto nel silenzio leggeva e si prendeva cura della propria forza. Ormai il re era stanco e non aveva più alcuna spinta a governare e a lottare, voleva solo ritirarsi in villa tra orge e botti di vino. “Il mio regno per una tua parola”, disse al figlio senza sapere bene a cosa si riferisse. Così, entro la fine dell’anno il Principe Silente sarebbe diventato re. Il giorno del passaggio di consegna furono radunate tutte le televisioni nazionali a riprendere l’evento mentre il palazzo reale era colmo di eminenti personalità politiche estere ed interne, tutte in pompa magna, per assistere al primo discorso ufficiale del Principe Silente in veste di re. I poveri sudditi seguivano tutto dai maxischermi nelle piazze poiché l’accesso all’enorme salone ottocentesco adibito per l’incoronazione era strettamente proibito a chiunque non avesse una carica politica, militare o religiosa e a chiunque non contasse qualcosa. Le autorità erano tutte riunite tra le pareti affrescate del salone, in trepidante attesa, quando videro il Principe Silente sedersi sul trono dopo la nomina e venire avvicinato da un cameraman ardito intento a far risaltare al massimo lo sguardo illuminato del sovrano che nascondeva un sereno sorriso dietro un’ispida barba scura. Ora avrebbe parlato e sarebbero state le sue prime parole di sempre, frutto di anni di studio, meditazione e guerriglia economica e quindi assolutamente sagge, quasi quanto quelle del Buddha. Tutti rimasero con il fiato sospeso mentre videro la bocca aprirsi lentamente all’avvicinarsi del microfono. L’attesa era eterna, avrebbe detto qualcosa di rivoluzionario ed inimmaginabile.
Il Principe Silente increspò le labbra, si insaccò nelle spalle e poi protese il collo in avanti ed un poderoso rutto si diffuse nell’aria facendo tremare le mura del palazzo e poi porte e finestre di tutte le case raggiunte da tutti i più importanti network televisivi.
Tutto il mondo fu ridotto al silenzio dallo stupore.
Fu a quel punto che le autorità e i potenti sentirono in quel tuono fragoroso un intenso brivido di paura alla schiena che non presagiva nulla di buono per loro mentre chi stava nelle piazze vide in quello sguardo la rassicurazione ed il cambiamento che tanto desideravano e che li fece sentire finalmente a casa.
Il Re Silente sorrise pacifico con un’immutata determinazione negli occhi che ormai trasudavano tutta la sua padronanza del nuovo corso.

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16 thoughts on “Il Principe Silente – Racconto

  1. Confesso che fino alla fine temevo aprisse bocca e si rivelasse un completo idiota. Invece mi hai spiazzato. Geniale, davvero! 😉

  2. Silente come te. Da quant’è che nn ti sento? Cmq sia per un qualche strano motivo mi pareva di leggere un Poe grottesco dei tempi moderni. Mi sto ancora interrogando sul REALE significato di quella eruttazione.

    • Effettivamente mi riconosco e non posso darti torto, come stai? Beh, è un giudizio importante.. Nel senso che stai cercando di psicoanalizzarmi? 😀 Scherzi a parte, non sarebbe la prima volta che fai osservazioni acute circa l’uso delle parole o di alcune scelte..

      • Io bene, tu bene, nn ci resta che piangere. La trovo differente poi sono piuttosto in arretrato con le tue opere. Mi spiace tu sia sparito da FB

Secondo me....

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