Philomena – Stephen Frears

Philomena Lee (Judi Dench) è una donna irlandese che rimase incinta molto giovane e per questo venne affidata ad un convento di suore cattoliche le quali la fecero partorire e poi diedero in adozione il bambino ad una coppia di americani. Il giornalista Martin Sixsmith (Steve Coogan), dopo aver perso il suo lavoro come consulente governativo per il partito Laburista, decide di scrivere un libro proprio sulla storia di Philomena e la accompagna (su spinta molto interessata della sua editrice) alla ricerca del figlio partendo dal convento in cui tutto era cominciato. Da qui in poi è meglio guardare il film.

Nei primi venti minuti la sensazione è quella di rivedere nuovamente “Magdalene” conindexcv tanto di aspirazioni personali a diventare stragista di pinguine per la rabbia che scatena la visione di ottuso fanatismo e di imbecillità umana. A maggior ragione se si tiene conto che è tratto da una storia vera e se si ha già visto il film di Peter Mullan in cui venivano denunciati i soprusi e le violenze che dovevano subire le giovani donne rinchiuse in questi istituti perché considerate peccatrici. Mi sono masticato le unghie e un paio di falangi dal nervoso fino a che il film non è virato sulla ricerca del figlio e sulle dinamiche dei personaggi. Da qui in poi si sono alternati momenti di umorismo sottile, altri provocatori e infine nuovamente di nervoso. Il film non è brutto, ha ricevuto parecchie nomination (Golden Globe tanto per dirne una) e ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura alla mostra del cinema di Venezia 2013, però lascia un vago sapore di occasione mancata. “Magdalene” aveva un impatto devastatante e potente, di quelli che ti fanno saltare dalla sedia e ti fanno venire voglia di spaccare la televisione per la rabbia, “Philomena” è semplicemente molto più pacato, meno viscerale e più commerciale cinematogindexraficamente (frutto di una coproduzione tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti [e dove mettono le mani questi ultimi il rischio della tamarrata è facile]). Non solo, è anche meno incazzato e più sottilmente provocatorio nel presentare una donna che nonostante tutto il dolore patito rimane profondamente ancorata alla sua fede (pur con tutta una serie di dubbi e ambivalenze) e che dimostra di averne compreso l’essenza molto più dei suoi ministri stessi, seppur dotata di una ingenuà semplicità.

Guardabile ma non indimenticabile. Judi Dench impeccabile e Steve Coogan ironico quanto basta per dare un poco di brio all’ultima pellicola di Stephen Frears che ha tutto il mio rispetto solo per aver diretto la trasposizione cinematografica di “Alta Fedeltà” (non che fosse proprio un capolavoro ma va bene ugualmente perché è invece il capolavoro di Nick Hornby). L’unica vera pecca è che praticamente più di mezzo film è costituito da inquadrature prese all’interno di macchine, aerei e alberghi: sembrava di guardare “Milano-Roma” su raitre.

Giudizio in minuti di sonno : nemmeno uno ma al cinema non dormo mai.

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14 thoughts on “Philomena – Stephen Frears

  1. Sempre ottime recensioni Jeremy (e Auguri per il 2014 amico mio!).
    Questa volta, però, non penso darò una chance al film, dalla tua recensione mi sale il sopracciglio e voglio tenermi in testa quel capolavoro di Magdalene che è un pugno nei denti con badilata annessa.
    Ma è sempre un piacere leggere un tuo parere!

    • Ti ringrazio amico Zeus e Tanti Auguri di Buon 2014 anche a te!
      Beh, paragonato a Magdalene questo film esce piuttosto malconcio da un simile scontro diretto, per quanto sia in possesso di una sua dignità..

      • Immagino che il confronto sia impietoso, ma Magdalene è stato un vero colpo nello stomaco.
        Forse concederò una possibilità a questo film nei prossimi mesi, ma al momento sto ritrovando il gusto di vedermi i film… vado con calma.

        Hai visto, per caso, The East? O Flight (non ricordo se hai fatto la recensione, in caso mi scuso e me la rileggo) ?

  2. Pingback: emporio circolare, perché non andare il cinema a vedersi Philomena. | bortocommentando

Secondo me....

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