La bocca del lupo – Pietro Marcello

Enzo è nato in Sicilia e si è trasferito da piccolo a Genova insieme al padre, venditore ambulante, trascorrendo l’infanzia tra i caruggi e la delinquenza. In seguito ad un conflitto a fuoco con i carabinieri (quattro proiettili ad uno e tre all’altro) viene ferito (cinque per lui, quattro nelle gambe e uno in pancia) ed arrestato. Si fa quasi trentanni di galera, nove, quattro e poi altri quattordici. Durante una delle sue detenzioni conosce Mary, transessuale dipendente dall’eroina, e se ne innamora. I due iniziano una storia che prosegue anche oltre le mura della prigione fino alla sua scarcerazione quando, una volta uscito, vanno a vivere insieme in campagna.

Documentario vincitore del Torino Film Festival 2009, La bocca del lupo è un’opera   indexcrossover dall’evidente influenza cinematografica. L’impronta documentaristica è lo sguardo principale con cui viene reso il verismo della storia con l’aggiunta di un colore più scenico ottenuto tramite la contaminazione di inquadrature sapienti e scelte molto più rivolte al cinema d’autore. Un collage di documenti d’epoca, nastri registrati ed interviste vanno a costruire un quadro completo sullo sfondo di una Genova metropolitana ed affascinante, avvilluppata tra le sue luci notturne, i caruggi che la scavano dall’interno e la sopraelevata che la sovrasta. Una storia che sorprende per la naturalezza nel presentare l’incontro di due vite che non potrebbero essere più diverse, quella di Enzo, un uomo alto e imponente, duro come i tratti del suo viso spigoloso levigati da una vita violenta, e di Mary, un transessuale dai modi garbati e timidi, i quali trovano nell’altro un appoggio mai trovato prima (“le avversità della vita ci hanno fatti incontrare, almeno quello.”).

Una storia insolita circondata da manierismi poetici, che prende il nome dall’omonimo romanzo verista di Remigio Zena, in cui il la trasposizione cinematografica di queste due persone finalmente insieme imagesnella loro casa di campagna ci lascia con il sapore di un obiettivo raggiunto in mezzo ad un mare di problemi . Tuttavia è sempre la realtà a giocare le carte più amare, Mary infatti morì dopo le riprese del film ed Enzo si ritrovò a perdere la casa finendo in strada a mendicare, oltre che sulle pagine della cronaca per un incendio che bruciò la casa in cui era ospitato. Da vedere per la sua ricercatezza. Talmente di nicchia che alle prime ricerche su internet dopo la presentazione al Festival ogni volta in cui si digitava “La bocca del lupo” usciva “La bocca è l’ascensore del culo“.

Ora, per fortuna, non accade più.

Giudizio in minuti di sonno : Nonostante la breve durata (1 ora e sette minuti circa) parte un pisolino di cinque minuti a cui porre rimedio con un riavvolgimento della pellicola.

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