Alien Apocalypse – Josh Becker

Un manipolo di astronauti della Nasa ritorna sulla terra dopo una missione durata quarant’anni e trova l’umanità soggiogata da ferocissime termiti aliene ghiotte di legno e di teste, spalleggiate da squadroni di uomini traditori. Dei quattro componenti due vengono immediatamente uccisi (una zoppa e, come dice Ortolani, “il nero muscoloso che poi fa una brutta fine“), si salvano solo il Dottor Ivan Hood (Bruce Campbell) e Kelly (Renee O’ Connor) che vengono ridotti in schiavitù come tutti gli altri. Si sa come funzionano queste cose e, passando le giornate a spostare travi di legno, mangiando della poltiglia giallastra con un mestolo, dormendo stipati in buchi umidi scavati nel terreno, vengono colti dall’estremo erotismo della situazione e finiscono a letto insieme (poi dicono che le ostriche siano afrodisiache). Viene notato il loro tubare insensato durante il lavoro e gli aguzzini umani decidono di punirli, loro riescono a liberarsi e tentano di fuggire ma… da qui in poi è meglio guardare il film.

Capolavoro del trash pieno zeppo di incoerenze e nonsense, conseguenze della scritturaindex casuale di una sceneggiatura la cui cura è stata assegnata probabilmente ad un centinaio di scimmie ubriache e strafatte di banane marce, rimane comunque una spanna sopra a Branchie e Scannati Vivi dal punto di vista registico (come se ci volesse poi chissà quale impegno). A tratti sembra di rivedere Xena ed Hercules per gli effetti speciali e le inquadrature (impressione che si può spiegare facilmente con il fatto che Josh Becker abbia effettivamente diretto questi telefilm) il che comunque conferisce un buon ritmo e una gradevolezza visiva che i due sopracitati film, in cui il tedio dilaga come l’ebola, si possono solo lontanamente sognare. Da questo punto di vista anche Jesus Christ Vampire Hunter non esce bene dal confronto, ma il film di Lee Demarbre vince assolutamente in originalità al contrario di Alien Apocalypse che è scontato e prevedibile.

La parte esilarante sono le incongruenze o gli avvenimenti totalmenteindexnmn assurdi. Questi quattro astronauti stanno quarant’anni nello spazio ma al ritorno nessuno di loro è vecchio o ha sessant’anni (supponendo che ne avessero almeno venti alla partenza) ma possiamo anche generosamente spiegare questa sciocchezza con il Paradosso dei due Gemelli. Comunque, dopo vent’anni dalla loro partenza la terra viene invasa dalle termiti e gli uomini schiavizzati diventano completamente imbecilli di punto in bianco regredendo intellettivamente ad uno stato simile a dei trogloditi con vestiti che l’uomo di Neandertal pareva un Dandy a confronto. Quando Ivan dice di essere un Dottore nessuno degli schiaindexnmmvi capisce di cosa stia parlando come se mai ne avessero visto uno. Forse perché in realtà è un osteopata. E anche qui, vogliamo chiederci perché cazzo la Nasa dovrebbe mandare proprio un osteopata in missione? Ma ci sarebbe dell’altro, sciabole che appaiono a caso solo per poter fare una carica, figone seminude senza alcun motivo e comparse con le idee confuse che ricordano la partenza della missione spaziale nonostante abbiano solo 35 anni e così via..da ribaltarsi dalle risate.

Bruce Campbell (adorazione totale per il ruolo di Ash nella trilogia di Evil Dead e per il bellissimo Bubba Ho Tep) finisce a recitare la parte di questo misto tra William Wallace e Mahatma Gandhi che ogni tanto si mette a sciorinare la “teoria” (così la chiama lui) “della domanda e dell’offerta” comindexne se se stesse parlando di un qualche complesso modello di fisica, risultando ampiamente sotto le sue potenzialità. Renee O’ Connor è espressiva come una mashera di cera e vitale come una triglia affumicata: fa rimpiangere i suoi momenti da coprotagonista in Xena. Tutto il resto è ovviamente in linea con la media generale di un pessimo film.

Consigliatissimo agli amanti del trash. Ridicolo ma non oltre ogni limite perché qualche sprazzo di dignità riesce a conservarlo. Nei titoli di coda e di inizio e in qualche pessima battuta qua e là, il che è tutto dire. La regia non è oscena se paragonata ad altre pietre del trash, è solo molto televisiva. Bruce Campbell è, a prescindere da tutto, imperdibile sempre e comunque.

Giudizio in minuti di sonno: Sveglissimo a causa di persistenti colpi di tosse ma visto al terzo tentativo, dopo non essere riuscito a sorpassare la soglia dei primi 5 minuti senza svenire impietosamente.

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3 thoughts on “Alien Apocalypse – Josh Becker

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