Mea

Complice il pacco involontario di un’amica mi ritrovo all’ultimo momento con un giorno libero e senza più alcun programma. Non solo, mi sono pure svegliato presto. Pregustavo già un nuovo giro a Genova ma ho dovuto rinunciare prematuramente e rimandare. Mi alzo però con la voglia recondita di non farmi sopraffare di nuovo da questo scazzo colossale che avvolge inutilmente ogni mia azione. Le solite vocine mi parlavano nella testa per fermarmi. Ma non potevano farlo. Perché ho capito finalmente che quello che dicono non mi appartiene. Non sono io. Vogliono parlare per me ma non hanno alcun diritto di rappresentarmi.

Non sono le mie vocine.

Approfitto di quel barlume di ribellione, zittisco tutto ed esco a godermi una meravigliosa giornata. Me ne vado a camminare sul Tobbio. Mentre guiDSC_0008do rimango abbagliato dalla bellezza della luce della mattina che si rinfrange sui campi verdi colmi di rugiada trasformandoli in distese bianchissime e quasi accecanti. E per una qualche ragione non troppo chiara inizia a salirmi un fastidioso magone. Quella sensazione a metà tra la malinconia del ricordo e la tristezza vitale. Senza motivo. Stavo ascoltando i Ministri mica Auschwitz, che cazzo! L’aria di quel giorno non mi giunge nuova ma non mi è chiaro bene da quale ricordo. Punto di partenza. Parcheggio e parto. Sono sempre passato dal Valico degli Eremiti (e da dove altro avrei potuto passare?) perché non ho mai voglia di correre e nemmeno fretta di arrivare, ma oggi voglio provare l’altra strada. Sono titubante perché non l’ho mai fatta e non la conosco (E anche quella che sale su dritta, per quanto sia facile, non sono proprio sicuro di saperla riconoscere, considerando che non si tratta di un sentiero segnato ma di un percorso che si è costruito a furia di passaggi) ma arrivo a destinazione accompagnato da un vento fastidiosetto ed insistente senza troppi problemi.

Sul Tobbio si intravede persino il mare.

Sono stato in quel posto con la nebbia, la pioggia, la neve e con il sole (in canottiera, d’estate, alle undici del mattino e quindi bruciandomi le braccia) ma il mare non lo avevo mai visto. Trovo anche una comitiva di genovesi pensionati. Metto ad asciugare maglietta e felpa poi mi siedo vicino a loro (anche perché non c’erano grandi alternative visto che sull’altro lato della chiesa il vento era fortissimo) e inizio a mangiare due biscotti per il ritorno. A fianco a me c’è questo uomo che attira la mia attenzione. Piuttosto basso, maglione verde militare, baffoni spioventi da operaio dei tempi che furono e pelato; avanti con gli anni, parla scherzando con tutti gli altri modulando stentatamente la sua voce talmente consumata dal fumo che Sandro Ciotti a confronto aveva l’escursione canora di Pavarotti. Genovese puro di vecchio stampo. Non solo ogni dieci “Belin” riesce a mettere anche qualche parola di conversazione, ma per intercalare usa ancora “Mea”. Come il gabibbo. In sei anni di Università a Genova non l’avevo mai sentito dire a nessDSC_0011_1uno. A pensarci bene ho avuto un assaggio di “Genovesità” alla fine.

Tutti insieme si mettono a fumare e si preparano per il pranzo. Decido di andarmene ma prima provo a fare qualche foto. Di nascosto riesco pure a fotografarlo in una posa da filosofo che immerge il suo sguardo sull’immenso panorama della natura che sovrasta la piccolezza dell’uomo. Si guarda intorno con lo sguardo profondo, consapevole e vissuto di chi ha capito tutto dall’esistenza e che ha trovato quello che stava cercando dalla vita. Infatti dopo la foto si sposta qualche metro più in là per pisciare.

Deve essere bello invecchiare così. Arrivare oltre i sessantanni con il becco di salire sopra un monte e mettersi pure a fumare come se niente fosse. Sono sicuro di aver fatto più fatica io che mi alleno praticamente tutti i giorni.

La discesa di solito è molto più semplice. Il paesaggio è brullo, ci sono pochissimi alberi e si vede distintamente il punto in cui si lascia la macchina quindi è impossibile perdersi. Ed è in questo momento che uno se ne fotte dei sentieri ed inizia a scendere in linea retta aggiustando semplicemente il tiro ogni tanto. Quando esco dai sentieri succedono due cose: arrivo prima oppure mi perdo. Ma di solito nel secondo caso incontro anche un sacco di animali interessanti. Oggi niente bestie. Ed è ovvio visto che avevo con me la macchina fotografica. Diversamente avrei visto passare persino un babirussa.

Ad un quarto d’ora dalla macchina mi viene in mente un coro che conosco benissimo e che mi invita esplicitamente a proseguire.

In questo modo:

Le serenate all’istituto magistraaaaale, nell’ora di ginnastica o di religiooooooone

per carnevale suonavo sopra i carri in maschera, avevo già la luna e urano nel Leoooooooone!!

E mi ritrovo a cantare Battiato. Non ho mai capito che cazzo volesse dire quella canzone. Ma mi piace. E me ne frego se mi può sentire qualcuno (preoccupazione fittizia ed illusoria visto che mediamente non si tengono rave party in posti simili) perché visto che ero partito con il magone ora me ne ritorno insolitamente allegro.

Fanculo” mi dico “oggi ho bisogno di leggerezza“.

E continuo a cantare fino a casa.

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5 thoughts on “Mea

  1. Mi piace. Oltre che a guardare la foto pensavo di aver capito dove era sta montagna e avrei cannato di brutto… poi hai detto il Valico (ho googelato, lo ammetto) e ho capito perché si vede il mare dalle tue montagne 😉 Comunque concordo su una cosa: puoi allenarti come un dannato, fare 40 km di corsa con i pesi sulle spalle, ma un vecchio pensionato fumatore e con l’abitudine del bianco mattutino, il bianco+rosso a mezza mattina ed il rosso per mantenere ti darà sempre e comunque la paglia sulla salita! 😉

    • E’ molto vicino al mare ma non mi era mai capitato di vederlo. Dove pensavi si trovasse? 🙂
      Ahahaha! Sono un incubo questi vecchietti rambo. Non ricordo più chi parlava di quello pescatore, forse Benni, non so. Diceva che tu te ne stai delle ore con tutta l’attrezzatura ipertecnologica senza prendere una mazza e poi arriva il vecchietto con un bastone, lenza e amo e in cinque minuti tira su mezzo fiume.. 😀 Qui è uguale..

      • Sai che ero convinto (cioè, ero convinto) che ti trovassi dalle parti del Veneto? O.o avevo completamente invertito il panorama! Non so perché, ma ti avevo inquadrato in quella zona (nonostante le tue innumervevoli prove contrastanti la mia tesi, ma io non brillo di capacità deduttive eheheh).
        Guarda, penso sia una delle costanti del mondo. Anche perché cerchi di spiegarti: si, io ho studiato e lui guarda i cantieri tutto il giorno. Lo frego. Immancabilmente è il contrario 😀

Secondo me....

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