Denise e Jean-Louis Lavergne mi stanno sul cazzo

Durante le giornate piovose due cose possono capitare con una certa frequenza: dolori articolari oppure malinconia. Gomiti e ginocchia oggi stanno stranamente bene (non ne fate una giusta) quindi è toccata la malinconia.

Senza nessun motivo particolare. Forse lo stop forzato dallo sport sta abbassando pericolosamente le endorfine del mio cervello e l’umore non è più stabile (no, la cioccolata non è una soluzione) e sotto controllo.

Ho capito che non idealizzo le persone. Quello proprio no. Anzi, tutto il contrario. Però idealizzo le situazioni. Minchia se non me n’ero accorto di questo. Ed è un grosso problema perché la realtà finirà sempre per essere deludente. Specialmente se cerchi qualcosa che ritieni normale ma che, a conti fatti, tanto normale non è. Perché la normalità è solo un concetto di frequenza statistica. Non è nulla più dell’evento, caratteristica o simile che un maggior numero di persone fanno, hanno, vivono. Se invece una cosa la vuoi solo tu (o quasi, pressapoco), forse non sono gli altri ad essere strani. Ed è nel momento in cui ti presenti con un kimono su di un campo da calcio che capisci di essere un idiota. Perché ti ostini a seguire le tue regole in un gioco a cui vuoi partecipare ma che nella realtà è completamente diverso da quello che hai in testa tu (e in questo sono recidivo e persevarente oltre il diabolico).

Ed è ovvio che ti prendano pure a pallonate o non ti facciano giocare.

Allora per riprenderti da una realtà che non ti piace cerchi febbrilmente delle eccezioni che smentiscano le regole (ci sono, ci sono), qualcosa che ti dica “dai ciccio, non sei solo” e che confermino le tue bislacche teorie sull’esistenza. Pensi allora a Doisneau e alla foto che ritrae i due innamorati che si baciano (“Baiser de l’Hôtel de Ville“) in mezzo alla folla. Come se ci fossero solo loro al mondo. Bellissimi. La mano abbandonata di lei, un poco sorpresa, e quella di lui, colta da un impeto improvviso d’amore (non ho visto solo questo). Ed è meraviglioso pensare che questo scatto possa essere stato rubato e abbia colto un’istantanea di un mondo puro, limpido, luminoso. Bello. La guardi per quello che vedi mettendo a tacere il cinismo, quello urlante alle orecchie robe del tipo: “si tradiranno“, “lei rimarrà incinta e lui fuggirà“, “lei si vede di nascosto con il salumiere!“, “Anche lui si vede con il salumiere!“, “il salumiere sa di questa foto?“, “finiranno entrambi schiacciati da un auto, un treno, un monopattino!“, “lui è una donna!“, “moriranno in miseria non prima di aver venduto i figli“, “sono fratello e sorella“, che però non riescono ad intaccarla.

Di fronte alla bellezza e alla speranza che qualcosa di simile esista, il cinismo è inconsistente.

34doisneau.tifPoi si scopre che la foto è costruita.

I due innamorati sono attori. Quindi non sono stati ritratti per caso. Se vogliamo è finta, irreale. Magari si stavano sul cazzo, forse lui aveva l’alito pesante e lei non si lavava. Non è vera. Non si amavano. Perché Doisneau voleva mostrare “un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.”

Nessuno mi toglierà dalla testa che sia una bella foto. Ma dentro di me la stessa vocina del cazzo che prima era stata tacciata ora riprende, gongolando, dicendo “vedi? Non esiste nulla di simile!” ( e io detesto profondamente chi dice “vedi?“, “visto?” e “te lo avevo detto!” indipendentemente dalla ragione). A cosa mi aggrappo ora?

E la questione di vitale importanza diventa, non tanto sapere cosa sia la normalità, se sia meglio la verità (sempre) o un’illusione (a volte) o che kimono indossi mentre giochi a calcio; la questione di vitale importanza a questo punto diventa invece sapere perché cazzo quei due stronzi di Denise e Jean-Louis Lavergne non potevano evitare di andare a rompere i coglioni a Doisneau costringendolo a confessare l’artificio.

Maledetti, non potevate lasciarmi con l’illusione che da qualche parte esista qualcosa del genere e farvi un pacco di cazzi vostri?

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21 thoughts on “Denise e Jean-Louis Lavergne mi stanno sul cazzo

  1. Oggi la giornata è partita male è Jeremy? Dio bo! A parte che sono convinto che una buon bilanciamento fra realtà ed illusione sia indispensabile per una buona riuscita giornaliera. Che poi il gioco sia diverso da quello che vuoi tu, sfortunatamente mi sembra una costante anche nella mia vita. Sono al momento giusto nel posto sbagliato, ma che, stranamente, è il posto giusto degli altri. Perciò mi chiedo, chi sta sbagliando in realtà? Loro che continuare realmente a trascinarsi in un gioco fasullo o io che mi ostino a ingannarmi a seguire un gioco vero? Brutte cose le domande, sono dei tarli maledetti.

