Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto – Lina Wertmüller

La spocchiosa e altolocata Raffaella Pavone Lanzetti (Mariangela Melato) è in vacanza su di uno yacht insieme ai suoi ricchi, e altrettanto spocchiosi, amici e passa le giornale tra sole, lusso e le umiliazioni da infliggere ai marinai dell’equipaggio. Tra di essi c’è Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini) verso cui sono diretti la maggior parte dei suoi commenti sprezzanti e che prende di mira per il suo essere contemporaneamente volgare, meridionale e comunista. Durante una gita con il gommone i due si perdono e si ritrovano da soli ad approdare su di un’isola deserta dove Gennarino, stufo delle angherie, si ribella alla padrona fino a ridurla a sua schiva e… da qui in poi è meglioindex guardare il film.

Arcinoto film di Lina Wertmüller, non solo per la fama esagerata, ma anche per il titolo chilometrico (spesso accorciato in “Travolti da un insolito destino” o in “Travolti eccetera eccetera” nelle giornate di scazzo maggiore) che divenne marchio di fabbrica di tutte le opere della regista romana con cui in qualche modo si può ipotizzare maliziosamente essere una forma di rimando e riferimento a sé stessa poiché il suo vero nome è l’altrettanto chilometrico “Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueic“, senza ovviamente che ci sia nulla di male in tutto ciò, trattasi magari anche di semplice coincidenza.

Film veramente gustoso e senza tempo che unisce aspetti di impegno politico, affrontati con leggerezza ma non con superficialità, ad aspetti più prettamente cinematografici legati alla nascita di una storia d’amore interclasse dagli sviluppi non convenzionali. Gennarino incarna il desiderio di rivincita deiimagessddd poveri, il riscatto dalla miseria delle umiliazioni sociali, che avviene con una violenza cieca (nemmeno poi così immotivata ascoltando bene le “causali” con cui si giustifica sulla spiaggia [scena spesso omaggiata in altre opere cinematografiche]) ma che riflette anche tutto l’amaro desiderio dei poveri di essere come i ricchi e avere quello che possiedono. Per le scene in cui Raffaella Lanzetti veniva schiavizzata da Carunchio la Wertmüller ricevette alcune critiche di natura femminista, piuttosto comprensibili ma allo stesso tempo non condivisibili fino in fondo (secondo chi scrive) perché in quelle scene è palese l’identità dello scontro ricco/povero e non quella uomo/donna che diviene invece evidente in un secondo tempo quando, pur permanendo una dinamica di sottomissione (che di certo il film non sponsorizza) subentrano meindexdvccanismi totalmente differenti dalla subordinazione, legati a doppio filo da un sentimento che non li vede su due piani diversi nel vivere l’autenticità del proprio amore (magari si precorrevano i tempi dei rapporti sadomasochistici consenzienti che vanno tanto di moda) intriso di sensualità. L’esasperazione semplicistica delle due classi sociali è voluta nella misura della loro rappresentazione parodistica e stereotipata dei maggiori difetti, ma anche dei loro pregi. I ricchi sono eruditi (forse. Di certo non sono “colti”) ma anche elitari, incapaci e totalmente alienati da un mondo per loro costituito di cifre, e non di azioni con conseguenze, obnubilato dal proprio ego spropositato mentre i poveri sono semplici, ignoranti, brutali,imagesss rozzi ma pieni di iniziativa e di abilità (che ora bisogna chiamare “skills” altrimenti non si sa più di che cazzo si sta parlando). L’appartenenza a due classi diverse impedisce un incontro sano tra due persone che possono riconoscere la reciproca attrazione solo nel momento in cui si ritrovano da soli, isolati da tutti gli esoscheletri della società, in una situazione in cui le maschere finiscono per cadere e fanno ritrovare, uno di fronte all’altro, solo un uomo e una donna ognuno il riflesso dell’altro nella loro corporea semplicità. L’amore nasce quando distruggiamo tutte le sovrastrutture che ci fanno vedere l’altro come uno stereotipo rappresentante di una categoria e non come un essere umano. Tuttavia è un amore, per quanto genuino e palpabile, molto fragile e delicato destinato ad essere schiacciato dalle pressioni esterne.

Strepitosa Mariangela Melato, semplicemente eccezionale, gigantesca. Bravo Giannini anche se con un’interpretazione molto macchiettistica e stereotipata all’eccesso a cui bisogna comunque riconoscere dei meriti poiché recita in siciliano (mimageswwwagari non proprio dei migliori) pur avendo avuto i natali a La spezia. Un film sempre attuale e piacevole, di quelli che non si può non conoscere ma che spesso si finisce per vedere a pezzi senza riuscire nell’impresa di guardarlo dall’inizio alla fine. Guy Ritchie, uno dei registi più incostanti che si siano mai visti nella storia del cinema, capace di passare da film geniali a merdate fotoniche che i Vanzina sembrano Murnau a confronto, sentì l’impellente esigenza di fare un remake (le persone normali dicono “vado a cagare”, “al cesso” i più grezzi “a fare uno stronzo”) usando la moglie Madonna e Adriano Giannini come protagonisti: vomitevole.

Giudizio in minuti di sonno : Sveglio e incollato allo schermo.

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