Ricordi in musica

La prima canzone di cui abbia un ricordo, seppur indiretto, è “Find the cost of freedom”  che per me era “Fain de cos do frido”. Me la cantava mio padre quando ero piccolo, molto piccolo. E ora che sono “grande” mi piacerebbe veramente sapere dove sia la libertà. La seconda canzone è il remix di “Living on my own” di Freddie Mercury. C’era anche quello di “Time“. Bellissimo. Ho conosciuto prima lui dei Queen. L’avevo sentita via radio uscito dall’asilo nella macchina di mio zio che mi era venuto a prendere. Mi regalò la cassetta quello stesso Natale insieme ad un librone di Mister No e ogni volta che la sento mi prende la malinconia ma non so bene di che cosa. Credo di averla consumata. Il mio primo cd è stato “Sweeth Dreams” degli Eurythmics. Avevo sentito la canzone nella pubblicità della Nissan Primera mentre guardavo Fantaghirò da mia nonna. Era poco prima di Natale. Di nuovo. Facevo le elementari. Sempre di quel periodo c’è la cassetta che mi aveva fatto mio cugino con Bruce Springsteen, Bryan Adams, Billy Idol e i Bon Jovi. Il lato A era pieno, quello B era incompleto. Tra le altre mi ricordo che c’era “74-75” dei “The connells“. La ascoltavo quando era sparito il mio gatto rosso, quello che mi accompagnava a prendere il pulmino della scuola, quello che rincorreva i cani (compreso il merdoso barboncino dei miei nonni), quello che faceva le fusa solo a parlargli, quello che saltava per prendere le carezze. La ascoltavo in terrazzo e speravo che ritornasse. Ritornò dopo una settimana. Si trascinava sulle zampe posteriori. Gli avevano spezzato la spina dorsale. E ancora faceva le fusa se gli parlavi. “Live in city of light” dei Simple Minds, sempre in cassetta, era stato un tormentone estivo di quando andavo al mare d’estate, insieme a “Call Me” di Blondie che, al contrario, arrivò quando ormai ero già alle medie. Ero appena stato lasciato dalla fidanzatina poco prima della fine dalla scuola e poi ero andato al mare. E probabilmente mi struggevo pensando a questa cosa, fantasticando su improbabili storie d’amore future. Gli effetti di sei giorni ed un bacio su di un piccolo ingenuo sognatore.

Intorno a quegli anni ci sono sicuramente anche i Depeche Mode. Con “Songs of Faith and Devotion” ero andato fuori di testa. Tiravo giù tutte le tapparelle e mi mettevo ad ascoltarli a tutto volume, nel buio della stanza. Ero in un periodo introspettivo molto cupo. Arrivarono i Nirvana e chissà perché ho un fermo immagine di me seduto sul cesso a fissare il bidé con “Smells like teen spirit”  che gira sul lettore CD portatile (perché nel frattempo mi ero evoluto. E, per inciso, non solo ce l’ho ancora ma lo uso pure). A quei tempi non credo che capissi realmente Kurt Cobain. Ero galvanizzato dalle grida e dalla rabbia. Sono riuscito a cogliere il suo disagio solo anni dopo, ascoltando “You Know you’re right” e realizzando di non aver capito un cazzo. E dire che li avevo ascoltati così tanto non poterli più risentire. Il primo contatto con i Pearl Jam fu una mattina in cui mi alzai presto per dei motivi che non ricordo. Accesi la tv perché ero in anticipo per prendere l’autobus e il video di “Do the evolution” mi entrò nel cervello e vi rimase. Senza saperlo mio cugino mi regalò “Yield” quello stesso Natale e “Given to Fly” divenne da quel momento la canzone con cui festeggiare ogni anno la fine della scuola, coricato sulla sdraio a guardare le nuvole in cielo.

