Il camminante – Racconto

Si appoggiò ad un muro per non cadere.

Il passo pesante e stentato non lo portava da nessuna parte. Trascinava i piedi lasciando solchi sul terreno argilloso mentre il vento dell’ovest gli impolverava il volto e gli colorava la barba di rosso. I capelli erano un blocco unico di sporco, incollati uno all’altro, impiastricciati di fango, sangue e cenere. I vestiti cenciosi e bucati cadevano sul suo corpo scavato come un’ingombrante solitudine. Il suo occhi erano limpidi e azzurri, in contrasto con la sua figura totalmente nera, cupa, derelitta. Il deserto del suo cuore era ingoiato dal deserto circostante che si muoveva silenzioso e incombente, insinuandosi sottile dai bordi dei suoi timpani lungo il suo cervello.

Deglutì con la bocca ormai arsa dal sole, sorreggendosi con un bastone trovato sul marciapiede.

La desolazione della città smembrata e devastata non riuscivano a toccarlo. Il passato era morto in una deflagrazione lasciando ognuno in balia di sé stesso. Alla fine di tutto quel tempo trascorso senza meta aveva smesso di curarsi del destino e della sua direzione perché nulla aveva più importanza. Era un’ombra in un paese di ombre e si aggirava tra macerie sanguinanti avvolto dall’odore acre della fatalità ghignante.

Tutto quello che ancora possedeva stava nella sua mano destra.

Un gancio gli strappò il vestito affondando nella sua pelle emaciata mentre una folata di vento improvvisa lo costrinse a chiudere gli occhi per evitare che la sabbia lo tagliasse ma lo invase anche con un forte odore di cibo.

Nuove energie risalirono lungo le fibre del suo corpo stanco, radunando le forze smarrite per proseguire nel suo cammino verso la salvezza. I miraggi di sapori sciolti dalla saliva impastata di dolcezza lo spingevano lungo la schiena nella direzione del vento. Nel suo cuore quella foto in bianco e nero continuava a pulsare viva e vibrante.

Si guardò la mano destra stretta a pugno.

Un proiettile lo colpì in piena fronte.

Cadde a terra sollevando una lieve nuvola di polvere. In silenzio. Senza disturbare e senza essere ascoltato da nessuno. Un corpo che cade in città non fa rumore.

Quattro figure scesero dalle case e lo spogliarono di tutto, lasciandolo nudo in mezzo alla strada. Immondizia umana. Gli portarono via ogni cosa.

Non il contenuto della sua mano destra, stretta e salda al punto da dover essere amputata per poterla aprire in un secondo momento.

Portarono il moncherino nel loro rifugio insieme a tutta la roba sottratta.Tagliarono tutte le dita con dei tronchesi manciullandone le carni e spezzando le fragili ossa fino a svelare il palmo sporco di sangue.

Ma dentro non trovarono nulla.

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