Storia di una ladra di libri – Brian Percival

Liesel Meminger (Sophie Nélisse) è una bambina abbandonata dalla madre nella Germania degli anni precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che viene presa in adozione dai coniugi Hubermann, il mite Hans (Geoffrey Rush) e la rigida, di severità luogocomune teutonica, Rosa (Emily Watson). Il primo giorno di scuola la bambina subisce la derisione dei compagni perché analfabeta e allora il padre adottivo si adopera per insegnarle a leggere allestendo la cantina come un enormestoria-di-una-ladra-di-libri-locandina dizionario in cui appuntare le parole nuove. Liesel lentamente inizia ad inserirsi nella comunità ma intorno a lei cresce la tensione per le feroci persecuzioni naziste ai danni degli ebrei a causa delle quali il giovane Max è costretto a fuggire di casa e cercare riparo proprio dagli Hubermann, dove viene nascosto nella cantina. Ovviamente Liesel e Max fanno amicizia e…. da qui in poi è meglio guardare il film.

Tante nomination (Premio Oscar, Golden Globe, ..) e giustamente non ha portato a casa nulla di concreto. Intendiamoci, non è un brutto film e probabilmente raggiunge la sufficienza, ma non ha nessuna caratteristica che lo faccia eccellere ed elevare sopra gli altri. Siamo nelle zone del toccante “Il bambino con il pigiama a righeimagessenza tuttavia arrivare allo stesso livello e senza proporre in realtà nulla di nuovo. La storia è piuttosto lineare e per questo prevedibile in tutti i suoi risvolti fino all’ovvietà e a tratti trasuda di una visione leggermente edulcorata che viene a mancare giusto quando subentra una drammaticità posticcia che vuole calcare la mano alla ricerca di una commozione che non arriva mai, proprio perché ostentata cinematograficamente. Sull’argomento sono stati fatti tantissimi film di qualità indubbiamente migliore per guardare un film che alla fine lascia poco e non rimane nella memoria.

Gli interpreti sono comunque abbastanza bravi, su tutti una Emily Watson in versioneimagesx grassa strega (indimenticabile ne “Le onde del destino“), per quanto piuttosto piattini e bidimensionali al limite della caricatura. Fastidio enorme per la voce fuori campo,    che crea un inutile clima didascalico, totalmente priva di una qualunque funzione narrativamente utile o suggestiva.

Degna di nota dal punto di vista visivo un’inquadratura dall’alto in cui in una metà dello schermo si vedono macerie chiare mentre dall’altra macerie nere con al centro due figure umane. Di più non posso dire per non spoilerare ma è sicuramente il punto esteticamente più alto e degno di nota di tutto il film.indexxz

Pellicola trascurabile in un filone che spesso ha regalato film struggenti o comunque molto interessanti e quindi non poteva che risentire dell’impietoso paragone con i migliori precedenti.

Giudizio in minuti di sonno : Sveglissimo dall’inizio alla fine.

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11 thoughts on “Storia di una ladra di libri – Brian Percival

  1. Nonostante la sempre encomiabile recensione, penso che salterò il film e dirigo le mie restanti energie pre-pasquali verso altro. Ormai ho l’autonomia di una batteria classica e non Duracell eheh.

  2. sempre ben dettagliate le tue recensioni caro Jeremy, mi piacerebbe sapere cosa pensi del film che ha vinto l’Oscar la Grande Bellezza….
    intanto approfitto per formularti i migliori auguri per una serena Pasqua,. con affetto 🙂 A.

    • Ciao Cara! 🙂 In realtà ho scelto di non guardarlo perché tutta la polemica inutile e fastidiosissima (sia da parte dei sostenitori che dei detrattori) mi ha fatto passare la curiosità e la voglia di vederlo perché non ho voglia di finirci in mezzo..per ora.. 😀
      Ti posso però dire che sono un fan di Sorrentino e che adoro “Le conseguenze dell’amore”, trovo sia un capolavoro visivo con dei dialoghi scarni ma pregni.. 😉
      Ti ringrazio tanto e contraccambio di cuore, un abbraccio forte.. 😉

  3. Concordo, sono stato trascinato a vederlo due settimane fa e più o meno il giudizio è stato lo stesso. In più mi domando: da quando in qua, nella Germania nazista, le bambine tedesche vengono adottate da famiglie tedesche, frequentano scuole tedesche e imparano a scrivere in… inglese? Che tristezza.

Secondo me....

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