Ascoltavo i Metallica quando ci incontrammo. Li mettevo a tutto volume e poi saltavo come un pazzo per tutta la stanza. Ho fatto schiantare le casse di mio padre. Era anche il periodo di “Binaural” (“Insignificance” al buio, era un po’ come cadere). Invece la volta in cui eravamo insieme nella sua stanza c’erano i Timoria, “Viaggio senza vento” e pensai ad una curiosa coincidenza nel sentire Renga gridare “..siamo qui come serpenti in amore..” mentre stavamo abbracciati sul suo letto. Mi aveva regalato “El topo grand Hotel“, che non ho mai più ascoltato visto come erano andate a finire le cose. E’ sepolto in mezzo ai miei vecchi cd. Del periodo successivo in cui ero uno straccio ricordo “Heart of steel” dei Manowar, “Bliss” dei Muse, i Cradle of Filth fino a spaccarmi le orecchie, i Jerkstore, i Tool (questi ultimi due da un amico), i Godsmack (questi invece venivano da una metallara  che mi avevano voluto presentare [perché una certa forma di logica mentale vuole che i metallari vadano solo con i metallari quindi non mi veniva mai presentato nessun altro] e che non mi aveva mai cagato neanche per sbaglio) invece mi tenevano compagnia quando rincasavo i sabati sera alle sei del mattino dopo le serate alcoliche e i giochi in rete. Gli Stratovarius, “The fourth dimension” è sicuramente l’album con cui mi sono più torturato in quel periodo arrivando al punto di non poterlo più ascoltare. Era una caduta in basso in cui non si vedeva mai la fine. L’incidente stradale con il mese di silenzio. La gita a Roma, ubriaco e senza dormire, passata a girare nudo per le stanze dell’albergo (così mi hanno raccontato) e poi a cantare “Ricominciamo” a squarciagola alle cinque del mattino senza considerare che la vicepreside dormiva nella stanza a fianco. Arrancavo in mezzo a canzoni che mi uccidevano. Infatti di quella gita il ricordo è con “Zombie“. Poi finalmente la luce in fondo al tunnel. E non era un camion che guidava contromano per una volta. Era solo la maturità. Finalmente libero. Non so se capirò mai cosa significhi la libertà, ma di certo non mi sono mai sentito così libero in vita mia come dopo l’orale della maturità. Fanculo a tutti. Aria nuova. Posti nuovi e anche una persona nuova. Di quel periodo, i Manà “Revolution de Amor“, “High Anxiety” dei Therapy? comprato il giorno del test di ingresso a Psicologia,”Born to Run” e il cd con le cover punk di “Blue Moon” e di “I can’t help falling in love with you“, con gli Smashing Pumpkins e Reptilia degli Strokes ascoltato mentre si andava in valle dagli zii dove, quando invece ci andavo da solo, ascoltavo Smash degli “Offspring” e i Police da una vecchia cassetta di mio cugino. Lo stesso zio della valle che per un Natale mi regalò il doppio CD live all’arena di Verona di Paolo Conte perché voleva che lo ricordassi per la canzone “Lo zio“. Ma a me viene sempre in mente quando ascolto “Elegia“. E ancora penso a quanto mi volesse bene per regalarmi “Appetite for destruction“. Mi aveva regalato anche i Klezmatics pensando che non li avessi mai ascoltati, invece “Shprayz Ikh Mir” mi era sempre piaciuta.

Dell’università i Misfits, ascoltati all’uscita da un tentativo di imparare a suonare la batteria. E mi ricordo bene mentre per la via principale del paese avevo “Angelfuck” nelle orecchie qualche giorno dopo essermi lasciato. Camminavo da solo, di notte, con il lettore cd nella tasca di una maglia di 15 misure più grande della mia. I Nine Inch Nails con “Heresy” e “Hurt” mentre facevo il tragitto dalla stazione alle aule e pensavo ad una persona che mi turbava. I Gogol Bordello per il concerto di Venaria Reale, regalo dei compagni per la laurea. Due biglietti con l’augurio di avere qualcuna da portare. Invece c’era solo un amico. Di un momento confuso e difficile agli inizi di una primavera c’erano “Impressioni di settembre” (che con la primavera proprio non c’entra un cazzo) dei Marlene Kuntz,Not falling” dei Mudvayne e  (mi vergogno come un cane) i Finley, “Ad occhi chiusi“. Quando mi ero messo a correre fino a non farcela più. Cioè presto. 18 km mi sembra. Dimenticavo la più importante, “Planet Telex“, di quel giorno in cui mi ero esaurito di studio e non riuscivo ad alzarmi dal letto. Chiamata al profugo (quando ancora non lo era) che mi viene subito a prendere e mi porta a svagarmi al fiume. Giornata a parlare di quanto quella canzone simboleggiasse un’ascesa. Per dove non sono mai riuscito a scoprirlo.