    Ps: butto un pochino in vacca il commento, che è pensato e sentito, con un piccolo naturale sorriso seguito a quella sequela di domande: “lei si vede di nascosto con il salumiere!“, “Anche lui si vede con il salumiere!“, “il salumiere sa di questa foto?“… io, da par mio, avrei aggiunto un “finiranno entrambi schiacciati da una mortadella?!” La vita è dura.

    • Ahahah! No, non è partita male.. 🙂 Hai perfettamente ragione e condivido il tuo commento e le tue domande fino all’ultima lettera. La mia era una constatazione del fatto che molto probabilmente sto sbagliando, che non è il mio gioco quello vero.

      ahahahaha! Bellissima! Peccato che non mi sia venuta in mente! 😀

      • Ma sai cosa ti dico? IN fin dei conti, cosa importa se il gioco è sbagliato? Quello che conta, secondo me, è se lo fai bene, perché se lo fai con il cuore allora è un più in tutto. Almeno sbagli con una convinzione.

        Ps: non lo so, mi sembrava una naturale prosecuzione della cosa… ahahahah

        • Ne sono convinto anche io (e forse avevo bisogno che me lo dicesse anche qualcun altro), ma ultimamente mi viene il dubbio che nel mio caso sia meglio tenere conto della realtà.

          ahahahaha! E’ vero!!

          • Io preferisco sbagliare per una mia idea, che fare qualcosa comandato tipo burattino dagli altri. Se gioco il mio gioco, gioco bene (e anche, gioco poco ma gioco, dio mio, mi sto incartando! ahahaha).
            Sul tener conto della realtà, sfortunatamente è spesso LEI che viene a prenderti a portierate nei denti. Non ci pensa due volte. E questo è un dato di fatto…

    • Sul chi ostenta non gode sono d’accordo ma per quanto riguarda i pomiciatori di strada non ho nulla contro. Aldilà del pensiero cinico mi piace vedere persone che si vogliono bene.
      Un bacio a te, grazie per il passaggio mia cara!

  2. nessun problema ci mancherebbe Jeremy, ma scherzi a parte poni una questione di non poco conto, e praticando da anni la comunicazione devo dire che vedo la sovrapposizione di piani di finzione e realtà come affare consueto in ogni ambito che ci circonda, ahimè.. Ecco, molte realtà sono davvero insostenibili tanto che volentieri ricorreremmo ad una finzione scenica per mitigarle, altresì alcune finzioni sceniche ci danno la proiezione di una realtà irraggiungibile… allora possiamo fare un lungo ragionamento anche addentrandoci nella letteratura distopica… in verità non riesco a risolvere la questione con una scelta…(forse il tuo post voleva essere meno elucubrante di quanto la stia mettendo giù io) ma hai colpito un terreno fertile… me lo chiedo da tempo.. in genere preferisco l’autenticità, ma la finzione scenica o artistica mi aiuta a trovare spazi di creatività che in ogni caso necessitano di un tocco di follia per essere portati in emersione…scusa la lungaggine… taglia pure se vuoi senza problemi, la sintesi in alcune occasione è una virtù che non so praticare… un abbraccio

  3. Non è importante che sia reale o meno, in questo caso ciò che conta è l’universalità, cioè il fatto che ciò che stai guardando può ‘essere’, è credibile e il soggetto gli conferisce un valore.
    « Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all’artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli. Saccheggiate il Louvre! »

    • Sono d’accordo se stiamo nel contesto della fotografia e di un intento comunicativo.
      Il fatto che sia solo credibile però non lo rende reale. Se immagino un’isola meravigliosa non significa che essa esista realmente. Era questo il mio “problema” in quel momento (anche se ovviamente molto al cazzeggio), avevo solo voglia o bisogno di sapere che qualcosa del genere esista realmente, che non sia solo un istante, una finzione, o peggio una fantasia utopistica.
      Quando Doisneau dice di voler mostrare un mondo “dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere” significa che non l’aveva (mi auguro che in seguito le cose siano cambiate) trovata e ha dovuto immaginarla.
      La mia questione era nel dilemma che ha evidenziato “Amor et omnia” nel suo commento.
      Grazie mille per aver commentato! E per aver aggiunto un mattone in più alla mia speranza.. 😉

  4. Porca paletta… già io tendevo al cinico depresso e ora…. dopo disney… ora Doisneau…
    vado a uccidermi con la nutella!

    (Perdona l’ironia, mi piace il tuo post e quello che dici, ma questo malefico istinto alla battuta e all’ironia e la scusa sempre pronta per la nutella prende sempre il sopravvento)

    • Fantastico! Allora possiamo confrontarci sulle rispettive vedute al vetriolo! Ma non sulla nutella perché non sono un’amante..(SACRILEGIO, lo so) 🙂

      (Ci mancherebbe che debba perdonare l’ironia! E’ sempre gradita e benvenuta, come te del resto! :D)

Secondo me....

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