Si arriva all’ultima presenza. Quando ci siamo conosciuti le colonne sonore per me erano “Trash“, “Hey stoopid” in toto e “It’s me” da “The last temptation” di Alice Cooper insieme a “Lipservice” e “Domino Effect” dei Gotthard. Tornavo alle cinque del mattino e poi andavo a lavorare in magazzino. Sono rimasti fino all’Esame di Dottorato. A cui poi hanno iniziato ad aggiungersi “Just a girl” dei Pearl Jam mentre leggevo “Qualcuno con cui correre” e scrivevo il primo racconto. Ricordo anche le serate di ritorno a casa dopo essere stati insieme per poco tempo rispetto a quello che avrei voluto con “No way” dei Korn a tutto volume in macchina, sempre più deluso e amareggiato per la situazione che vedevo sempre più in caduta. Quando ero finito giù dalla collina in mezzo al fango c’era “Wouldn’t it be nice“. Il primo lavoro come pinguino in un negozio, dieci ore in piedi a sorridere come un ebete al cui termine la prima cosa da fare era sempre rimettersi gli orecchini cercando di non guardarsi troppo allo specchio e fare il ritorno a casa ascoltando “Baba O’ Riley“, sperando che Sally prendesse veramente la mia mano. Ed effettivamente la prese. Ma poi al termine di tutto quel travagliato periodo che ha portato la parola “fine”, e qualche verità, si passa a Vasco ( tristezza profonda, dio quanto non lo sopporto) quando un amico mi fa notare un verso adeguato alle mie vicende: “ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia che alla fine non si può guarire mai” e ne nasce questo post. Avvicinandoci al presente non posso dimenticare “Police on my back” dei Clash, che usavo come suoneria per il lavoro porta a porta e che per poco non iniziai ad odiare perché ogni volta in cui la sentivo sapevo benissimo che avrei sentito la voce del mio EX capo rompermi i coglioni e martellarmi di domande come “dove sei andato? Di cosa hai parlato? Gli hai detto che abbiamo questo? Perché non lo hai detto? Hai detto questo? Hai fatto quello? Quante volte ci sei andato?” fino a che non mandai tutto a fanculo. Del periodo al festival di musica classica ricordo non solo la musica classica ma anche tutta la discografia dei Ministri che ascoltavo mentre andavo a lavorare. “Bevo“, “Abituarsi alla fine” e “Comunque“.

Il presente è dei Pink Floyd. Delicate Sound of Thunder è la colonna sonora di questo periodo. Non lo avrei mai detto.

Il futuro invece non lo so. Ma ci sono tante canzoni che sono già assegnate di cui non vedo l’ora arrivi il momento e altre che spero arrivino il più tardi possibile.

Per ora, in piedi.

One sound, one single sound
One kiss, one single kiss
A face outside the window pane
However did it come to this?….

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12 thoughts on “Ricordi in musica

      • Ecco l’ho letto. E mi piace. Molto. Mi piace come navighi nei ricordi e come le canzoni facciano da puntello, scenario, sfondo, colonna sonora o protagonista. Mi piace perché sono sensazioni che ho provato, provo e penso/temo proverò anche io. Ci sono brani che conosco e hanno contrassegnato anche la mia, di vita. Ci sono brani che non ho mai provato ad usare o non ci siamo incontrati nel corso dei vari tortuosi meandri della vita, ma immagino che ognuno abbia una colonna sonora dedicata. Estremamente personale. A volte anche dolorosa. Ma è unica.

        Ho fatto un lavoro simile (scritto peggio, ad onor del vero) anche sul mio blog, tante settimane fa (Pictures in a Frame – come puoi immaginare è tratto da un live dei Pearl Jam) e molta inesperienza sulle spalle. Probabilmente scriverei cose diverse, anche se, ad onor del vero, non è la verità. Le scriverei meglio, ma le sensazioni rimerrebbero quelle.

        Grande lavoro Jeremy. Come sempre. Mi ripeto… ma te lo meriti.
        Grande.

        • Ti ringrazio, come sempre, per il tuo commento. Non ho nulla da dire alla prima parte che non sia “condivido pienamente”.

          Conoscendoti non può essere scritto peggio e infatti nell’andarlo a ripescare (non me lo ricordavo) mi accorgo che avevo già commentato e messo mi piace. E mi è venuto in mente che quando l’avevo letto mi era piaciuto il discorso della musica gelosa. Poetico e vero, sul serio.
          🙂

          Sei sempre troppo gentile e tu sei da meno. 😉

    • Si, chiamava proprio così e la ascoltavo anche io! Volevo aggiungere anche loro ma non avevo nessun ricordo particolare. No, dai, c’è di peggio. 😉
      Se escludiamo i Finley può essere ma loro abbassano parecchio la media..
      Eh già, mi sentivo molto nostalgico oggi..

  1. Ho una cultura musicale da schifo che molti nomi li ho scoperti tardissimo (sempre se li abbia scoperti eheh), ma il tuo post mi p estremamente piaciuto e l’ho trovato molto coinvolgente! Un saluto 🙂

  2. Mi sono resa conto ora di quanto ci conosciamo…
    Oltre alla qualità della scrittura sono stata colpita dalla lucidità con cui ripercorri la tua vita.

    Sei molto profondo e sincero. Ecco perchè sei prezioso nonostanze i tuoi difetti eh??? 😛

    BRAVO, un’altra volta 😀

Secondo me....

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